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ITALIA

A 16 anni in giro armato nei vicoli del clan nel Napoletano

Il minorenne bloccato da carabinieri di Torre Annunziata, dopo che non si era fermato all'alt mentre era su uno scooter. Alla cintura una semiautomatica 7,65 rubata. A Forcella i funerali di Maikol: 'Vittima innocente'. A Melito un giovane inseguito e ucciso davanti al bar. Bassolino: 'Napoli in guerra'.

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Il funerale di Maikol, ucciso a 27 anni nel corso di una sparatoria nell'ultima notte dell'anno; un 16enne, pistola con colpo in canna in giro su uno scooter nei vicoli del clan; un giovane 24enne ucciso in un bar davanti ai clienti a Melito. Napoli e provincia raccontano così la vita dei giovani, minorenni e non. Con una vittima che il quartiere definisce 'innocente', con un ragazzino che sembra già quasi un boss, con il morto ammazzato rincorso dai sicari tra tante persone.
   
É a Torre Annunziata (Napoli), nel quartier generale del clan Gionta, che i carabinieri hanno bloccato il 16enne. Volto
coperto da casco e scaldacollo, incensurato, era alla guida di un potente Sh 300, senza aver mai conseguito la patente. Girava di notte, lì dove il clan la fa da padrone. E girava armato, con una pistola nella cintola, con un colpo in canna e cinque cartucce nel caricatore. Un'arma pronta all'uso, insomma. Non si è fermato all'alt del militari, ha tentato la fuga nel dedalo dei vicoli. Ma è stato bloccato ed ora è nel Centro di prima accoglienza di Napoli sul viale dei Colli Aminei, a disposizione dell'autorità giudiziaria minorile.
   
Ma non basta. L'anno si apre con il primo morto ammazzato. Accade a Melito alle porte di Napoli. Un giovane 24enne, Luigi Di Rupo (precedenti per detenzione di armi, considerato vicino al clan Amato-Pagano), viene rincorso dai sicari; tenta la fuga, entra in un bar, il 'Royal' di Via Po, ma viene raggiunto e ferito a morte tra i clienti terrorizzati.
   
Altra storia nel cuore di Napoli, quartiere Forcella, lì dove Annalisa Durante rimase uccisa a soli 14 anni. Anche quella volta ci fu una sparatoria e anche questa volta la famiglia del 27enne, la gente del quartiere, parla di una ennesima vittima innocente. Oggi don Luigi, ai funerali di Maikol Giuseppe Russo, lo ha ripetuto più volte: "É una vittima innocente, come altri, come troppi. Dobbiamo aprire gli occhi stanchi e bagnati dalla morte di troppi innocenti. Ci sentiamo in pericolo, abbiamo paura qui come in altri quartieri". La morte di Maikol è molto simile a quella di un altro ragazzo Genny Cesarano, ucciso a 17 anni nel quartiere Sanità; oggi c'era anche il suo papà ai funerali. Anche allora, lo scorso mese di settembre, ci fu una sparatoria. O meglio una 'stesa', raid in motocicletta che gruppi di giovanissimi appartenenti a clan in lotta stanno mettendo in atto nei quartieri della città. Anche loro ragazzi, quelli che sparano, spesso a volte finanche minorenni.
   
Dalla notte del 31 dicembre, quando ai primi botti si sono mischiati colpi di arma da fuoco, la gente di Forcella non fa che ripetere che Maikol "con la camorra non c'entra proprio nulla". Lo hanno detto oggi, davanti alla chiesa, e lo hanno scritto anche ieri, su striscioni appesi come lenzuola ai balconi di uno dei quartieri-anima di Napoli.
   
"Ci saremo con discrezione anche in questo caso come ci siamo stati per Cesarano, per Galletti, per Bifolco. Tutti insieme istituzioni, parroci, associazioni dobbiamo dare segnali, punti di riferimento" ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ha aggiunto: "La nostra speranza è che i segnali che tutti noi stiamo lanciando siano raccolti da chi non ha ancora scelto per sempre il crimine". E l'assessore comunale ai Giovani, Alessandra Clemente, incontra, a conclusione dei funerali, i familiari, gli amici, le persone del quartiere.
   
"A Napoli si muore e si vive per errore, tutti si preoccupano ma nessuno se ne occupa veramente dei giovani" sostiene la deputata Luisa Bossa, Pd, componente della Commissione parlamentare Antimafia. "Napoli è in guerra con se stessa e dentro se stessa. Dobbiamo guardare in faccia la realtà e reagire. Guai ad assuefarsi. È in gioco il nostro futuro", ha esorta su Fb Antonio Bassolino, già sindaco, già governatore, oggi in corsa per la poltrona di primo cittadino. Ha chiesto l'attivazione delle telecamere nelle zone a rischio, invece, Gianni Lettieri, imprenditore e anche lui aspirante sindaco di Napoli: "L'attuale amministrazione agisca per una volta solo per il bene dei napoletani".