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ECONOMIA

Italia al penultimo posto della classifica Ocse sulla formazione

Confindustria: con un'istruzione migliore +15% di Pil in 10 anni

Sebbene rispetto al passato, oggi gli italiani siano più istruiti, siamo ancora ben distanti dai Paesi avanzati, con poco meno di 12 anni dedicati nella vita all'istruzione e il 21% di laureati. Colmare questo gap porterebbe 234miliardi, pari a 3.900 euro a cittadino

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Bari
Se l'Italia, portasse il suo grado di istruzione al livello dei Paesi più avanzati, nell’arco di 10 anni, si avrebbe un progresso del Pil pari al 15%, cioè 234 miliardi in termini reali, pari a 3.900 euro a cittadino. Questa la stima fatta dal Centro sudi di Confindustria che ha presentato a Bari la ricerca 'People First' in occasione del convegno biennale di Confindustria 'Il capitale sociale, la forza del paese'.

Ma quanto è grande questo gap, che vale 15 punti di Pil? Evidentemente è enorme, e Confindustria lo spiega in modo chiaro. Sebbene rispetto al passato, oggi gli italiani siano più istruiti, siamo ancora ben distanti dai Paesi avanzati, con poco meno di 12 anni dedicati nella vita all'istruzione e il 21% di laureati, un altro 21% invece abbandona l'università prima di laurearsi. Non solo, ma anche negli abbandoni scolastici prima dell'università, siamo al terzultimo posto in Europa, con oltre 1,2 milioni dei cosiddetti Neet (Not engaged in education, employment or training), tre volte quelli tedeschi in percentuale.

Formazione, Italia al penultimo posto della classifica Ocse
L'anello debole del sistema scolastico, secondo Confindustria, che si basa su dati della Fondazione Agnelli del 2011, sono le scuole medie. Lo stallo dell'economia poi porta al mancato utilizzo della propria formazione, sono ben 1 su 5 coloro che svolgono mansioni scarse rispetto al titolo di studio conseguito, percentuale che tra gli stranieri sale al 34,8%. Di fronte a questo scenario, ovviamente l'Italia non attrae le migliori risorse dall'estero, aumentando il proprio arretramento. Se poi si ha la fortuna o il merito di trovare un posto di lavoro, le competenze maturate a scuola sono poco utilizzate (dato Ocse-Piacc) o inutili rispetto alle cose veramente chieste dalle imprese, e la formazione tra i Paesi Ocse ci vede al penultimo posto, peggio di noi solo la Russia. Inoltre le competenze acquisite a scuola presto diventano obsolete. Un dato positivo per l'Italia c'è però: nel nostro Paese studiare costa meno che all'Estero. Quindi conviene due volte, anche perché chi si laurea, ha un reddito lordo medio superiore ai 50mila euro, rispetto ai 38mila circa di chi si diploma.

La laurea aumenta la possibilità di trovare lavoro
Studiare conviene, la laurea aumenta la probabilità di trovare lavoro, e offre maggiore opportunità di reddito e carriera. Il tasso di occupabilità dei laureati in Italia è infatti il 40% superiore a quello dei diplomati. Confindustria mette in luce, inoltre, come in Italia durante la crisi con un aumento della quota dei cosiddetti Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, sia diminuito di più il tasso di occupazione dei diplomati e laureati a non più di tre anni dal conseguimento del titolo: -10,7 punti percentuali contro i -5,6% della media Ue e il +3,8% in Germania. Lo studio evidenzia poi il costo dei giovani che non studiano e non lavorano indicando che questi giovani, tra i i 15 e i 29 anni, in Italia sono 2,250 milioni (dato 2012), ossia il 24% dei giovani italiani in quella fascia di età. Il loro costo sociale (ossia l'esclusione dal mercato del lavoro) è significativo: a livello europeo (14,5 milioni i Neet in totale) è di 153 miliardi di euro l'anno, in Italia è di 32,6 miliardi. In sostanza, se i Neet entrassero a far parte del sistema produttivo nazionale, si potrebbero guadagnare più di 2 punti percentuali di Pil. La ricerca, tuttavia, evidenzia come l’Italia sia caratterizzata da un nodo nella transizione tra scuola e lavoro. Lo dimostra il fatto che nel 2012 tra i 20-34enni laureati o diplomati, in Italia solo il 52,3% lavora entro tre anni dalla conclusione del proprio percorso di formazione, contro il 74,9% della media europea e l'88,4% in Germania.

Scala sociale ferma, laurea a figli di laureati
La mobilità sociale resta un punto debole per l'Italia. Chi ha già genitori laureati ha molte più probabilità di laurearsi. Si laurea il 64% dei giovani con almeno un genitore laureato, ma la percentuale scende al 32% per i figli dei diplomati. In Europa vi è una chiara correlazione positiva, si legge nella ricerca di Confindustria, tra i titoli di studio dei genitori e quelli dei figli. La ripartizione dei figli dei laureati è in Italia simile alla media europea e anche tra i figli dei diplomati italiani si osservano percentuali molto vicine a quelle dell'Ue. La principale differenza tra Italia ed Europa si riscontra tra chi proviene da famiglie con bassa istruzione: in Europa il 18% dei figli di persone con al più la licenza media raggiunge la laurea, mentre nel nostro paese questa percentuale si ferma al 9%, la metà. Se si considerano i giovani italiani tra i 25 e i 34 anni che  provengono da famiglie poco istruite la probabilità di arrivare alla laurea è pari al 12%, inferiore al 24% medio dei giovani dell'Europa a 28.