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MONDO

Cina e nuove tecnologie

Che ruolo avranno moneta digitale e blockchain in un Paese a controllo centralizzato?

Intervista a William Nonnis, Full Stack & Blockchain Developer ENEA

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di Maria Novella Rossi
Non solo 5g, AI, big data, esplorazione spaziale, o controllo di strategiche materie prime  come le terre rare;  in ambito di innovazione e tecnologia la Cina allarga la sua sfera di interesse  a campi sempre più estesi:  investimenti massicci  saranno destinati alla  blockchain, settore in cui il gigante asiatico punta ad essere   leader  entro il 2025 secondo   l'obiettivo  del nuovo piano realizzato dal Ministero dell'Industria e dell'Information Technology e la Cyberspace Administration of China. 

La Cina ha occupato gran parte dei colloqui tra i leader del mondo al G7 appena concluso ed è stata al centro del vertice NATO; da una parte atlantisti ed europeisti  che annunciano  lo sforzo comune (ciascuno con sfumature diverse)  per riaffermare i propri valori e arginare l'avanzata della Repubblica Popolare,  dall’altra la Cina,  che di volta in volta pianifica e prosegue la sua corsa. 

"Un piccolo gruppo non può decidere le  sorti del mondo” lo scarno commento delle autorità cinesi sulla posizione di USA e UE al G7, mentre Pechino promuove l'espansione commerciale della Cina e l'autosufficienza tecnologica del paese,  obiettivo per il quale  da tempo investe risorse ingenti, consapevole che sarà questo il principale terreno di confronto mondiale. Ma  non tutte le nuove tecnologie possono adattarsi  all'autoritarismo del sistema cinese a cominciare dalla blockchain, registro distribuito delle transazioni, liberamente accessibile e basato sul consenso che avviene tra i partecipanti alla rete stessa, tecnologia  alla base della moneta digitale.

Ma come conciliare questa libera trasparenza con il controllo centrale dello Stato in Cina? In ambito finanziario  Pechino vuole rendere più internazionale la moneta cinese interna (RMB),  un'esigenza ormai  imprescindibile per svincolarsi  dalla dipendenza  dal dollaro americano, ma le regole della criptovaluta mal si adattano al dirigismo del PCC.
 
Come potrebbe svilupparsi allora lo yuan digitale cinese, di cosa si tratta e in che cosa differisce dal bitcoin e dalle regole della criptovaluta  che stanno  prendendo piede nelle  economie occidentali? Lo abbiamo chiesto a William  Nonnis, a lungo  Full Stack & Blockchain Developer per il Ministero della Difesa e oggi per l' ENEA
 
In Cina possiamo parlare di criptovaluta?
 
"La criptovaluta (anche cripto denaro) è nata grazie alla tecnologia blockchain, che si basa su procedure crittografiche avanzatissime come funzioni hash e firme digitali, attraverso le  quali è possibile: tracciare le transazioni, generare moneta e assegnarla ai legittimi proprietari. Non esiste in forma fisica, ma solo in digitale e, pertanto, non proviene da una Banca Centrale che si occupi della sua produzione ed immissione sul mercato. La criptovaluta proviene infatti da un sistema decentralizzato e distribuito, che opera in rete, privo di una gerarchia apicale.  Le criptovalute sono garantite da una tecnologia chiamata Blockchain 
 
Come funziona la blockchain, una tecnologia su cui tra l'altro anche la Cina sta puntando molto?
 
La Blockchain viene definita la “NUOVA INTERNET” ed è un registro distribuito
delle transazioni, liberamente accessibile e basato sul consenso che avviene tra i partecipanti alla rete stessa, con l’utilizzo intensivo della crittografia e della firma digitale;in essa, come già visto per la criptovaluta, non esiste più una logica di centralizzazione (anche nelle sue forme evolute decentralizzate), ma una forma distribuita e orizzontale delle informazioni. In virtù dell’immutabilità dei dati inseriti nel suo circuito, motivo per cui ogni transizione iscritta non può essere modificata, né eliminata, la Blockchain conferisce totale fiducia e trasparenza ai soggetti e alle operazioni coinvolte. Tale protocollo, ossia l’insieme di regole e condizioni su cui avvengono i movimenti in rete delle criptovalute, è assolutamente inviolabile, offrendo così in termini di garanzia, il massimo della loro validità.
 
