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ITALIA

Motivazioni del proscioglimento dei vertici del Sismi

Caso Abu Omar, la Cassazione contro la Consulta: calato il "nero sipario" del segreto di Stato

I giudici della Cassazione scrivono della vicenda legata al sequestro dell'ex imam: "La Consulta ha abbattuto ogni possibile controllo della magistratura sul potere di segretazione consegnandolo alla discrezionalità della politica"

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Abu Omar (ansa)
Sulla vicenda legata al sequestro dell'ex imam Abu Omar è calato "il nero sipario del segreto di Stato". Lo scrivono i giudici della Cassazione che, pur prendendo "istituzionalmente atto" della decisione della Consulta, non rinunciano a dire la loro sulle conseguenze determinate dall'apposizione del segreto.

I giudici della Cassazione hanno scritto nelle motivazioni del proscioglimento dei vertici del Sismi: abbassando il "nero sipario" del segreto di Stato, esteso a dismisura sul Sismi - nella vicenda Abu Omar - la Consulta ha abbattuto in radice ogni possibile controllo della magistratura sul potere di segretazione consegnandolo alla discrezionalità della politica.

Gli stessi giudici - nella sentenza 20447 depositata oggi e relativa all'udienza che il 24 febbraio ha annullato le condanne di Nicolò Pollari e Marco Mancini - hanno ammesso che "Solo per lealtà istituzionale, la Cassazione ha preso atto della dirompente e dilacerante" decisione della Consulta che ha messo al riparo dalle condanne gli uomini dei servizi coinvolti nel rapimento di Abu Omar. Nicolò Pollari e Marco Mancini sono rispettivamente l'ex capo del servizio segreto militare e il numero tre dei servizi, all'epoca del sequestro dell'ex imam.

La Cassazione, dunque, prende atto della sentenza della Consulta che "sembra abbattere alla radice la possibilità stessa di una verifica di legittimità, continenza e ragionevolezza dell'esercizio del potere di segretazione in capo alla competente autorità amministrativa, con compressione del dovere di accertamento dei reati da parte dell'autorità giudiziaria che inevitabilmente finisce per essere rimessa alla discrezionalità dell'autorità politica".