Original qstring: refresh_ce | /dl/archivio-rainews/articoli/Bari-chiesto-il-rinvio-a-giudizio-per-Berlusconi-2f3192bb-6557-4a1b-beb3-98d363768d0a.html | rainews/live/ | true
ITALIA

Avrebbe pagato 500mila euro

Bari, chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi nel caso escort

L'ex premier accusato di aver pagato Tarantini per mentire sulle donne a pagamento portate nelle sue residenze

Condividi
Valter Lavitola
La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi. L'ex presidente del consiglio è accusato di aver indotto a mentire e, per il tramite del faccendiere napoletano Valter Lavitola, avrebbe pagato l'imprenditore Gianpaolo Tarantini perché mentisse sulle escort portate nelle sue residenze estive tra il 2008 e il 2009.
 
L'udienza preliminare del processo a Berlusconi per le escort di Tarantini inizierà il prossimo 14 novembre dinanzi al gup del Tribunale di Bari Rosanna Depalo.
 
Davanti ai pm baresi, Gianpaolo Tarantini ha sempre sostenuto che Berlusconi non sapeva che quelle donne fossero prostitute. Secondo i magistrati, invece, emerge dagli atti la consapevolezza dell'allora capo del governo che si trattasse di escort.
 
Le indagini della Procura, coordinate dal procuratore aggiunto Pasquale Drago, sono state avviate nell'ottobre 2011 sulla base degli atti inviati per competenza dal Tribunale di Napoli. L'arresto di Lavitola, ex direttore dell'Avanti, fu il primo atto di un'inchiesta durata ben due anni.
 
Nel corso degli accertamenti disposti dalla magistratura barese, Lavitola e Berlusconi sono stati interrogati (a maggio 2012 il primo, a maggio 2013 l'ex premier) e dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato sentito, su richiesta dei difensori, anche l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso.
 
Stando agli atti dell'inchiesta, basati soprattutto su intercettazioni telefoniche, Tarantini avrebbe tentato di entrare in affari con la Protezione civile utilizzando proprio le conoscenze dell'ex premier.

La procura di Bari indaga sui 500mila euro che l'ex presidente del Consiglio elargì - secondo l'accusa - all'imprenditore, in difficoltà economiche dopo lo scandalo escort, attraverso Lavitola. Un "regalo", sostengono i magistrati, stanziato da Berlusconi per convincere Gianpi a dire il falso. 

Sulla vicenda, già il gip di Roma si è pronunciato stabilendo che non ci fu alcuna estorsione ai danni di Silvio Berlusconi da parte dell'imprenditore barese, alloraindagato insieme con Lavitola, la moglie, Angela Devenuto e altri due collaboratori.