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POLITICA

Il nuovo esecutivo

Governo Draghi, il giorno della fiducia alla Camera: il voto atteso in serata

Dopo aver ottenuto il via libera ieri sera al Senato con 262 voti a favore, 40 contrari e due astensioni, oggi Draghi a Montecitorio. Nel suo discorso il premier ha richiamato al senso di "responsabilità nazionale" in cui "l'unità non è un'opzione, è un dovere"

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Il voto è previsto stasera, intorno alle 20. Ma è cominciata questa mattina alle 9, con la discussione generale, la lunga giornata a Montecitorio per il premier Mario Draghi che oggi chiede la fiducia della Camera dei Deputati per il suo "governo senza aggettivi", né tecnico né politico, dove essere uniti non è più un'opzione ma"un dovere" per amore dell'Italia.

Il presidente del Consiglio segue il dibattito dai banchi del governo. Gli iscritti a parlare sono 63.

Nella seduta di ieri il premier aveva consegnato il testo delle  dichiarazioni programmatiche.

In base a quanto deciso dai capigruppo di Montecitorio, la discussione generale avrebbe dovuto terminare alle 16, ma è andata avanti fino alle 16,24 per dare spazio alle dichiarazioni spontanee di alcuni Deputati. Poi una nuova pausa per la sanificazione ha di fatto sospendere i lavori. Si riprenderà attorno alle 18, quando si terrà la replica del presidente del Consiglio. Le dichiarazioni di voto saranno dalle 18.30 alle 20, quando avrà inizio la chiama per la votazione di fiducia.

Il premier siede tra i ministri degli Esteri e dell'Interno,Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese. E' in blu, cravatta azzurro Europa. Tutti i nove posti al banco del governo sono occupati da ministri, l'emiciclo è pieno di deputati ma non ci saranno applausi sul discorso del premier, che i senatori ieri hanno ascoltato e che oggi, come è consuetudine, Draghi non ripete.  Pandemia,vaccini, Recovery, riforme, ambiente, lavoro, Europa, scuola,donne, giovani, disuguglianze,fisco: tutti i temi del discorso programmatico di Draghi tornano nei brevi interventi della discussione generale.

Conclusi gli interventi dei Deputati, è stata depositata la mozione di fiducia della maggioranza. Alla ripresa dei lavori, prevista per le 18,  ci sarà la replica del presidente Draghi in Aula e poi il voto a chiamata nominale. 

La mozione
Come al Senato, anche alla Camera la nuova maggioranza ha presentato una mozione unica sulla fiducia al governo Draghi. Un testo che ricalca quello di palazzo Madama, stringatissimo, per dire che la Camera ascoltate le comunicazioni del presidente del Consiglio esprime la fiducia al governo. A firmarla i  capigruppo Davide Crippa (M5s), Riccardo Molinari (Lega), Graziano Delrio (Pd), Roberto Occhiuto (Forza Italia), Maria Elena Boschi (Iv) e Manfred Schullian (Misto).

La diretta da Montecitorio


Grillo: "I grillini non sono più marziani"
"Oggi, alle 21:55 la sonda Perseverance atterrerà su Marte. Alla stessa ora, la Perseveranza atterrerà su un altro Pianeta. La Terra. Più precisamente alla Camera dei deputati. I grillini non sono più marziani. I Grillini non sono più marziani". Lo scrive il garante M5S Beppe Grillo in un post sul suo blog. 

L'intervento di Grillo è giunto dopo l'espulsione dei 15 senatori pentastellati che, in dissenso alle indicazioni del Movimento 5 stelle, hanno votato no alla fiducia per il governo Draghi.

Ieri il voto al Senato
Il governo di Mario Draghi ieri in tarda serata incassa la prima delle fiducie. Il larghissimo sostegno, 262 i sì, sono sostanzialmentne in linea con le previsioni. Sono 40 i voti contrari; a schierarsi contro, oltre ai diciannove parlamentari di Fdi, sono  sei senatori del gruppo misto e quindici Cinque stelle che votano in dissenso con la linea del gruppo. Altri 8 cinquestelle non hanno partecipato alla votazione, due risultano assenti giustificati. Dunque nel Movimento il dissenso non si placa, i dissidenti che hanno votato contro la fiducia al governo Draghi saranno espulsi dal Movimento 5 stelle . Lo confermano fonti del M5s che non lasciano adito a dubbi. Il capogruppo del movimento a Palazzo Madama Licheri aveva comunque avvertito che quella targata 5s non è una fiducia incondizionata: "non dia mai per scontato il nostro sì perché noi, mi permetta questa licenza verbale, le romperemo le scatole", aveva dichiarato in aula.

