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POLITICA

Governo fino al 2018 e congresso che sia vero

Assemblea Pd, Epifani: "Renzi tira dritto, si aprirà riflessione che porterà a una scelta"

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"I tre candidati, i tre compagni e amici che si sono dichiarati intenzionati a sfidare il segretario del congresso hanno tutti e tre detto che non ci son le condizioni per una contendibilità equa", ha detto Guglielmo Epifani all'assemblea del Partito Democratico. "Quindi bisogna fermarsi, e se fossi stato io il segretario, avrei chiamato i tre candidati e con loro avrei discusso per trovare una soluzione al problema. Se la contendibilità non è equa è chiaro che il congresso nasce con il piede sbagliato", ha aggiunto Epifani.

"Il segretario mi pare determinato a tirare dritto sulla sua posizione. Mi sembra un errore, un segretario deve avere la capacità di guardarsi dentro con la comunità che rappresenta e cercare di superare le difficoltà . Se questo viene meno, è chiaro che per molti si aprirà una riflessione che poi porterà a una scelta". Epifani ha poi spiegato così la richiesta del congresso arrivata prima della direzione di lunedì 13 febbraio.    

"Non mi piace la parola ricatto: non va mai usata. La parola scissione non mi appartiene, ma per stare dentro un partito ci vuole rispetto, per tutti", ha poi continuato Epifani riferendosi alla relazione di Matteo Renzi in apertura dell'assemblea. Epifani si è poi soffermato sui provvedimenti che hanno visto critica la minoranza del partito: "Quando ti fa sciopero il 60 per cento della categoria, lo sciopero più partecipato della storia della scuola, devi farti delle domande". E, sulla legge elettorale: "Non bisognava aspettare la consulta per capire che c'era qualcosa che non andava in quella legge elettorale. Non è la stessa cosa eleggere un sindaco, un consiglio comunale e un Parlamento. Perche' in parlamento vanno rappresentate tutte le sensibilità politiche e sociali. Tu consentivi a chi prendeva il 20 per cento di governare. Quando lo abbiamo detto ci siamo sentiti cheidere la fiducia Questa è la verità. Questa è stata
l'unica fiducia sulle 60 che io e altri non abbiamo votato".

Sul referendum riguardante le trivellazioni:  "C'era proprio bisogno di dire che era meglio non andare a votare il giorno del referendum sulle trivelle? Anche perché era stato chiesto da cinque consiglio regionali, istituzioni democratiche del Paese". Infine il tema delle tasse: "partire dall'impresa, passare dalle case, e per ultimo lasciare il lavoro. Mi fa venire qualche perplessità. Temevo che se si facessero prima le altre cose, arrivavamo al punto di non avere le risorse per fare la riduzione dell'Irpef. Sono preoccupazioni che reggono oggi? E' proprio tanto di sinistra togliere l'imposta sulla prima casa anche a chi la può pagare e in gran parte d'Europa la pagano?". 

Governo fino al 2018 e congresso che sia vero
"Prima delle elezioni, come è giusto che sia sempre, abbiamo chiesto di fare un congresso. Perché sembrava che si andasse rapidamente a elezioni. Da questo punto di vista, usiamo la legislatura per correggere nel rapporto con i giovani, con la scuola. E poi un congresso che abbia le caratteristiche di un congresso. Quando ho fatto il congresso del 2013 mi sono reso conto che la fase del voto prevale su quella della discussione". Per Epifani, dunque, è "una forzatura non condivisibile scegliere in direzione data del voto e anche, in qualche modo, le regole. Perché le regole vanno fissate dalla commissione, non un ordine del giorno della direzione. Questo non avviene da nessuna parte. Quelle regole non sono un modo per 'seppellire la minoranza', come un virgolettato poi smentito spiegava. Quando si fanno le regole di un congresso bisogna sforzarsi di farlo con il consenso di tutti".

"Ho votato Renzi con sofferenza, ora andati troppo oltre"
"Non ho mai usato toni critici nei confronti di qualcuno e sono tra coloro che tre anni fa scelsero con grande sofferenza di votare Matteo Renzi a guida del Pd - ero molto amico di Enrico Letta -, ma dopo quella scelta troppe cose non mi tornavano. Come il Jobs act, che è andato troppo oltre rispetto alla mia esperienza". Così Guglielmo Epifani intervenendo nell'assemblea Pd.  "Arrivati a questo punto cosa facciamo dopo la sconfitta forte al referendum? La prima cosa è dare al governo la possibilita' di finire la legislatura perche' e' giusto cosi', perche' abbiamo la maggioranza per governare e abbiamo il dovere di farlo. Certo ci sono problemi ma pensiamo che ci rafforzi il timore di andare al voto per fare la legge di stabilita'? Pensate che non sia il caso di cambiare?",  dice l'ex segretario del Pd parlando in assemblea in rappresentanza dei delegati che fanno capo ai tre candidati della minoranza Pd Roberto Speranza, Michele Emiliano ed Enrico Rossi.
"E' chiaro che il governo si sente a termine e con un governo a termine non riusciamo a fare le correzioni di linea che dobbiamo. Serve poi una conferenza programmatica del partito. E naturalmente il congresso, prima delle elezioni, com'e' giusto che si faccia sempre. Molti negli scorsi mesi avevano chiesto il congresso perche' prima delle elezioni era ovvio si facesse", sottolinea. "Se le cose si reggono, e' necessario terminare la legislatura, usarla per correggere il rapporto con i giovani, con la poverta', scuola, ambiente, e poi fare un congresso che sia un congresso".