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ITALIA

Cgil: in Puglia 59% aziende irregolari ai controlli

Sei anni fa l'addio a Paola Clemente, morta di fatica nei campi ad Andria

È stata intitolata a Paola Clemente una sala della Cgil Puglia a Bari. La bracciante morta di fatica mentre lavorava è diventata simbolo della piaga del caporalato che va da nord a sud

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"Bisogna sempre denunciare, non restare chiusi nel dolore ma combattere perché queste cose non avvengano più”. Stefano Arcuri parla così per ricordare esattamente 6 anni fa la morte della moglie Paola Clementi. Paola era una  bracciante agricola morta di fatica mentre era al lavoro nei campi ad Andria. Lavorava 12 ore al giorno, per 27 euro.

Le  condizioni di lavoro
“C'è bisogno della lotta da parte di tutti affinché queste forme di sfruttamento vengano debellate". Secondo il marito di Paola "da allora la situazione non è molto cambiata, è vero che sono stati fatti dei passi avanti con una legge, ma secondo me c'è bisogno di più controllo, perché purtroppo lo sfruttamento continua. Abbiamo visto l'ultima morte a Brindisi. E' buono che alcuni sindaci e la Regione Puglia abbiano preso la decisione di proibire il lavoro nei campi nelle ore più calde, almeno quando ci sono 40 gradi, perché – spiega il marito di Paola, anche lui bracciante - è impossibile lavorare nei tendoni a quelle temperature, perché sono completamente chiusi. Paola quando usciva dai tendoni aveva brividi di freddo perché c'è una differenza di almeno dieci gradi tra l'esterno e l'interno, dove si possono raggiungere anche i 50 gradi. E poi lo sbalzo termico forma sui tendoni delle pozze d'acqua, che se non stai attendo mentre lavori all'acinellatura rischi di farti una doccia che non è solo acqua, ma contiene anche tutti i veleni che vengono messi sull'uva”. Tutti veleni, racconta ancora Stefano Arcuri, che finiscono addosso. Paola quando tornava faceva la doccia due o tre volte per togliere quell'odore dalla pelle.Ora, Stefano aspetta giustizia e che le istituzioni siano al suo fianco in questa battaglia.

L’analisi dei sindacati: irregolari 59% imprese agricole della Puglia controllate
Il 59% delle imprese agricole pugliesi controllate nel 2020 sono risultate irregolari, ben 688 sulle 1.167 controllate. A colpire sono il numero delle ispezioni molto basse: “Se leggiamo i dati delle ispezioni è talmente bassa la possibilità di ricevere un controllo – ha detto Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia - che a chi è senza scrupoli conviene agire nell'illegalità. L'ispettorato nazionale ha nel 2020 definito poco più di mille accertamenti, appena il 3% del totale delle aziende che operano nel settore primario (circa 37mila), e il 59% è risultato non in regola, con mille lavoratori coinvolti e la metà in nero". Per Antonio Gagliardi, segretario generale della Flai Cgil pugliese, "va rilanciato invece il confronto con istituzioni e imprese per far funzionare le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità". Sono 1.189 quelle iscritte alla Rete, dalle 707 della provincia di Bari alle 378 di Foggia e soltanto 5 in provincia di Lecce. "Poco - dice Gagliardi – per costruire assieme quella rete di servizi”. “La mobilitazione dei sindacati di categoria diede in quel momento una spinta decisiva verso la storica approvazione, nel 2016, della Legge 199 - ricorda il Segretario Generale Onofrio Rota - Una legge giusta, ancora oggi bisognosa di essere applicata in tutta la sua interezza, per dare gambe alla  prevenzione del caporalato e a un'agricoltura davvero pulita e libera  dagli speculatori''.