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MONDO

Berna si allontana dall'Europa

La Svizzera vota per lo stop all'immigrazione, ma il Paese si spacca

Il referendum voluto dalla destra antieuropeista per fissare delle quote massime di ingressi nello Stato elvetico passa per una manciata di voti. Tensione con Bruxelles, l'Ue si rammarica del risultato. Il 70% dei votanti, invece, ha respinto il provvedimento sull'aborto

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Decisione per pochi voti
Sconfessando il governo e per una manciata di voti, gli svizzeri hanno approvato per referendum l'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa". Così facendo hanno di fatto bocciato l'Accordo di libera circolazione delle persone in vigore con l'Ue imponendo di frenare l'immigrazione, fissando tetti massimi e contingenti annuali per tutti gli stranieri: cittadini dell'Unione europea, frontalieri e richiedenti asilo inclusi. Al termine di un testa a testa fino all'ultimo voto, l'iniziativa promossa dal partito di destra e antieuropeista dell'Unione democratica di centro è stata approvata dal 50,3% dei votanti con uno scarto di meno di ventimila schede. Ma tanto basta. Prendendo atto del risultato del referendum, il governo non ha avuto scelta e ha annunciato che intende avviare discussioni con l'Unione europea, con cui la Svizzera è legata da un Accordo sulla libera circolazione delle persone, mentre Bruxelles ha immediatamente espresso "rammarico".   

Una divisione a metà
Dalle urne è uscito un Paese spaccato in due, con i cantoni romandi francofoni più filoeuropei e le grandi città nel campo dei perdenti, mentre i cantoni di lingua tedesca e il Ticino hanno votato a favore dell'iniziativa. Il cantone italofono, confrontato a un flusso di circa sessantamila frontalieri dalla vicina Penisola, ha registrato la più alta percentuale di Sì, saliti a quota 68,1%. Quasi un plebiscito. Per l'esecutivo, il responso delle urne "riflette il malessere per la crescita demografica degli ultimi anni". Anche a causa della crisi, il numero di immigrati attirati dal benessere economico della Svizzera ha superato le previsioni con un saldo migratorio di circa 77mila persone l'anno, il 70% dei quali provenienti dalla Ue. L'Udc/Svp ha fatto campagna sventolando l'immagine di una Svizzera costretta a fare i conti con le conseguenze "nefaste" di un'immigrazione fuori controllo: dalla disoccupazione in aumento, ai treni sovraffollati, all'aumento degli affitti.

La vittoria della destra antieuropeista
E ora ha vinto contro il governo, il Parlamento, le organizzazioni economiche, i sindacati e la stragrande maggioranza dei partiti. Il successo dell'iniziativa Udc/Svp introduce un nuovo articolo nella Costituzione svizzera e impone un cambiamento alla politica migratoria. Le nuove disposizioni costituzionali prevedono infatti di limitare i permessi di dimora per stranieri attraverso tetti massimi e contingenti annuali definibili in funzione degli interessi globali dell'economia svizzera. Al momento di assumere lavoratori, le imprese devono inoltre dare la preferenza agli svizzeri. "Il nuovo testo costituzionale non definisce né l'entità dei contingenti né l'autorità chiamata a fissarli e rilasciarli o i criteri da applicare. I dettagli vanno ora disciplinati nella legge. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno tre anni per l'attuazione", ha ricordato il governo.

Traballano i rapporti con l'Ue
L'esecutivo sottoporrà quanto prima al Parlamento una proposta di attuazione e, poiché le nuove disposizioni costituzionali sono in contrasto con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone in vigore con l'Ue dal 2002, avvierà nuovi negoziati con Bruxelles. Il presidente della Confederazione Didier Burkhalter ha dichiarato che nelle prossime settimane il governo studierà su quali basi proseguire le relazioni con l'Ue, mentre Bruxelles ha risposto, rammaricandosi, che "esaminerà le implicazioni di questa iniziativa popolare sui rapporti Ue-Svizzera nel loro insieme", lasciando intendere che alcune intese esistenti potrebbero saltare. Non sono però mancati gli applausi al voto svizzero, soprattutto dagli esponenti dell'estrema destra europea.

Bocciato il referendum sull'aborto
Bocciato invece il referendum sull'aborto. Il 70% dei votanti ha detto no all'iniziativa che chiedeva che l'interruzione di gravidanza e l'embrio-riduzione non fossero più coperte dall'assicurazione obbligatoria di base. Il governo svizzero e la maggioranza del parlamento avevano raccomandato di respingere la proposta intitolata "Il finanziamento dell'aborto è una questione privata" promossa da un comitato interpartitico, composto essenzialmente di cristiani conservatori.