La Cina è uno dei primi paesi che ha incrementato l’uso della valuta digitale? In che modo? In quali ambiti?
 
La Cina, vuoi per cultura, vuoi per le sue abilità informatiche, è uno dei primissimi paesi al mondo che ha cominciato a utilizzare i  pagamenti digitali. Esattamente al contrario però, dell’ideologia egualitaria e democratica, che presume l'utilizzo della  blockchain, con il suo assunto di distribuzione, la Digital Yuan, moneta elettronica dello stato cinese, diviene, grazie alla Central Bank Digital Currency, che ne detiene il controllo per averla coniata, strumento perfetto di controllo da parte dello stato sulla situazione economica dei suoi cittadini, in tempo reale. Per favorire questo stato di cose, le banche nazionali cinesi, facenti ovviamente capo alla banca centrale, erogano criptovalute direttamente negli e- wallet, portafogli elettronici dei clienti,  mentre, dagli sportelli Bancomat, lo smartphone può essere ricaricato di e- yuan, con cui poi poter effettuare pagamenti. Si è detto più volte che  l’economia digitale cinese sia distante dai principi di quella occidentale in cui, proprio la blockchain con i suoi ideali di decentralizzazione, insiste e si fa paladina di una tecnologia che parte dal basso verso l’alto e non con una formazione piramidale, bensì circolare. Per ottemperare a tale nevralgico principio della blockchain che non richiede l'approvazione centralizzata ,  fondamentale diviene il criterio di responsabilità e consapevolezza dello strumento digitale, in maniera orizzontale e liquida, grazie ad una chiara informazione e seguente formazione che educhi il cittadino ad un uso corretto dello strumento digitale per far sì che sia l’uomo a governare la tecnologia, e non viceversa.
 
Dunque in che modo la Cina intende portare avanti l'uso di questa tecnologia?
 
"La Cina si servirà piuttosto del DLT, un sistema compatibile con uno stato autoritario centralizzato dove la banca dello stato è quella che valida tutte le transizioni in entrata e in uscita e che allo stesso tempo garantisce il passaggio da denaro contante a moneta digitale (differente dalla criptovaluta come il bitcoin, gestito dalla blockchain pubblica e non come nel sistema tecnologico finanziario messo in atto in Cina che si basa su criteri diversi. Dunque quando parliamo di blockchain applicata al sistema finanziario cinese si tratta semplicemente di un software che utilizza registi distribuiti DLT"
 
Questo cosa comporta?
 
"Poichè la cosidetta blockchain cinese non rappresenta una tecnologia che coinvolge tutti i cittadini nella loro libertà di espressione anche in senso strettamente commerciale e  finanziario,  la moneta digitale cinese potrebbe rimanere all'interno di un sistema chiuso gestito solo dalla Cina stessa e quindi potrebbe  rimanere  confinata all'interno della Repubblica Popolare. Ecco perchè a mio avviso la Cina non potrà mai dettare le regole della finanza globale anche se sta facendo di tutto per implementare una propria tecnologia sulle orme della blockchain"
 
Sembrano esserci molte contraddizioni in materia, anche per quanto riguarda il mining. Può spiegarci di che si tratta? La Cina ha delocalizzato  in paesi come l'Iran e lo Yemen la costruzione di enormi computer che occuperebbero fisicamente vaste aree di territori creando problemi ambientali...
 
Infatti: il mining (risoluzione di un problema matematico nel minor tempo possibile) è un settore in cui   la Cina è fortemente avvantaggiata per una maggiore disinvoltura nella politica ambientale: gli apparati hardware che permettono con la loro capacità computazionale di effettuare le operazioni di mining in tempi più veloci possibile, richiedono un notevole dispendio di energia elettrica: ecco perché questi cervelloni sono stati delocalizzati dalla Cina in paesi come lo Yemen,  dove l'energia ha costi molto più bassi, sebbene il 40% dell'energia sia ricavata da fonti rinnovabili.