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MONDO

Il giallo inizia l'8 marzo scorso

Aereo Malaysia Airlines: a un mese dalla scomparsa resta il mistero

Continuano ininterrottamente le ricerche. La speranza è che si riescano a trovare le scatole nere per far luce sull'accaduto. Tanti gli indizi emersi in questi 30 giorni ma poche le certezze in quello che è uno dei più grandi misteri dell'aviazione

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E’ l’8 marzo scorso quando, 41 minuti dopo la mezzanotte (ora locale), un Boeing 777 della Malaysia Airlines decolla da Kuala Lumpur per dirigersi a Pechino. A bordo 239 persone, la maggior parte di nazionalità cinese. Ma il volo non giungerà mai a destinazione e la sua scomparsa, a un mese di distanza, è ancora avvolta dal mistero. 

Il cambio di rotta e l'interruzione delle comunicazioni
Il giallo ha inizio all’1.09 di notte, quando qualcuno pre-programma una virata a ovest, fuori dalla rotta stabilita, inserendo nuove coordinate. Dieci minuti più tardi, all’1.19, c’è l’ultimo contatto con il personale a bordo: una voce, probabilmente quella del co-pilota, dice che va tutto bene e augura buonanotte. Dopo due minuti il transponder che dialoga con il radar smette di funzionare, forse spento volontariamente da qualcuno. Alle 2.40 un radar malese segnala il Boeing vicino all’isola di Pulau Perak, diretto a ovest sullo Stretto di Malacca. Alle 8.11 un satellite riceve l'ultimo segnale, che potrebbe però arrivare da un’area vastissima, che va dall’Asia centrale all’Australia. 

Le ricerche
Per trovare l’aereo scomparso vengono mobilitati mezzi da 25 Paesi. Le ricerche si concentrano inizialmente sul tratto di mare che separa Malesia e Vietnam. Poi, con l’emergere di nuovi elementi, vengono estese ad un’area sempre più ampia: migliaia di chilometri quadrati controllati senza successo. Resta il mistero su come sia possibile che un aereo di linea possa scomparire dagli schermi dei radar civili e militari per così tanto tempo e in una zona così vasta. Comunque la pista che appare più concreta sposta l’attenzione sull’Oceano Indiano meridionale, a circa 2500 km a sud ovest della città australiana di Perth. Lì alcuni satelliti australiani individuano oggetti galleggianti. Ma non arriva nessuna conferma ufficiale che appartengano al Boeing scomparso.
 
Le ipotesi
Tante le ipotesi su quello che diventa uno dei più grandi misteri dell’aviazione. Quella dell'esplosione in volo passa presto in secondo piano a causa dei segnali ricevuti dopo le ultime comunicazioni con i piloti. Ma gli investigatori non escludono nessuno scenario. Quelli che appaiono più plausibili sono tre: un dirottamento, una crisi di estrema gravità durante il volo che abbia lasciato l’equipaggio incapace di agire mentre l’aereo volava con il pilota automatico per ore fino ad esaurire il carburante e precipitare, oppure un sabotaggio da parte dei piloti.
 
Il simulatore di volo trovato in casa del pilota
A rafforzare quest’ultima ipotesi, il ritrovamento nella casa del pilota, Zaharie Ahmad Shahdi, di un simulatore di volo con dei dati cancellati. Ma la polizia fa sapere che dall’apparecchiatura non emerge alcun elemento sospetto. La parola passa agli esperti dell’ Fbi che devono analizzare il disco da cui sono stati cancellati i dati.
 
Gli ultimi 54 minuti del volo
Emergono intanto nuove indiscrezioni sulla scomparsa dell’aereo, con la pubblicazione da parte del Daily Telegraph della trascrizione degli ultimi 54 minuti di volo. Gli esperti giudicano le comunicazioni "del tutto di routine" tranne che per due passaggi. Il primo: il co-pilota del Boeing 777 della Malaysian Airlines comunica due volte, a distanza di sei minuti, alla torre di controllo l'altitudine di 35mila piedi (10.600 metri) a cui si trovava l'aereo. Il secondo dato anomalo che emerge dalle registrazioni, il quale potrebbe dimostrare che la scomparsa dell'aereo sia stata intenzionale, è che la brusca virata verso ovest sia stata eseguita durante il passaggio di consegne dai controllori del traffico aereo di Kuala Lumpur a quelli di Ho Chi Minh City, all'1:19, quando il co-pilota saluta dicendo "Tutto ok, buonanotte". "Se avessi avuto l'intenzione di rubare l'aereo, quello sarebbe stato il momento giusto in cui lo avrei fatto", ha spiegato un ex pilota della British Airways che per anni ha volato su Boeing 777. "Potrebbe esserci un breve spazio morto tra i controlli del traffico, quello era l'unico momento in cui l'aereo forse poteva non essere visto da terra" ha sottolineato l'ex comandante.
 
La conferma del premier malese: l’aereo è precipitato

"L'aereo scomparso lo scorso 8 marzo è precipitato nel sud dell'Oceano Indiano". La conferma arriva il 24 marzo dal primo ministro malese Najib Razak. "Con profonda tristezza e dispiacere, vi devo informare che, secondo nuovi dati, il volo MH370 è finito nel sud dell'Oceano Indiano" ha detto Najib, citando nuovi calcoli basati sui dati forniti da un sistema satellitare per appurare la rotta tenuta dal Boeing dopo aver perso i contatti con la torre di controllo. Esplode la rabbia dei familiari.

Le ricerche si spostano nuovamente
Le operazioni di ricerca si spostano 1.100 chilometri a nordest della zona delle ricerche precedenti, a seguito dell'emergere di "una nuova pista credibile". Lo annunciano le autorità australiane il 28 marzo. La nuova area è di circa 319 mila chilometri quadrati ed è a circa 1850 chilometri a ovest di Perth, in Australia.
 
Si cercano le scatole nere
Una possibile svolta nelle ricerche potrebbe arrivare dai segnali acustici provenienti dal fondo marino captati dalla navale australiana Ocean Shield. La speranza è che siano quelli delle scatole nere dell’aereo scomparso. Una volta che i segnali saranno più precisamente localizzati, un veicolo sottomarino, verrà inviato sul fondale alla ricerca del relitto. Ma, secondo le autorità australiane, potrebbero volerci ancora alcuni giorni.