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POLITICA

Ridurre i tempi dei giudizi civili e penali

Riforma della Giustizia, Cartabia: "Sulla durata dei processi il Governo si gioca il Recovery"

"Chi si sottrae al cambiamento si assumerà la responsabilità" avverte la Guardasigilli, "riforma fondamentale anche per le nuove generazioni"

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di Tiziana Di Giovannandrea
Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, nella riunione alla Camera con membri e capigruppo delle Commissioni Giustizia, ha sottolineato come: "Sulla durata dei processi il Governo si gioca tutto il Recovery, non solo i 2,7 miliardi del Pnrr destinati alla giustizia, ma i 191 miliardi destinati a tutta la rinascita economica e sociale italiana".

Inoltre, la Guardasigilli ha posto in evidenza: "Chi si sottrae al cambiamento si dovrà assumere la responsabilità di mancare una occasione così decisiva per tutti. L'impresa è titanica. Nessuno ce la può fare senza il contributo, l'impegno, l'entusiasmo, la disponibilità di tutti, tanto a livello politico quanto giudiziario. Ma dobbiamo farcela". 

Necessità assoluta è quella di velocizzare i tempi sia per quelli di attesa delle sentenze sia per quelli relativi all'approvazione delle tre leggi delega, Cartabia ha infatti ricordando che entro la fine del 2021 devono essere approvate le leggi di delegazione per la riforma del processo civile, penale e del Consiglio Superiore della Magistratura. L'Italia in cambio dei finanziamenti europei si è impegnata sia a tagliare i tempi delle sentenze sia ad approvare entro l'anno le tre leggi delega di riforma.

La riforma della Giustizia, ha ricordato il ministro, è fondamentale anche per le nuove generazioni. La Commissione europea "ha imposto al governo italiano alcune condizioni per ottenere i fondi Next Generation EU. Per quanto riguarda la Giustizia, gli obiettivi sono chiari - ha spiegato Cartabia- in cinque anni dobbiamo ridurre del 40% i tempi dei giudizi civili e del 25% quelli dei giudizi penali. Sono obiettivi davvero ambiziosi".

La Guardasigilli ha fatto un richiamo a tutti i protagonisti della riforma: "Vorrei che fosse anche chiara la responsabilità di tutti gli attori del mondo della giustizia - procuratori, giudici, avvocati -rispetto a questi obiettivi: se non accetteremo di cambiare le nostre abitudini, il nostro modo di svolgere i nostri compiti istituzionali e professionali, se opporremo resistenze ai cambiamenti, mancheremo gli obiettivi che la Commissione ci richiede quanto alla durata dei processi, e quindi l'Italia dovrà restituire quella imponente cifra che l'Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del paese". 

Per quanto riguarda il nodo prescrizione, Cartabia ha affermato: "L'eccessiva durata dei processi determina due disfunzioni, che costituiscono violazioni di principi costituzionali ed europei: il primo è quello dell'eccessivo numero di processi che si concludono con la prescrizione, più volte rimproverataci da molti organi internazionali di monitoraggio. Con la prescrizione, la domanda di giustizia da parte delle vittime rimane frustrata. Con la prescrizione dovuta a processi eccessivamente protratti nel tempo, lo Stato manca al suo compito di assicurare l'amministrazione della giustizia".