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MONDO

In Giappone sono 129 i condannati alla pena capitale

Condannato a morte 50 anni fa esce di prigione perché il processo è da rifare

Iwao Hakamada ha trascorso gli ultimi 48 anni nel braccio della morte. La giustizia nipponica ora, sulla base di nuovi elementi, ha sospeso la pena ed ordinato un nuovo processo liberando l'uomo

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Iwao Hakamada in una foto da giovane (foto LaPresse)
Tokyo (Giappone)
Ha 78 anni e da quando ne aveva 30 vive nel braccio della morte il più anziano condannato a morte del mondo. Si chiama Iwao Hakamada e, dopo 48 anni passati dietro le sbarre, affronterà ora un nuovo processo. La giustizia nipponica infatti, grazie a nuovi elementi e test del Dna che lo scagionerebbero, ha deciso di sospendere la pena capitale e liberare l'uomo in attesa di un nuovo giudizio.
 
Il tribunale de Shizuoka (nel sud-est del Giappone) ha deciso che ci sarà un nuovo processo per l'uomo ritenuto il più 'anziano' condannato a morte del mondo, Iwao Hakamada, oggi 78 anni. A 48 anni dalla sentenza del 1966 per diversi omicidi, si sono fatti strada dubbi sulla sua colpevolezza, e il tribunale ha sospeso la pena capitale. Hakamada è stato quindi rilasciato dal carcere di Tokyo Kouchisho. La corte distrettuale di Shizuoka, accettando la revisione del processo, ha infatti disposto l'immediata scarcerazione trasmessa in diretta dalla tv pubblica Nhk.
 
Da quasi mezzo secolo nel braccio della morte, questo ex impiegato di una fabbrica di soia, ex pugile, era stato riconosciuto colpevole di avere ucciso il suo datore di lavoro, la moglie e i due figli di questi. Ma in questi ultimi anni sono emersi nuovi elementi, tra cui alcuni test del DNA risultati negativi, a rimettere in discussione quella sentenza.
  
Hakamada ha sempre respinto le accuse pur avendo firmato alcune ammissioni, a suo dire costretto dai poliziotti. Un comitato di sostegno e l'associazione degli avvocati giapponesi chiedevano da tempo una revisione del processo.
 
Nel frattempo, la sorella Hideko, ormai ottuagenaria, continua da 48 anni a fargli visita in prigione, anche se il fratello minore si rifiuta di vederla da tre anni.
 
Dopo l'esecuzione di due prigionieri nel dicembre scorso, restano 129 condannati nel braccio della morte in Giappone, secondo il ministero della Giustizia.