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ECONOMIA

Con il decreto sui controlli per Cgil si apre un nuovo fronte contro il governo

Jobs act. Controlli a distanza. CAMUSSO: "SI ARRIVA AL DISPREZZO DELLE PERSONE"

“Faremo ciò che è possibile fare in questi casi: faremo iniziative nei confronti delle commissioni che discuteranno il decreto, sentiremo le valutazioni delle authority, valuteremo i ricorsi giudiziari, continueremo la mobilitazione e continueremo la contrattazione per impedire che queste iniziative legislative non si applichino concretamente”.

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di Francesco Chyurlia
Non ci sarà bisogno, per il datore di lavoro, di avvertire i sindacati o il ministero del Lavoro, prima di approntare dei dispositivi che controllino a distanza l'efficienza dei dipendenti. Per i sindacati, la notizia di un nuovo colpo del governo allo Statuto dei Lavoratori è stato un fulmine a ciel sereno. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parlando al nostro giornale non nasconde la sua indignazione. 

La Cgil pensa di reagire subito?

“E’ evidente che c’è una violazione  delle norme esistenti, sulla privacy delle persone e sugli strumenti che sono utilizzabili per indagare sulla loto vita privata e lavorativa ed è evidente che il sindacato si opporrà con tutti i mezzi democratici di cui dispone: dialogo con il Parlamento e le commissioni competenti; contrattazione nelle aziende; strumenti giuridici, nessuno escluso”.

Ma qual è il giudizio della Cgil in merito?

“È tutto molto preoccupante. Siamo di fronte a un’idea che la vita delle persone non possa più avere ambiti privati e che sul lavoro siamo più mezzi di produzione che collaboratori a cui affidarsi e affidare il lavoro, l'innovazione, la cura del prodotto”.

Il governo sembra procedere senza un confronto con i sindacati…

“Beh, sarebbe una notizia, se succedesse il contrario. Tutta la gestione della legge sul Lavoro si svolta all’insegna di scarsissima informazione, con molte contraddizioni, con nessuna idea del dialogo. Credo che questo, come altri aspetti, siano invece purtroppo, la conferma del disinvestimento sul lavoro e di un idea di lavoro come pura merce giocata al ribasso. A conferma che tutte le affermazioni fatte sul contrasto alla precarietà, di un mondo del lavoro migliore, sono in realtà negate dalle modalità concrete con cui si impedisce il lavoratore di essere persona libera”.

Cosa farà la Cgil?

“Faremo ciò che è possibile fare in questi casi: faremo iniziative nei confronti delle commissioni che discuteranno il decreto, sentiremo le valutazioni delle authority rispetto alle interpretazioni  che daranno su tutto ciò, valuteremo i ricorsi giudiziari, continueremo la mobilitazione e continueremo la contrattazione per impedire che queste iniziative legislative non si applichino concretamente”.

Lei pensa che vi siano elementi di incostituzionalità nel decreto?

“Non sarò io a deciderlo, quanto i nostri costituzionalisti. Penso che sia addirittura eccessivo tirare in ballo la Costituzione. Basterebbe avere un po’ di rispetto per le persone, tra le persone per dire che quella norma non va bene. Poi, è chiaro che ricorreremo a tutto, come abbiamo sempre fatto, dalla Corte di Giustizia europea, a qualunque altro livello. Prima di tutto c’è un iter parlamentare che deve  intervenire. Anche il Parlamento deve dire fino a che punto è disposto a disprezzare il lavoro”.