Il resto dei leader dei partiti di maggioranza ha confermato il pieno sostegno a Draghi. "La Lega c'è" commenta a caldo Matteo Salvini. Il leader leghista continua a mantenere toni low profile, e ribadisce la lealtà del partito: "Abbiamo scelto di esserci, di metterci la faccia. In questi giorni sto incontrando sindaci, governatori, imprenditori, agricoltori e ristoratori che mi chiedono non la polemica politica destra-sinistra tra sovranisti ed europeisti, ma la soluzione dei problemi: salute, lavoro e ritorno alla vita". Salvini glissa anche sulle parole di Draghi sull'euro irreversibile: "Draghi ha sempre ragione", osserva. 

La 'svolta' moderata della Lega viene accolta positivamente dall'alleato Berlusconi: "È certamente un atto di saggezza che anche l'Europa apprezzera'", dice il Cavaliere commentando la 'nuova' linea leghista. Draghi "ha pronunciato un discorso dettagliato, di alto profilo, che guarda al futuro, che delinea un'Italia capace di rialzarsi e di ripartire. Mi sono riconosciuto nel suo discorso", dice Silvio Berlusconi, che rivendica: "Sono le ragioni per le quali abbiamo chiesto la nascita di questo governo e lo sosterremo con impegno e dedizione totale", assicura. 

Non ha dubbi sul sì a Draghi il segretario del Pd, Nicola Zingaretti: "Dalle sue parole una conferma: l'Italia è in buone mani. Il Pd farà parte di questa sfida". 

Non nasconde la soddisfazione Matteo Renzi: "Draghi ha dato una visione", esulta in Senato. E aggiunge: "A chi ancora oggi si domanda, ma aveva senso aprire la crisi? Rispondo semplicemente sì, ne valeva la pena". Infine rivendica: "Il cambio Conte-Draghi è in assoluto la cosa più difficile, più incredibile e anche più utile al Paese che abbia mai fatto. Sicuramente adesso io conto meno, ma l'Italia conta di più". 

Nessun ripensamento per Giorgia Meloni: "Dopo aver ascoltato da Draghi un intervento di generica visione politica, che evita pero' di calarsi nelle scelte concrete da effettuare, confermiamo il nostro no a questo Governo", spiega. Per la leader di FdI "il governo Draghi e' un governo orientato a sinistra, molto piu' di quanto mi sarei aspettata".

Mario Draghi nel suo intervento programmatico aveva richiamato al senso di "responsabilità nazionale" in cui "l'unità non è un'opzione, è un dovere". Il suo non sarà un esecutivo tecnico o del presidente, il suo è il "governo del paese" e avrà il compito di avviare una "nuova ricostruzione". 



La replica di Draghi: "Cruciale il Parlamento. Governance Recovery al Mef"
E' un Draghi determinato, ma anche emozionato quello che entra nei banchi del governo per la replica davanti al Senato. "Scusate, ma devo ancora imparare" dice il premier nella sua replica, quando gli viene fatto notare che il suo microfono non funziona bene. E poi: "Vi ringrazio per la stima che avete dimostrato, ma anche questa dovrà essere giustificata e validata nei fatti dall'azione di governo da me presieduto". 

Ma il suo discorso poi mette da parte l'emozione e va dritto al sodo, nel tentativo di dare una risposta a tutte le istanze rappresentate dai Senatori nel corso della lunga giornata di lavori in Aula: "Voglio ribadire quanto consideri cruciale il lavoro del Parlamento" e "ho indicato chiaramente come la governance" del Recovery plan "debba essere incardinata nel Mef, con la strettissima collaborazione dei ministeri competenti". Lo ha detto il premier Mario Draghi, nella replica al Senato. Quindi, ha aggiunto Draghi, "il Parlamento sarà informato sull'impianto complessivo del programma" e sugli interventi specifici.