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MONDO

Rafforzate le misure di sicurezza

Attentati di Parigi 2015, inizia maxi processo: 20 imputati, unico superstite dei commando Abdeslam

L'apertura del processo da parte del giudice che presiede, Jean-Louis Peries, avvenuta nel vecchio edificio del Palazzo di Giustizia a poche centinaia di metri dalla cattedrale di Notre Dame, ha presentato 14 imputati, fra questi l'unico dei 10 kamikaze dei commando che è sopravvissuto

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 La mia "ambizione è quella di diventare un combattente per lo Stato islamico", ha dichiarato Salah Abdeslam, imputato chiave nel processo aperto a Parigi sugli attentati del 13 novembre 2015. Gli imputati sono stati chiamati in ordine alfabetico. Abdeslam è stato il primo, gli è stato chiesto di identificarsi e la sua professione. Gli imputati sono stati condotti uno ad uno in una teca di vetro al lato dell'aula, circondati da ufficiali armati.  

"Non c'è "altro Dio all'infuori Allah": queste le prime parole pronunciate davanti alla corte di Parigi dal franco-marocchino, Salah Abdeslam, principale imputato nello storico processo. A Salah Abdeslam, unico superstite del commando che mise a segno i più tragici attentati mai perpetrati sul suo francese spezzando la vita di 130 innocenti, era stato chiesto dalla corte d'Assise Speciale presieduta da Jean-Louis Periés di declinare la sua identità, quella dei genitori e la sua professione.

"Innanzitutto voglio testimoniare che non c'è altro Dio all'infuori di Allah e che Maometto è il suo messaggero", ha dichiarato Salah Abdeslam che, installato nel box degli imputati, indossa una maglietta nera, una grande barba nascosta dietro una mascherina e lunghi capelli pettinati all'indietro. Interrogato sull'identità dei suoi genitori e sulla sua professione, ha risposto: "Mi chiamo Abdeslam Salah. I nomi di mio padre e di mia madre non hanno niente a che vedere qui. Ho rinunciato a ogni professione per diventare un combattente dello Stato Islamico".

Hollande: testimonierò per le vittime
L'ex presidente francese, Francois Hollande, in carica al momento degli attentati del novembre 2015 a Parigi, ha fatto sapere che parlerà "non per il bene della politica francese, ma per le vittime degli attacchi". Hollande ha riferito di aver sentito in modo intenso il peso della responsabilità quella notte e per i giorni e le settimane successivi all'attacco.

Da novembre a dicembre testimonieranno al maxi processo molti funzionari tra cui proprio Hollande. L'ex presidente si trovava allo Stade de France al momento dell'attacco ed è stato suo l'ordine finale dato alle forze speciali di polizia di sferrare l'assalto dentro il Bataclan.

Si apre processo storico
Si è aperto così a Parigi il maxi processo per i più gravi attentati terroristici mai perpetrati sul suolo francese, quelli del 13 novembre 2015 che insanguinarono la capitale con 130 morti innocenti (più i 7 attentatori), 350 feriti, traumatizzando la Francia e l'intera Europa. Il processo durerà 9 mesi. 

Dei responsabili di quell'azione, a lungo studiata e preparata fin nei minimi particolari da diversi commando, nella gabbia degli imputati ce ne saranno 20. Fra questi, l'unico superstite dei commando di affiliati all'Isis che agirono in quella notte di sangue, Salah Abdeslam. Nato il 15 settembre 1989 a Bruxelles, franco-marocchino, Salah Abdeslam era amico di infanzia di Abdelhamid Abaaoud, coordinatore di diversi attentati in Europa e capo operativo dei commando del 13 novembre. Il fratello maggiore di Salah, Brahim, morì facendosi esplodere davanti a una delle terrazze parigine su cui aprirono il fuoco gli attentatori il 13 novembre.

Per motivi che restano sconosciuti Salah Abdeslam abbandonò la sua cintura di esplosivo, rinunciando a immolarsi come gli altri membri del commando. Dal suo arresto è rimasto quasi sistematicamente in silenzio davanti ai giudici o durante il suo processo a Bruxelles nel 2018, dove è stato condannato a 20 anni per aver sparato agli agenti di polizia pochi giorni prima del suo arresto in Belgio, il 18 marzo 2016.

Salah Abdeslam deve ancora essere processato in Belgio - probabilmente alla fine del 2022 - per il duplice attentato che nel marzo 2016 ha ucciso 32 persone all'aeroporto e in una metropolitana di Bruxelles. I filmati delle telecamere dell'aeroporto di Zaventem con due degli attentatori suicidi che si sono fatti esplodere gli sono valsi il soprannome di "l'uomo con il cappello".

Gli altri imputati sono quasi tutti complici con ruoli logistici che aiutarono a portare a termine gli attentati. Come Mohamed Abrin, 36 anni, belga-marocchino, processato per aver accompagnato i commando del 13 novembre a Parigi e aver contribuito al loro finanziamento e alla fornitura di armi. Mohammed Amri, 33 anni, belga-marocchino, ha ammesso di essere andato a prendere Salah Abdeslam in macchina la sera degli attentati per riportarlo in Belgio, sapendo che era coinvolto negli attentati. Arrestato in Belgio il 14 novembre, è stato estradato nel luglio 2016 in Francia, dove da allora è in carcere.

Fra gli altri imputati figurano il tunisino Sofien Ayari, 28 anni, Osama Krayem, compagni durante la latitanza di Abdeslam a Bruxelles, Mohamed Bakkali, 34 anni, accusato di aver noleggiato le auto servite per gli attentati, Abdellah Chouaa e Ali El Haddad Asufi. Poi ancora Adel Haddadi e Muhammad Usman, 34 e 28 anni, che accompagnarono i kamikaze dello Stade de France. Farid Kharkhach e Ali Oulkadi accusati di aver aiutato Salah Abdeslam a nascondersi a Bruxelles il 14 novembre. Oussama Atar considerato il membro dell'Isis che ordinò gli attentati di Parigi. Altri, latitanti o presunti morti, saranno processati in contumacia. Fra questi Ahmad Alkhald, considerato uno dei principali attori degli attentati del 13 novembre ancora in fuga.