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MONDO

Nel Myanmar democrazia sospesa almeno per un anno

Colpo di stato in Myanmar. Arrestata Aung Sang Suu Kyi

La vittoria alle elezioni del partito della premio Nobel non piace ai militari che accusano, senza prove, di essere stati vittima di brogli. Biden minaccia sanzioni

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L'esercito birmano ha compiuto un nuovo colpo di stato. I militari hanno annunciato l'imposizione di uno stato di emergenza per la durata di un anno. Il potere passa ora nelle mani del capo di stato maggiore delle forze armate il generale Min Aung Hlaing. L'attuale capo del governo, la premio nobel per la pace Aung Sang Suu Kyi e i principali membri della lega nazionale per la democrazia sono stati arrestati.

Le notizie escono dalla Birmania, Myanmar, con grande difficoltà: nella notte sono state interrotte le trasmissioni della radiotelevisione pubblica e la rete internet ha subito gravi interruzioni.

La mossa dell'esercito arriva nel giorno dell'insediamento del nuovo parlamento e dopo giorni di crescente tensione tra governo civile ed esercito. L'esercito birmano la scorsa settimana aveva rifiutato di escludere un colpo di stato per ribaltare il risultato elettorale dello scorso Novembre che aveva consegnato una larghissima vittoria alla Lega nazionale di Suu Kyi. La scorsa settimana sono stati schierati i carri armati in alcune strade della capitale e in alcune città dove si sono svolte manifestazioni pro-militari.

Aung San Suu Kyi ha chiesto alla popolazione del suo Paese di non cedere al golpe, in un disperato appello per rovesciare il tentativo delle forze armate di imporre una nuova dittatura. "Esorto la popolazione a non accettare, a rispondere e a protestare con tutto il loro cuore contro il colpo di Stato dei militari", aveva detto in una dichiarazione.

La televisione locale ha annunciato questa mattina che l'esercito ha preso il controllo del Paese, con il passaggio di tutti i poteri al comandante in capo, il generale Min Aung Hlaing, uno dei principali responsabili delle persecuzioni della minoranza musulmana Rohingya. I militari hanno dichiarato lo stato d'emergenza per un anno ed hanno arrestato alti dirigenti del governo, in risposta a presunte "frodi" compiute dal partito di Aung San Suu Kyi per prevalere alle elezioni dello scorso anno. I servizi di telefonia e internet a Yangon sono stati disattivati, mentre la sede del municipio nella città è presidiata da stanotte da numerosi militari, arrivati con diversi camion. L'area intorno all'edificio è stata isolata con del filo spinato. La televisione di Stato MRTV, da parte sua, ha detto di non essere in grado di trasmettere. Gli istituti bancari sono rimasti chiusi. 

Solo Ieri le forze armate avevano confermato l'impegno di fedeltà alla democrazia. I militari "faranno tutto il possibile per aderire alle norme democratiche di elezioni libere ed eque, come stabilito dalla Costituzione del 2008, pace duratura e benessere e prosperità inclusivi per il popolo del Myanmar", si legge nella dichiarazione, pubblicato su Facebook.

Un gruppo di paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti, ha rilasciato venerdì una dichiarazione congiunta in cui metteva in guardia contro "qualsiasi tentativo di alterare l'esito delle elezioni o impedire la transizione democratica del Myanmar". In risposta ieri i militari hanno accusato i diplomatici stranieri di fare “ipotesi ingiustificate”.

In base alla costituzione del 2008, i militari hanno gradualmente ceduto il potere alle istituzioni democratiche. Ma conserva privilegi compreso il controllo delle forze di sicurezza e di alcuni ministeri. I ricorsi legali sulle elezioni sono pendenti presso la Corte Suprema. La commissione elettorale ha respinto le accuse dei militari di frode al voto, dicendo che non c'erano errori abbastanza grandi da influenzare la credibilità del voto.

Stati Uniti, Biden minaccia il ritorno a sanzioni
E arriva la condanna del presidente Biden che dopo 'intensi colloqui con gli alleati' sul colpo di Stato militare ha parlato di ritorno alle sanzioni "Gli Stati Uniti hanno rimosso le sanzioni contro il Myanmar nell'ultimo decennio per i progressi fatti verso la democrazia. L'inversione di questi progressi  imporra' un'immediata revisione delle nostre legge sulle sanzioni seguita da un'azione appropriata".  

Gli Stati Uniti "continuano ad affermare il loro forte appoggio per le istituzioni democratiche" della Birmania e "in coordinamento con i nostri partner nell'area, chiediamo alle forze armate e a tutte le altre" parti in causa "di aderire alle norme democratiche e di rilasciare i detenuti".  

Gli Stati Uniti "agiranno contro i responsabili se queste misure non saranno revocate": lo ha reso noto in un comunicato la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, riferendosi agli arresti  eseguiti nell'ambito del colpo di Stato in Birmania, incluso quello del capo del governo Aung San Suu Kyi.   Il segretario di Stato americano Antony Blinken, da parte sua, ha invitato l'esercito birmano "a rilasciare tutti i funzionari governativi nonché i leader della società civile e a rispettare la volontà del popolo birmano espressa alle elezioni democratiche dell'8 novembre".   

L'Italia condanna gli arresti
"L'Italia condanna fermamente l'ondata di arresti in Myanmar e chiede l'immediato rilascio di Aung San Suu Kyi e di tutti i leader politici arrestati". Lo si legge in una nota della Farnesina.   "La volontà della popolazione è chiaramente emersa nelle ultime elezioni e va rispettata. Siamo preoccupati per questa brusca interruzione del processo di transizione democratica e chiediamo che venga garantito il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali".