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MONDO

27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2015

Auschwitz, 70 anni dall'orrore

Il più grande campo di concentramento nazista e di sterminio sistematico è oggi il simbolo della Shoah. Il 27 gennaio le truppe sovietiche entrarono per la prima volta ad Auschwitz rivelando al mondo l'incubo del genocidio nazista: quella data è stata scelta dall'Onu per commemorare le vittime e per 'non dimenticare'
 

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di Roberta Rizzo
Quando le truppe dell’Armata Rossa varcarono i cancelli di Auschwitz non riuscivano a credere ai loro occhi: migliaia di cadaveri abbandonati in fosse comuni e i corpi scheletrici di 7000 persone ancora in vita che negli occhi portavano il peso di un orrore mai visto prima. Da quel giorno sono trascorsi settant'anni e per ricordare le vittime del più devastante genocidio che l'Europa abbia mai conosciuto, ogni anno, il 27 gennaio, si celebra il "Giorno della Memoria" con un obiettivo primario: non dimenticare perchè l'orrore non si ripeta "mai più".

La nascita di Auschwitz
Oswiecim era una cittadina polacca dell'Alta Slesia, incorporata nel Terzo Reich, che i tedeschi chiamavano Auschwitz. Fu scelta dalle SS perché lì, in quella zona paludosa al centro di quattro linee ferroviarie di notevole importanza, si trovava una ex caserma polacca abbandonata da anni: con opportuni lavori, poteva essere trasformata in un Campo provvisorio (di transito) di quarantena per 10.000 prigionieri, destinati poi ai Lager in territorio tedesco. Il 14 Giugno 1940 arrivarono i primi 728 prigionieri: erano soprattutto giovani polacchi tra i 18 e 19 anni arrestati alla frontiera francese mentre tentavano di raggiungere il loro esercito. Vennero rinchiusi per il periodo di quarantena: le SS temevano infatti il diffondersi di epidemie diffuse in altri luoghi di detenzione.

La crescita
Il campo cominciò presto a crescere: sebbene Hitler avesse preventivato una "guerra lampo" con l'invasione dell'Unione Sovietica, l'esercito tedesco avanzava con più fatica del previsto facendo molti prigionieri in territorio russo. Gli altri alti gerarchi nazisti diedero l'ordine urgente di ampliare Oswiecim: crearono un grande campo in grado di ospitare più di 100.000 detenuti e un distretto pronto a fornire 10.000 operai al consorzio della I.G Farben per l'apertura di un nuovo complesso industriale. 

Un numero, non più un nome
Ai nuovi arrivati venivano confiscati vestiti e tutti gli effetti personali. Si rasava loro i capelli sottoponendoli alla disinfestazione e al bagno. Dopo la cosiddetta "sauna" veniva distribuito il vestiario: una divisa a righe grigio azzurra, composta da casacca, pantaloni, zoccoli di legno, cappello, cappotto. Quando arrivò l'internamento delle donne, fu difficile distinguere il sesso tra i deportati. Ad ogni detenuto veniva distribuito un numero di matricola su un pezzo di tela, un triangolo colorato che identificava l'appartenenza politica o sociale, da cucire nella casacca all'altezza del torace. Senza più nome il detenuto veniva così inserito totalmente nella vita del Campo regolata con uno schema fisso che si ripeteva costantemente, annullando la cognizione del tempo. A chi osservava da fuori Auschwitz sembrava una fabbrica qualunque dalle cui ciminiere usciva un 'fumo denso' visibile anche a chilometri di distanza... 

La soluzione finale
L'orrore cominciò dalla Germania per espandersi via via con le conquiste del Terzo Reich, colpendo gli Ebrei di quasi tutta Europa.
 Furono in una prima fase ‘ghettizzati’, cioè forzosamente concentrati in appositi quartieri delle città, e poi deportati nei campi di concentramento e di sterminio, costruiti soprattutto in Europa orientale. Fra il 1939 e il 1945 circa 6 milioni di Ebrei vennero sistematicamente uccisi dai nazisti con l’obiettivo delirante di creare un mondo più ‘puro’ e ‘pulito’.

Le camere a gas
Prelevati dalle loro case, sparirono per sempre dentro quei campi dai nomi divenuti tristemente famosi: Dachau, Bergen Belsen, Mauthausen e naturalmente Auschwitz, il più grande di tutti. Ma furono decine e decine i lager disseminati in Europa, tasselli di un sistema pianificato nei minimi dettagli - dove giungevano ogni giorno convogli carichi di persone. Dopo la selezione iniziale, che ‘salvava’ temporaneamente coloro che erano in grado di lavorare, una parte veniva inviata direttamente verso la meta cui tutti i deportati erano infine destinati: la camera a gas.

L'ideologia nazista della razza ariana 
Alla base dello sterminio vi fu un’ideologia razzista e specificamente antisemita che affondava le sue radici nel 19° sec. e che i nazisti, a partire dal libro Mein Kampf ("La mia battaglia") di A. Hitler (1925), posero a fondamento del progetto di edificare un mondo ‘purificato’ da tutto ciò che non fosse ‘ariano’. Alla ‘soluzione finale’ (così i nazisti chiamarono l’operazione di sterminio) si arrivò attraverso un processo di progressiva emarginazione degli Ebrei dalla società tedesca.
 
L'Olocausto dei non ebrei 
Il numero delle vittime ebree e la scientificità con la quale i tedeschi perseguirono lo sterminio totale ha meritato l'uso del termine "Olocausto", oggi con più esattezza denominato "Shoah". Ma l'intolleranza verso "il diverso da sè" venne applicato anche ai non ebrei: altre individui, altre etnie considerate 'inferiori' vennero annientate nel piano noto come la "Soluzione finale". Per l'ideologia nazista "inferiori" erano i popoli slavi: ciò si tradusse nel tentativo di cancellazione vero e proprio dei polacchi e nell'assassinio di circa 2.000.000 di prigionieri di guerra russi. Poi i più deboli: i malati di mente, gli incurabili, i disabili. Per queste persone venne varato il "Progetto T4", meglio noto come "Progetto Eutanasia" che portò alla morte 70.000 cittadini tedeschi. "Vite indegne di essere vissute" erano considerate quelle di Sinti e Rom, vale a dire degli zingari che a decine di migliaia vennero fucilati o mandati alle camere a gas dei campi di sterminio. Infine la persecuzione si volse anche contro gli omosessuali contro i quali il pregiudizio era ben radicato da secoli nella società tedesca. 

La liberazione 
Per cancellare le tracce dei propri crimini il 20 gennaio, ad Auschwitz, i nazisti fecero saltare i forni crematori 2 e 3, dove erano stati bruciati i corpi di centinaia di migliaia di ebrei. La notte tra il 25 e il 26 fu la volta del crematorio 5. Il giorno dopo le truppe sovietiche della Prima Armata del Fronte Ucraino, comandata dal maresciallo Koniev, entrarono nel campo di sterminio: trovarono 7.000 prigionieri ancora in vita. Erano quelli abbandonati dai nazisti perchè considerati malati. Yakov Vincenko un soldato semplice dell’Armata rossa, tra i primi ad aprire i cancelli di Auschwitz, descriverà quel giorno con queste parole: "Nemmeno noi che abbiamo visto ci volevamo credere. Ho sperato per anni di riuscire a dimenticare, poi ho capito che sarebbe stato da complice, da colpevole. Così adesso ricordo, anche se non sono riuscito ancora  a comprendere".

Il 27 gennaio è stato scelto dall'Onu come il "Giorno della Memoria" per commemorare tutte le vittime del nazismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che, anche a rischio della loro stessa vita, hanno protetto e in molti casi salvato tanti perseguitati.