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ECONOMIA

Rapporto Regionale Pmi 2021

Confindustria-Cerved: rischio fallimento per il 40% dei ristoranti e un terzo degli alberghi

I due terzi tra le società che organizzano fiere e convegni a rischio default nei prossimi 12 mesi. 1,3 milioni di posti di lavoro persi

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Il 40% dei ristoranti è "ad alta probabilità di fallimento" contro la percentuale del 17,3% prima del Covid. E' quanto emerge dal Rapporto Regionale Pmi 2021, realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Le pmi con un concreto rischio di default nei prossimi 12 mesi sono oltre i due terzi tra le società che organizzano fiere e convegni, con percentuali ovunque superiori al 65%. A rischio un terzo degli alberghi, con evidenti gap tra Nord-Est (20,7%) e altre aree, con valori massimi al 46,6% nel Mezzogiorno".

Covid e crisi economica senza precedenti
Il Covid-19 ha determinato una crisi senza precedenti per l'economia italiana, non solo in termini di entità, ma anche per la sua natura particolarmente asimmetrica. L'emergenza sanitaria ha avuto, infatti, conseguenze fortemente diversificate, colpendo in misura particolare i settori più interessati dai lockdown ed esposti alle misure di contenimento come, ad esempio, la ristorazione, il turismo, gli alberghi, i trasporti, l'ingrosso e il dettaglio non alimentare e il sistema moda. Mentre ha inciso in misura meno significativa su altri comparti o addirittura stimolandone positivamente alcuni, come la filiera farmaceutica, il commercio online e l'industria agroalimentare.

Il Rapporto Cerved analizza le performance economico-finanziarie delle circa 160 mila società di capitale italiane che - impiegando tra 10 e 249 addetti e con un giro d'affari compreso tra 2 e 50 milioni di euro - rientrano nella definizione europea di PMI. Con oltre 94 mila società (54 mila nel Nord-Ovest e 40 mila nel Nord-Est), il Nord è l'area con il numero maggiore di PMI, che registrano comunque una presenza diffusa in tutto il territorio nazionale con 33 mila società nel Centro e 32 mila nel Mezzogiorno.

A livello complessivo, il valore aggiunto prodotto è pari a 230 miliardi di euro: il 39% da PMI che hanno sede nel Nord-Ovest, il 28% da società del Nord-Est, il 18% da imprese dell'Italia centrale e il restante 15% da quelle meridionali. 

Calo di fatturato
In base alle stime, un numero molto consistente di PMI (28 mila, pari al 17,9%) ha subito nel 2020 un calo dei ricavi superiore al 20% (il 17,7% considerando la distribuzione del fatturato). Un terzo delle società analizzate (53 mila) ha fatto registrare un calo dei ricavi più basso, ma comunque significativo (tra -10% e -20%). Circa 63 mila PMI hanno contratto le vendite con tassi a una cifra e solo per le restanti 14 mila società (9,0%) si stima un fatturato in crescita o sui livelli del 2019.

Il Centro risulta l'area geografica con la quota maggiore di imprese operanti nei settori più colpiti dal Covid, seguito dal Mezzogiorno, che però fa registrare anche le percentuali più alte di imprese stabili o in crescita (14,8% in termini di fatturato) oppure con un calo contenuto (37,6%). In ogni caso, anche Nord-Est e Nord-Ovest presentano incidenze molto elevate nei settori colpiti dalla crisi pandemica, con una contrazione delle vendite inferiore al 20%. In media, il fatturato delle PMI è atteso in calo del 10,6% tra 2019 e 2020.

A causa di una specializzazione produttiva caratterizzata da una maggiore esposizione allo shock Covid, gli effetti della pandemia risultano più severi tra le PMI del Centro Italia, con un calo dei ricavi pari all'11,6%. Si registrano cali superiori alla media nazionale anche nel Nord-Est (-10,7%) e lievemente inferiori nel Nord-Ovest (-10,5%), mentre nel Mezzogiorno si registra una flessione più contenuta (-9,4%). 

