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ITALIA

Bonafede: ora un muro che separi la politica dalle toghe

Bufera procure, Lotti: "Non ho commesso reati"

Luca Lotti avrebbe detto di aver informato il Quirinale sul Csm. È quanto scrivono oggi alcuni quotidiani. "È falso", replica il Colle. Palamara: mai ordito piano su Consip, c'era già il rinvio a giudizio. Bonafede: ora un muro che separi la politica dalle toghe 

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"Anche oggi i principali quotidiani pubblicano intercettazioni senza che nessuno si chieda se sia lecito oppure no. Alcuni giornali poi, utilizzando una frase di Palamara, non mia, provano a raccontare un mio interessamento sulla vicenda Consip: come si capisce bene leggendo, niente di tutto questo è vero. Ancora una volta la verità viene presentata in altro modo e si conferma quanto ho già detto due giorni fa". Lo afferma in una nota Luca Lotti, che ieri si è autosospeso dal Pd.

Nelle intercettazioni sul caos procure pubblicate oggi sui principali giornali, Luca Lotti avrebbe detto di aver avuto un colloquio al Quirinale sulla questione delle nomine e di averne discusso con il consigliere giuridico della presidenza della Repubblica, Stefano Erbani. Nell'intercettazione del 9 maggio, Luca Palamara sostiene che, se fosse nominato procuratore aggiunto, si attiverà per chiudere il caso Consip, facendo pressioni sul procuratore Viola. "Alcune frasi che mi vengono attribuite non sono assolutamente riferite al vicepresidente del Csm, David Ermini. Su questo, come su altro - precisa Lotti - in tanti saranno chiamati a risponderne nelle sedi opportune. Infine appaiono totalmente fuorvianti alcune frasi e ricostruzioni legate al Presidente della Repubblica. Come è oggettivamente evidente dalle stesse intercettazioni io non ho commesso alcun reato, pressione o forzatura. Per il resto - conclude Lotti - ieri mi sono autosospeso dal Pd in attesa che la situazione si chiarisca. Non c'è altro da aggiungere, se non che una verità sarà sempre più forte di mille bugie".

Le intercettazioni e la smentita categorica del Quirinale
Luca Lotti avrebbe detto di aver informato il Quirinale sul Csm. È  quanto scrivono oggi alcuni quotidiani. "È falso", replica il Colle.  Nei servizi sono pubblicati alcuni estratti di intercettazioni dell'ex ministro Pd col sistema "Trojan". Lotti racconterebbe quindi i dettagli della sua visita al Quirinale. "Io ci sono andato - si legge nell'intercettazione pubblicata - e ho detto: "Presidente la situazione è questa" e gli ho rappresentato quello che voi mi avete detto più o meno cioè Lo Voi...". Frasi che il Colle - interpellato al riguardo - smentisce categoricamente. 

Legnini: da Mattarella nessun intervento su nomine 
"Nei quattro anni di mia vicepresidenza del Csm, il presidente della Repubblica ha assicurato un costante e prezioso sostegno all'attività consiliare. Il presidente Mattarella non è mai intervenuto sulle nomine di magistrati ai vertici degli Uffici Giudiziari ed ha sempre garantito, attraverso le frequenti interlocuzioni con il vice presidente, l'autonomia del Csm e dei suoi organi, limitandosi a fornire indirizzi generali sull'attività consiliare e sul rispetto delle procedure". Così, in una nota, Giovanni Legnini, già vice presidente del Csm. "Le espressioni che si ricavano dagli stralci delle intercettazioni pubblicate oggi dalla stampa circa i rapporti tra Csm e Quirinale - sostiene Legnini - rappresentano millanterie senza alcun riscontro con la realtà".

Ermini: con Palamara, Ferri e Lotti mai parlato di nomine
"Smentisco in modo fermo di aver partecipato ad incontri con Palamara, Ferri e Lotti riguardanti le nomine di alcuni procuratori. Ribadisco che dal giorno della mia elezione il mio unico e costante punto di riferimento è sempre stato il presidente della Repubblica". Lo sottolinea in una nota il vicepresidente del Csm, David Ermini, spiegando che l'incontro di cui si parla su alcuni quotidiani risale al 2018 "ma - ribadisce - non ho partecipato a vertici con quelle persone per parlare di nomine". 

Palamara: mai ordito piano su Consip, c'era già il rinvio a giudizio
"Oramai mi viene attribuito di tutto. Apprendo dalla lettura dei giornali che, addirittura, avrei ordito un piano per chiudere il caso Consip. Troppo facile constatare che, al momento della conversazione, il caso Consip era già stato definito con richiesta di rinvio a giudizio e fissazione di udienza preliminare. Nulla quindi avrei potuto fare con qualunque procuratore fosse stato nominato, anche si fosse trattato di persona a me vicina. Il mio discorso era chiaramente ipotetico e riferito al passato tanto è vero che riguarda il commento della vicenda Scafarto già ampiamente valutata dalla Procura di Roma". Lo dice in una nota l'ex presidente Anm Luca Palamara, assistito dai legali Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti e Michele Di Lembo.

Bonafede: ora un muro che separi la politica dalle toghe
"Dobbiamo alzare un muro che tenga distante la politica dalla magistratura". Lo afferma il Guardasigilli Alfonso Bonafede, in un'intervista in apertura della Stampa in cui spiega: "Come ministro della Giustizia ho due compiti: quello di iniziare le azioni disciplinari (cosa che ho fatto nei confronti di alcuni consiglieri) e quello di avviare un pacchetto di norme che impediscano il ripetersi difatti come quelli emersi. La penso esattamente come il presidente della Repubblica: è necessario cambiare le regole per voltare pagina".   

Per Bonafede occorre "ridurre il potere delle correnti e stabilire un principio: i magistrati che entrano in politica non possono tornare indietro. Inoltre il nuovo progetto si deve fondare sul merito". Le pagelle per i magistrati "in qualche modo ci sono già, sono soggetti a valutazioni di vario tipo.Dobbiamo cercare di rendere i parametri assolutamente oggettivi.L'importante è che il cambiamento - sottolinea - non avvenga sulla base di un' onda emotiva, ma con un'attenta riflessione in Parlamento".

"Con la riforma in arrivo blinderemo la meritocrazia",assicura Bonafede. "I nostri magistrati sono tra i migliori al mondo, e i capi delle procure sono tutti di altissimo livello.Ma non ci sono dubbi che il correntismo provochi delle degenerazioni".  "Qui non è in discussione il diritto costituzionale di associarsi, ci mancherebbe altro. Qui si tratta di aprire gli occhi. Nel momento in cui una corrente smette di sviluppare la propria prospettiva giuridica per sostituirla col puro esercizio del potere allora bisogna intervenire", rimarca Bonafede. "Se la magistratura vuole rilanciare la propria immagine deve riconoscere che il problema esiste. Ricordiamoci che la credibilità della giustizia è la credibilità dello Stato. Se.come è avvenuto nelle ultime elezioni, per quattro ruoli in posti apicali ci sono solo quattro candidati di quattro correnti diverse è ovvio che qualcosa non va".   Parlando delle intercettazioni, per il ministro è giusto usare il trojan per reati diversi da mafia e terrorismo, "anche se è uno strumento che va usato con cautela e tenendo presentile esigenze della privacy".