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ECONOMIA

D-Day fiscale

Cgia: "Ad inizio settimana le imprese verseranno al Fisco 27 miliardi"

L’Ufficio Studi della Cgia di Mestre stima che lunedì e martedì prossimi saranno due giorni molto difficili per gli imprenditori italiani: saranno chiamati a far fronte alla scadenza fiscale più pesante dell’anno

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di Tiziana Di Giovannandrea
Tra il pagamento degli acconti Ires, Irap, Irpef e dell’Imposta sostitutiva in capo alle attività in regime forfettario, l’Ufficio studi della Cgia stima che le imprese saranno chiamate a versare all’Erario 27 miliardi di euro (cfr. tab. 1). Inoltre, in aggiunta a queste tasse, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi dovranno pagare anche i propri contribuiti previdenziali all’Inps. Infatti entro il 30 novembre scade il termine di versamento della seconda rata di acconto dei contributi INPS eccedenti il minimale per gli artigiani e i commercianti.

In pratica entro martedì lo Stato incasserà un importo che sfiora la dimensione economica che caratterizzerà la prossima manovra di bilancio che, ricorda l'Ufficio Studi della Cgia, ammonta a circa 30 miliardi. 

L'Ufficio studi dell'Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre valuta che, a  fronte di questa situazione, non mancheranno casi in cui sarà difficile far fronte a questa scadenza perché la mancanza di liquidità sta tornando ad essere un problema assillante, soprattutto per tantissime piccole e micro imprese. La Cgia, inoltre, sulle principali questioni tributarie sul tappeto politico, effettua una serie di valutazioni-

• Riforma fiscale, CGIA in linea con il Governo
L’accordo politico raggiunto nei giorni scorsi sul taglio delle imposte, così come previsto dalla prossima legge di Bilancio, è stato salutato positivamente dalla CGIA. Con 7 miliardi di Irpef in meno e la riduzione di un miliardo di Irap, gli artigiani mestrini ricevono una risposta in linea con la posizione assunta in questi mesi: gli 8 miliardi di riduzione messi in manovra dal Governo dovevano interessare quasi esclusivamente l’Irpef. Cosa che è avvenuta. La CGIA comunque spera, ulteriormente, nella legge delega per una maggiore riduzione delle imposte, per portare la pressione fiscale in Italia in linea con la media europea. 
 
• Rispetto al 2020 il fisco in cassa 47 miliardi in più
Quest'anno rispetto al 2020,  lo Stato incasserà 47 miliardi in più. Un maggiore gettito dovuto alla ripresa economica in atto. Nonostante l'incremento delle entrate totali, la pressione fiscale è destinata a scendere. Se nel 2020 con una caduta del Pil di quasi il 9 per cento era salita al 42,8 per cento (al lordo della misura 100 euro), quest’anno si abbassa di quasi un punto attestandosi, nonostante il significativo aumento del gettito in termini assoluti, al 41,9 per cento. Sempre secondo i dati presentati nei mesi scorsi dal ministero dell’Economia e delle Finanze con la Nota di Aggiornamento del DEF, la pressione fiscale nel 2022, invece, si allineerà al 42 per cento.
 
Gettito top dall’Ires
Analizzando gli importi che l’Erario incasserà entro martedì, la scadenza economicamente più importante è quella riconducibile al pagamento dell’acconto Ires che, secondo le stime, costerà alle imprese 12,2 miliardi di euro. L’acconto Irap, invece, preleverà dalle casse delle aziende 6,8 miliardi, mentre l’acconto Irpef sarà poco meno di 6,7 miliardi di euro. Per quest’ultima voce va segnalato che una parte del pagamento è versato dai soggetti Irpef non titolari di Partita Iva (cioè lavoratori dipendenti o pensionati) che hanno altri redditi come affitti, redditi diversi, ed altro. Infine, dall’imposta sostitutiva in capo ai lavoratori autonomi in regime forfettario il fisco riceverà 1,2 miliardi di euro circa.      

• Cosa succede a chi non paga entro martedì
Se qualcuno non rispetta la scadenza di pagamento prevista per martedì 30 novembre l’ordinamento tributario, ricorda l’Ufficio studi della Cgia, impone al contribuente una sanzione dell’1 per cento dell’importo da versare al fisco per ogni giorno di ritardo entro il 15° dalla scadenza. La percentuale sale al 15 per cento se il pagamento viene effettuato entro il 90° giorno dalla scadenza. Per omesso pagamento o per versamento effettuato dopo 90 giorni dal termine previsto per legge, la sanzione sale al 30 per cento dell’importo da versare all’Erario. Indipendentemente dal ritardo, sono altresì dovuti gli interessi legali pari al 4 per cento dell’importo da pagare. Le sanzioni possono essere fortemente ridimensionate usufruendo del “ravvedimento operoso.

• Anche dicembre mese molto impegnativo sul fronte fiscale
Anche dicembre sarà un mese particolarmente impegnativo sul fronte fiscale per tanti imprenditori. Entro il 16 dicembre, infatti, le aziende dovranno versare i contributi previdenziali e assistenziali e le ritenute Irpef dei propri dipendenti e collaboratori. Dovranno, inoltre, pagare l’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi da rivalutazione del Tfr, il saldo dell’Imu su capannoni, uffici, negozi e l’Iva del mese di novembre, se si tratta di contribuenti mensili. Entro Natale, poi dovranno essere pagate le tredicesime ai propri dipendenti.