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POLITICA

L'ex primo cittadino della Capitale

Alemanno, 5 anni da sindaco di Roma tra inchieste e nevicate epocali

Nella sua esperienza al Campidoglio, l'ex delfino di Fini si è trovato spesso al centro di polemiche e battaglie politiche

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di Giancarlo Usai
Fin dal momento della sua elezione a sindaco, nel 2008, l’esperienza da primo cittadino di Gianni Alemanno è stata costellata da una serie di incidenti di percorso che hanno minato la stabilità della sua giunta e il livello di popolarità nella Capitale. Quella Roma che, a sorpresa, dopo un primo turno in sofferenza, lo aveva scelto come nuovo sindaco preferendolo a Francesco Rutelli che tentava di riprendersi il Campidoglio per la seconda volta e che invece uscì clamorosamente sconfitto dalla sfida con l’allora esponente del Pdl. Poche ore dopo la proclamazione dei risultati, infatti, in piazza si fecero sentire sonoramente decine di sostenitori che festeggiarono a loro modo la vittoria di Alemanno: saluti romani e croci celtiche.

Saluti romani e croci celtiche
Il primo giorno da sindaco, iniziò per Alemanno con la presa di distanza dai manifestanti e la dichiarazione d’intenti di voler collaborare per tutta la legislatura con i dirigenti di tutte le comunità etniche e religiose presenti in città. La vittoria fu dedicata a Gianfranco Fini, lo storico leader di Alleanza nazionale, a quel tempo saldamente in sella nel ruolo di “eterno delfino” di Silvio Berlusconi nella coalizione del centrodestra.

Ara Pacis, la cultura croce e delizia
Nel maggio 2008, anche la cultura finisce nel calderone delle polemiche. Il sindaco, appoggiato da Vittorio Sgarbi, annuncia di voler smantellare la teca dell’Ara Pacis, che tutto il centrodestra ha sempre criticato perché considerata in contrasto con l’ambiente circostante e perché la sua progettazione è stata assegnata unilateralmente all’architetto newyorchese Richard Meier. Dopo un estenuante dibattito Alemanno lancia l’idea di un referendum per far esprimere la cittadinanza. Alla fine la teca è rimasta al suo posto e, con il consenso dello stesso Meier, si è deciso di abbattere solo un muro.

Parentopoli, la madre di tutti gli scandali
Ma è negli ultimi mesi del 2010 che la giunta Alemanno viene coinvolta nello scandalo più eclatante, ovvero la parentopoli delle aziende municipalizzate del Comune: un vortice di assunzioni tramite chiamata diretta di persone relativamente vicine al centrodestra e conoscenti più o meno stretti di diversi assessori. Si tratta di circa duemila assunzioni, solo all’Atac, l’ente responsabile del trasporto pubblico, 850 nuovi ingressi, un migliaio invece all’Ama, l’azienda dei rifiuti. Procura e Corte dei conti hanno aperto un’inchiesta per valutare gli eventuali illeciti penali e contabili.

La neve che paralizzò la Capitale
Ma anche il maltempo è stato un “nemico” della Giunta Alemanno. Nel febbraio 2012 Roma è paralizzata da una intensa nevicata che blocca non solo la circolazione ma il normale svolgimento delle attività quotidiane. La sinistra capitolina accusa il sindaco di avere “bucato” un adeguato piano d’emergenza per far fronte alla situazione. Alemanno non ci sta e accusa la Protezione civile di aver sottovalutato le previsioni meteo. Sulla Rete si scatenano le ironie, gli sfottò e i fotomontaggi del sindaco alle prese con spalaneve e pupazzi vari.

L'uscita di scena
Tra inchieste e battaglie politiche, dunque, l’avventura di Alemanno al Campidoglio si chiude con una sconfitta elettorale, quella subita da Ignazio Marino nel 2013. I romani non lo riconfermano. Dopo pochi mesi abbandonerà il Pdl in polemica con i vertici per mancanza di “democrazia interna” e aderirà a Fratelli d’Italia. Ma i guai non sono evidentemente finiti con la chiusura della sua esperienza da sindaco.