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MONDO

Trovati resti in mare, forse del Boeing 777

Aereo Malaysia Airline scomparso: potrebbe essersi disintegrato in volo

Potrebbe essere esploso quando volava a 11mila metri di quota. Le autorità vietnamite hanno trovato frammenti in mare forse appartenenti al  velivolo della Malaysia Airlines. Prende quota anche l'ipotesi terrorismo: l'intelligence avrebbe trovato i filmati che mostrano due sospetti salire a bordo con i documenti falsi appartenenti all'italiano Maraldi e a un austriaco di 30 anni

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Le ricerche dell'aereo scomparso tra la Malesia e il Vietnam
Kuala Lumpur
Si sarebbe disintegrato in volo il Boeing 777 della Malaysia Airlines scomparso dai radar sabato scorso mentre volava da Kuala Lumpur diretto a Pechino con 239 persone a bordo. Questo è il risultato delle indagini preliminari sull'MH370 svanito nel nulla a 35.000 piedi di altezza. Poco fa le autorità di Hanoi hanno individuato dei frammenti in mare che potrebbero appartenere all'aereo scomparso. Forse un pezzo di una porta interna del velivolo e parte di una coda dell'aereo. Galleggiano a circa 50 miglia a sud-sud ovest di Tho Chu Island, nel tratto di mare dove si pensa si trovi il relitto. Sabato, sempre in quell'aerea, era stata individuata una chiazza di carburante, lunga circa 15-20 km al largo della costa vietnamita.

Disintegrato in volo
Secondo la fonte investigativa, che chiede di rimanere anonima, l'ipotesi dell'aereo disintegrato in volo sembra plausibile: se fosse precipitato da un'altezza simile, distruggendosi solo al momento dell'impatto con l'acqua, in quel tratto di mare si sarebbe trovata una vasta concentrazione di detriti. Cosa che invece non è avvenuta. Quanto alla possibilità di un'esplosione - per esempio una bomba - la fonte ha detto che non c'è ancora alcuna prova di sabotaggio e che il velivolo potrebbe anche essersi rotto per problemi meccanici. 

Il mistero dei passaporti falsi
Certo, in questo caso i piloti avrebbero avuto almeno il tempo di lanciare un "mayday", un segnale d'allarme alla torre di controllo, cosa che invece non è avvenuta. Ad avvalorare il timore di un attentato c'è anche il giallo dei due passeggeri imbarcatisi con documenti rubati (quello dell'italiano Luigi Maraldi, 37 anni e Christian Kozel, austiaco, 30 anni): erano in possesso di biglietti con numerazione consecutiva, acquistati il 6 marzo, cioè il giorno precedente alla partenza da Kuala Lampur e diretti a Pechino. Significa che i due hanno fatto il check in uno dopo l'altro, viaggiando insieme pur senza conoscersi.

Inversione di rotta?
L'altra stranezza, è ipotesi dell'areonautica malese: prima di scomparire il velivolo avrebbe invertito la rotta. Lo rivela il generale dell'aeronautica malese Rodzali Daud, dopo aver analizzato i tracciati. L'amministratore delegato della compagnia aerea, Ahmad Jauhari Yahya, ha però spiegato che la strumentazione di bordo del Boeing 777, in caso di inversione di rotta, avrebbe dovuto inviare in automatico una segnalazione di allarme.

Filmati mostrano i due sospetti con i passaporti falsi
Intanto l'intelligence ha rivelato di essere entrata in possesso di filmati che riprenderebbero i due sospetti con i passaporti falsi. L'intelligence internazionale è ora al lavoro per esaminarne i contenuti e capire chi abbia utilizzato i due passaporti falsi, austriaco e italiano, per salire a bordo dell'aereo Malaysia Airlines.

I passaporti sospetti nel database dell'Interpol
L'Interpol ha confermato che almeno due passaporti (quello del 37enne italiano e del 30enne austriaco) usati dai passeggeri per salire a bordo del Boeing 777 erano registrati come "rubati" nel suo database. I due documenti, trafugati rispettivamente nel 2012 e nel 2013 in Thailandia, erano stati aggiunti all'elenco creato dopo gli attentati dell'11 settembre per migliorare la sicurezza, ma nessuna compagnia aveva fatto alcun controllo al riguardo. 

Il caso dell'italiano: "Ecco come rubarono il mio passaporto"
Luigi Maraldi, italiano di 37 anni, non si trovava a bordo del Boeing 777. Nè lui, nè l'austriaco sono mai saliti su quel volo. Il passaporto era stato rubato in Thailandia. Maraldi racconta di aver lasciato il passaporto come garanzia per affittare uno scooter a Phuket, e al suo ritorno, la donna che gestiva il negozio disse che a prendere il documento era stato un uomo italiano che aveva raccontato di essere suo "marito". Il furto è avvenuto il 22 luglio dell'anno scorso e la denuncia di smarrimento il 25. Con un documento temporaneo, è riuscito a tornare in Italia il 3 agosto 2013. "Non ho molto altro da aggiungere, non vivo a Phuket, vengo qui solo come turista", ha spiegato Maraldi, che tornerà in Italia il 15 marzo, dopo due settimane di vacanza.