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MONDO

La Mecca

Arabia Saudita, donna accusata di omicidio decapitata pubblicamente con una spada

L'esecuzione viene ripresa e postata sui social network

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L'esecuzione della donna
di Carlotta Macerollo
L'Arabia Saudita torna al centro delle polemiche internazionali dopo la condanna a mille frustate (non più di 50 per sessione, secondo il provvedimento) e a 10 anni di carcere al blogger Raif Badawi anche se oggi la fustigazione è stata rimandata per motivi di salute dell'uomo. Lunedì scorso, ma la notizia emerge solo adesso, Laila Bint Abdul Muttalib Basim, una donna accusata di aver ucciso e torturato la sua figliastra di 7 anni, è stata uccisa pubblicamente gridando la sua innocenza fino a quando il boia l'ha decapitata con una lunga spada.

Il video sui social network e le polemiche
L'esecuzione è stata particolarmente brutale: la donna, che urlava disperata, è stata trascinata in strada e costretta a terra da quattro agenti di polizia e quindi decapitata. La sua morte è stata ripresa dalle telecamere di qualche telefonino e il video subito postato su Youtube. I filmati che hanno documentato l'esecuzione sono stati ripetutamente pubblicati e rimossi dai social network, dove intanto hanno sollevato numerose polemiche e reazioni inorridite. 

Esecuzioni in aumento nel Paese
Il 2015 in Arabia Saudita era già iniziato con una decapitazione, il primo gennaio, di un uomo condannato per narcotraffico e contrabbando di hashish. Nel Paese reati come stupro, assassinio, apostasia, traffico di stupefacenti e rapina a mano armata sono tutti passibili di condanna a morte. Nonostante gli appelli delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, Riyad  ha accelerato le esecuzioni: nel 2013 erano state 78, sono salite a 87 nell'anno che si è da poco concluso.

La storia del blogger Raif Badawi
Intanto, secondo Amnesty International, l'Arabia Saudita avrebbe posticipato la fustigazione dell'attivista e blogger Raif Badawi per motivi di salute. Badawi aveva ricevuto cinquanta frustate in pubblico a Jeddah il 12 gennaio e doveva riceverne altrettante oggi. La sua condanna a ricevere mille frustate, a dieci anni di carcere e a pagare una multa di un milione di riyal (266mila dollari) aveva sollevato le critiche di molti paesi e organizzazioni internazionali. Badawi, che nel 2008 aveva fondato il sito indipendente "Free saudi liberals", è stato arrestato nel giugno 2013 per oltraggio, crimini informatici e per aver disobbedito a suo padre.

L'appello di Amnesty
Amnesty International Italia ha promosso un appello online e ogni giovedì manifesterà di fronte all'ambasciata dell'Arabia Saudita a Roma per chiedere la liberazione di Badawi, che l'organizzazione per i diritti umani considera un prigioniero di coscienza.