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ITALIA

Cosa Nostra voleva che il leader socialista influisse sul maxiprocesso

Brusca: "Tramite Berlusconi volevamo arrivare a Craxi"

Nell'aula bunker di Milano secondo giorno di deposizioni per il pentito Giovanni Brusca: "Sul carcere duro Dell'Utri ci disse vediamo che cosa si può fare"

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Berlusconi e Craxi
Milano
Nel secondo giorno di deposizione al processo sulla trattativa Stato-mafia Giovanni Brusca continua fare ordine tra i tasselli di quello che, per l'accusa, è il patto stretto all'epoca tra le istituzioni e Cosa Nostra. 

Cosa Nostra cercava Berlusconi per arrivare a Craxi
"Nel 1991, c'era interesse a contattare Marcello Dell'Utri e SilvioBerlusconi - spiega Brusca - perché facessero da tramite con Bettino Craxi, che ancora non era stato
colpito da Mani Pulite - perché influisse sulla Cassazione sull'esito del maxiprocesso".

"Dell'Utri sul carcere duro ci disse vediamo cosa si può fare"
"Nel'93, d'accordo con Leoluca Bagarella - continua Brsuca - incaricammo Vittorio Mangano di andare da Berlusconi e Dell'Utri per affrontare intanto il problema del carcere duro, che andava indebolito, e poi di avviare contatti per fare leggi nell'interesse di Cosa nostra, altrimenti avremmo proseguito con la linea stragista. Lui fu contento di andarci e ci disse che era un modo per riprendere i rapporti e per curare gli interessi di Cosa nostra. Dopo 10 giorni mi disse che aveva incontrato Dell'Utri in un'agenzia di pulizie di una persona che lavorava per la Fininvest e che gli era stato detto vediamo cosa si può fare". 

"La sinistra sapeva"
Brusca afferma di aver detto a Mangano di comunciare a Dell'Utri che "dei fatti del '93 la sinistra sapeva e che poteva usare questa cosa visto che ora incolpavano lui delle stragi".

L'attentato a Berlusconi
Tra le dichiarazioni del pentito Giovanni Brusca anche quelle sull'attentato a Berlusconi da parte del boss Ignazio Pullarà che riscuoteva dall'imprenditore milanese
600 milioni l'anno di pizzo. "I soldi - ha spiegato - poi venivano spartiti". Dopo l'attentato che non aveva avuto l'autorizzazione di Cosa nostra, Pullarà viene sostituito alla guida del mandamento da Carlo Greco, vicinissimo al boss Bernardo Provenzano e, insieme al capomafia Raffaele Ganci, l'uomo di Cosa nostra che poteva avere contatti con Dell'Utri. 

Carlo De Benedetti nel mirino della mafia 
Ai giudici Brusca ha riferito che c'era il progetto di colpire Carlo De Benedetti, l'imprenditore proprietario del gruppo Repubblica-L'Espresso: "parlando con Riina - ha detto - c'era il progetto, mai concretizzato, di togliere l'ostacolo (Carlo De Benedetti) per indebolire la sinistra e concretizzare quello che stavamo costruendo in Sicilia". A questo proposito il pentito cita Sicilia Libera, il movimento politico nato da Leoluca Bagarella che, se avesse avuto i risultati sperati, "si poteva farlo inserire nel gruppo di centrodestra".

La battuta sulla cattura di Riina
"Ringrazi il generale Mori per avere fatto fare la fine del topo a Riina": il pentito Giovanni Brusca conclude così il lungo controesame fatto dall'avvocato Basilio Milio, legale del
generale Mario Mori, una battuta che non è piaciuta al presidente della corte d'assise,
Alfredo Montalto, che lo ha invitato a non fare simili considerazioni.

Salvatore Borsellino: grave l'assenza di Di Matteo
"L'assenza del pm Nino Di Matteo a Milano e' un fatto gravissimo - sono le parole del fratello del magistrato Paolo - non credo che questa sia una vittoria della mafia, penso piuttosto che sia una vittoria di chi per 20 anni ha mantenuto la scellerata congiura del silenzio sulla trattativa Stato-mafia". 

Gli imputati
Oltre a Giovanni Brusca - l'uomo che ha premuto il telecomando nella strage di Capaci, oggi collaboratore di giustizia, tra gli imputati ci sono Massimo Ciancimino, Marcello Dell'Utri, Totò Riina, gli ex ufficiali del ROS Mario Mori e Antonio Subrannie e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, che risponde solo di falsa testimonianza.