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MONDO

Loggia della Basilica di San Pietro

Benedizione Urbi et Orbi, il messaggio di Papa Francesco: "Siamo tutti fratelli"

Dopo la benedizione Urbi et Orbi, Papa Francesco si è rivolto ai pellegrini (circa 100 mila) che gremivano piazza San Pietro, piazza Pio XII e parte di via della Conciliazione: "Rinnovo i miei auguri di buon Natale a tutti noi, vi ringrazio per la vostra presenza, il Natale  favorisca lo spirito di collaborazione per il bene comune"

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"Come i pastori, accorsi per primi alla grotta, restiamo stupiti davanti al segno che Dio ci ha dato: 'Un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia'. In silenzio, ci inginocchiamo, e adoriamo. E che cosa ci dice quel Bambino, nato per noi dalla Vergine Maria? Qual è il messaggio universale del Natale? Ci dice che Dio è Padre buono e noi siamo tutti fratelli. Questa verità sta alla base della visione cristiana dell'umanità", ha detto Papa Francesco nel Messaggio di Natale pronunciato dalla Loggia della Basilica di San Pietro.

"Senza la fraternità che Gesù Cristo ci ha donato, i nostri sforzi per un mondo più giusto - ha gridato Francesco -hanno il fiato corto, e anche i migliori progetti rischiano di diventare strutture senz'anima". "Per questo - ha spiegato -  il mio augurio di buon Natale è un augurio di fraternità. Fraternità tra persone di ogni nazione e cultura. Fraternità tra persone di idee diverse, ma capaci di rispettarsi e di ascoltare l'altro. Fraternità tra persone di diverse religioni", ha detto il Papa.

Dopo la benedizione Urbi et Orbi, Papa Francesco si è rivolto ai pellegrini (circa 100 mila) che gremivano piazza San Pietro, piazza Pio XII e parte di via della Conciliazione: "Rinnovo i miei auguri di buon Natale a tutti noi, vi ringrazio per la vostra presenza, il Natale  favorisca lo spirito di collaborazione per il bene comune". 

 "La salvezza passa attraverso l'amore, l'accoglienza"
"Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio a tutti coloro che lo cercano. E il volto di Dio si è manifestato in un volto umano concreto. Non è apparso in un angelo, ma in un uomo, nato in un tempo e in un luogo. E così, con la sua incarnazione, il Figlio di Dio ci indica che la salvezza passa attraverso l'amore, l'accoglienza, il rispetto per questa nostra povera umanità che tutti condividiamo in una grande varietà di etnie, di lingue, di culture, ma tutti fratelli in umanità!".

"Le differenze sono una ricchezza"
Secondo il Papa, "allora le nostre differenze non sono un danno o un pericolo, sono una ricchezza. Come per un artista che vuole fare un mosaico: è meglio avere a disposizione tessere di molti colori, piuttosto che di pochi! L'esperienza della famiglia ce lo insegna: tra fratelli e sorelle siamo diversi l'uno dall'altro, e non sempre andiamo d'accordo, ma c'è un legame indissolubile che ci lega e l'amore dei genitori ci aiuta a volerci bene". "Lo stesso - ha insistito Francesco - vale per la famiglia umana, ma qui è Dio il genitore, il fondamento e la forza della nostra fraternità".  

Papa Francesco prega per la pace tra israeliani e palestinesi, le altre aree di crisi nel mondo
"Questo Natale ci faccia riscoprire i legami di fraternità che ci uniscono come esseri umani e legano tutti i popoli". Papa Francesco ha pregato così ad alta voce prima di impartire la benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia della Basilica di San Pietro. Come ogni anno il Pontefice ha passato in rassegna le aree di crisi, invocando soluzioni pacifiche basate sul dialogo e la comprensione tra le parti.

Per Israeliani e Palestinesi ha chiesto che si possa "riprendere il dialogo e intraprendere un cammino di pace che ponga fine a un conflitto che da più di settant'anni lacera la Terra scelta dal Signore per mostrare il suo volto d'amore. Il Bambino Gesù permetta all'amata e martoriata Siria di ritrovare la fraternita' dopo questi lunghi anni di guerra". "La Comunità internazionale - ha scandito -  si adoperi decisamente per una soluzione politica che accantoni le divisioni e gli interessi di parte, così che il popolo siriano, specialmente quanti hanno dovuto lasciare le proprie terre e cercare rifugio altrove, possa tornare a vivere in pace nella propria patria".

"Penso - ha continuato il Papa - allo Yemen, con la speranza che la tregua mediata dalla Comunità internazionale possa finalmente portare sollievo ai tanti bambini e alle popolazioni stremate dalla guerra e dalla carestia. Penso poi all'Africa, dove milioni di persone sono rifugiate o sfollate e necessitano di assistenza umanitaria e di sicurezza alimentare. Il Divino Bambino, Re della pace, faccia tacere le armi e sorgere un'alba nuova di fraternità in tutto il continente, benedicendo gli sforzi di quanti si adoperano per favorire percorsi di riconciliazione a livello politico e sociale". 

Francesco ha pregato poi che "il Natale rinsaldi i vincoli fraterni che uniscono la Penisola coreana e consenta di proseguire il cammino di avvicinamento intrapreso e di giungere a soluzioni condivise che assicurino a tutti sviluppo e benessere".

"Questo tempo di benedizione consenta al Venezuela - ha invocato ancora - di ritrovare la concordia e a tutte le componenti sociali di lavorare fraternamente per lo sviluppo del Paese e per assistere le fasce più deboli della popolazione. Il Signore che nasce porti sollievo all'amata Ucraina, ansiosa di riconquistare una pace duratura che tarda a venire. Solo con la pace, rispettosa dei diritti di ogni nazione, il Paese può riprendersi dalle sofferenze subite e ristabilire condizioni di vita dignitose per i propri cittadini. Sono vicino alle comunità cristiane di quella Regione, e prego che si possano tessere rapporti di fraternità e di amicizia".   

"Davanti al Bambino Gesù - ha chiesto ancora Francesco - si riscoprano fratelli gli abitanti del caro Nicaragua, affinché non prevalgano le divisioni e le discordie, ma tutti si adoperino per favorire la riconciliazione e costruire insieme il futuro del Paese". Desidero ricordare - ha poi aggiunto -  i popoli che subiscono colonizzazioni ideologiche, culturali ed economiche vedendo lacerata la loro libertà e la loro identità, e che soffrono per la fame e la mancanza di servizi educativi e sanitari".

"Un pensiero particolare - ha quindi concluso Francesco - va ai nostri fratelli e sorelle che festeggiano la Natività del Signore in contesti difficili, per non dire ostili, specialmente là dove la comunità cristiana è una minoranza, talvolta vulnerabile o non considerata. Il Signore doni a loro e a tutte le minoranze di vivere in pace e di veder riconosciuti i propri diritti, soprattutto la libertà religiosa. Il Bambino piccolo e infreddolito che contempliamo oggi nella mangiatoia protegga tutti i bambini della terra ed ogni persona fragile, indifesa e scartata. Che tutti possiamo ricevere pace e conforto dalla nascita del Salvatore e, sentendoci amati dall'unico Padre celeste, ritrovarci e vivere come fratelli!" .