Misure emergenziali del Governo hanno mitigato l'effetto Covid su PMI
Nonostante impatti consistenti, il sistema delle PMI sembra finora aver sostanzialmente tenuto, in parte anche grazie al lungo processo di rafforzamento patrimoniale e finanziario osservato in tutta la Penisola nel precedente decennio, ma soprattutto per via del massiccio impiego di misure emergenziali adottate dal Governo, che hanno mitigato lo shock della pandemia sulle PMI.

Mancati pagamenti
I dati sulle abitudini di pagamento delle imprese italiane indicano che durante la fase del lockdown i mancati pagamenti delle PMI sono esplosi in tutta la Penisola, ma poi, con la ripresa dell'attività economica e con la progressiva operatività del Decreto Liquidità sono tornati sostanzialmente alla normalità.

Nella fase più acuta, a maggio, le PMI meridionali non hanno saldato il 55% del valore delle fatture in scadenza o già scadute, un dato in forte crescita rispetto al 42% di dicembre 2019. Anche nel resto del Paese, l'indicatore si è impennato, passando dal 38% al 51% nel Centro, dal 31% al 41% nel Nord-Ovest e dal 27% al 36% nel Nord-Est.
Alla fine dell'anno il volume dei mancati pagamenti è invece ritornato su livelli simili a quelli dell'anno precedente.

Ristoranti, alberghi, organizzazione fiere e convegni: i settori più colpiti 
Se a livello complessivo il sistema di PMI, benché più esposto a situazioni di rischio, sembra aver tenuto, nei settori più colpiti dalla pandemia gli effetti sono molto più intensi. In particolare, la presenza di PMI con un concreto rischio di default nei prossimi dodici mesi supera i due terzi tra le società che organizzano fiere e convegni, con percentuali ovunque superiori al 65%, mentre il 40% dei ristoranti è ad alta probabilità di fallimento (17,3% prima del Covid) ma, in questo caso, con ampi divari tra quelli del Nord-Est e quelli del Mezzogiorno (il 50,9%). Risultano a rischio un terzo degli alberghi, anche in questo caso con evidenti gap tra il Nord-Est (20,7%) e le altre aree, con valori massimi al 46,6% nel Mezzogiorno.

1,3 milioni di posti di lavoro in meno
Nei prossimi mesi saranno al centro dell'attenzione le conseguenze della pandemia sull'occupazione e sugli investimenti, soprattutto per valutare le possibili misure da adottare per compensarne gli effetti negativi e promuovere la ripresa.  A tale scopo, sono state elaborate alcune stime in riferimento all'evoluzione dell'emergenza sanitaria, all'efficacia delle azioni di contrasto alla pandemia e all'attuazione del piano vaccinale. L'impatto sull'occupazione è molto vicino a quello stimato dall'Istat, con una perdita di posti di lavoro per il complesso delle imprese italiane (non solo le PMI, ma anche micro e grandi imprese), tra dicembre 2019 e la fine del 2021, di circa 1,3 milioni di unità, pari all'8,2% del totale dei 16 milioni di addetti nelle imprese prima dell'emergenza, la gran parte dei quali impiegati nel settore dei servizi.

A livello territoriale, le stime evidenziano perdite assolute più consistenti nel Nord-Ovest (399 mila addetti, -7,8%), rispetto a Nord-Est (322 mila, -8,2%), mentre in termini relativi, gli effetti sarebbero maggiori nel Mezzogiorno (320 mila, -8,4%) e nel Centro Italia (289 mila, -8,9%).  

Investimenti
La probabile uscita dal mercato di un numero rilevante di imprese e il ridimensionamento del giro d’affari di molte altre, avranno inevitabili ripercussioni anche sul livello degli investimenti. Secondo le stime, infatti, le società italiane potrebbero perdere, a causa del Covid, 43 miliardi di euro di capitale nel biennio 2020-2021 (-4,8% rispetto ai circa 900 miliardi complessivi di fine 2019).