Guerra in Medio Oriente

Sfollata in Egitto, la karateka di Gaza sogna di rappresentare la Palestina

Sfollata in Egitto, la karateka di Gaza sogna di rappresentare la Palestina AFP Video
Mais Elbostami si allena al Cairo con istruttori locali. Vuole migliorare la tecnica e sogna i tornei internazionali: "Lo faccio per il mio Paese, per i martiri e i feriti, è una responsabilità nazionale"

Quando scoppiò la guerra a Gaza Mais Elbostami aveva appena vinto un campionato locale di Karate. Oggi vive vicino al Cairo e, nonostante i traumi, nutre ancora l'ambizione di issare la bandiera palestinese nelle competizioni internazionali.

Il 6 ottobre 2023, giorno prima della strage di Hamas in Israele, aveva partecipato a un torneo "in cui sono stata incoronata prima vicecampionessa", racconta la giovane 18enne all'AFP.  All'epoca viveva nel nord di Gaza e la sua vittoria l'aveva qualificata per il campionato nazionale che avrebbe riunito atleti di Gaza e della Cisgiordania.

Ma la guerra è passata di lì: “Siamo fuggiti di casa senza prendere nulla, neanche un ricordo”, confida Mais Elbostami. Per oltre sei mesi si è spostata da un luogo all’altro all’interno del territorio palestinese assediato, dove “non esiste un posto sicuro”. E nell'inferno dei trasferimenti, "ogni ora che passa ti fa invecchiare di un anno".

“Durante i primi dieci giorni ho perso il mio allenatore Jamal al-Khairi e sua nipote che si allenava con me”, racconta la giovane. Quando è arrivata nella capitale egiziana ad aprile, con la sua famiglia, aveva due cose in mente: avere notizie dei suoi cari rimasti a Gaza e riprendere gli allenamenti. 

Così ha parlato con un allenatore della squadra palestinese, che l'ha messa in contatto con i colleghi egiziani: “Mi hanno adottato appena arrivata e mi stanno aiutando a migliorare la mia tecnica per poter partecipare ai tornei”. A cominciare dal campionato nazionale egiziano in programma ad agosto, al quale intende prendere parte.

"A volte, le immagini della guerra (...) dei nostri viaggi e dei bombardamenti prendono il sopravvento. E smetto di allenarmi", dice commossa. Nonostante i pericoli, sogna di issare la bandiera palestinese nei tornei mondiali. “Ogni volta che rappresento la Palestina, lo faccio per il mio Paese, per i martiri e i feriti, è una responsabilità nazionale”.