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MONDO

La crisi

Venezuela, Maduro: no a elezioni presidenziali anticipate

Il contestato presidente, in un'intervista al canale Russia Today, ha ricordato che l'unico voto in vista è quello per le parlamentari, che si dovrebbero tenere nel 2020. Intanto l'Assemblea nazionale approva l'arrivo di aiuti umanitari. Papa Francesco pronto a mediare solo se lo chiede anche Guaidò. Il ministro degli Esteri, Moavero, riferirà alla Camera il 12 febbraio

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Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha ribadito ancora una volta che non si terranno elezioni presidenziali anticipate, come chiesto da diversi Paesi. "In Venezuela non c'è un deficit di elezioni", ha detto in un'intervista al canale Russia Today, ricordando che l'unico voto in vista è quello per le parlamentari, che si dovrebbero tenere nel 2020. "Il problema è nell'opposizione venezuelana e non nel fatto che che ci sia una elezione in più, ha proseguito il contestato leader venezuelano. "Abbiamo avuto 25 elezioni in 20 anni", ha ricordato, "e negli ultimi 18 mesi abbiamo votato sei volte e le presidenziali del 2018 sono state anticipate su richiesta dell'opposizione". 

L'Assemblea nazionale approva gli aiuti umanitari 
L'Assemblea nazionale venezuelana, controllata dall'opposizione, ha intanto approvato a Caracas "una strategia di aiuto urgente complesso in alimentazione e salute per l'emergenza umanitaria", rivolta "alle persone la cui vita è in pericolo". In questo modo l'Assemblea, presieduta da Juan Guaidó, ha deciso di opporsi alla posizione del presidente Nicolás Maduro che si è detto contrario perché l'aiuto umanitario rappresenterebbe il pretesto per un intervento militare degli Stati Uniti.

Il Papa pronto a mediare in Venezuela se lo chiede anche Guaidò
Papa Francesco non chiude la porta alla possibilità di una mediazione della Santa Sede sul Venezuela, ma solo se, dopo la richiesta di Maduro, arriverà anche quella dell'opposizione guidata da Juan Guaidò. Sul volo di ritorno dal suo viaggio ad Abu Dhabi il pontefice non si sottrae alle domande sul Paese sudamericano da dove, lunedì, gli è arrivata una lettera di Maduro, per chiedere un intervento papale che aiuti a risolvere la crisi. "Vedrò cosa si può fare - ha assicurato Francesco, che finora nelle sue dichiarazioni non ha mai sposato nessuna delle fazioni in campo - ma la condizione iniziale sia che ambedue le parti lo chiedano. Noi siamo sempre disposti".

Il 12 febbraio le comunicazioni di Moavero alla Camera
Si terranno Il 12 febbraio alle 11 nell'Aula della Camera le comunicazioni del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, sulla situazione in Venezuela. Al termine dell'intervento del ministro verranno votate risoluzioni in Aula. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

Salvini: Maduro fuorilegge
"Maduro è fuorilegge: affama, incarcera e tortura il suo popolo. Spero in elezioni libere e democratiche il prima possibile. Sono vicino ai milioni di italiani, e discendenti di italiani, che vivono, resistono e soffrono in Venezuela". Lo afferma in una nota il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini, a proposito della crisi venezuelana. E poi aggiunge: "Capisco le sensibilità di tutti e apprezzo le doti di equilibrio di Conte ma non si può negare l'evidenza: Maduro è un delinquente, un fuori legge, è scaduto".

Un'affermazione che segue quella con cui il vicepremier leghista aveva criticato la posizione dell'esecutivo di cui fa parte, in particolare quella dei suoi alleati pentastellati che non riconoscono l'autoproclamazione di Guaidò e tengono il punto sulla presidenza di Maduro: "Non stiamo facendo una bella figura - aveva detto Salvini - finito il mandato di Maduro, dittatore rosso, entra in carica il presidente della Camera, Guaidò".

Fiano, Pd: Salvini voti nostra mozione
"Se 'Maduro è un fuorilegge', allora si metta al voto in Aula la mozione Pd per riconoscere Guaidò". Così Emanuele Fiano su Twitter su quanto scritto dal ministro dell'Interno. "Come mai non ci permettete di votare subito la nostra mozione sulla situazione in Venezuela? Se fai una telefonata al Presidente Roberto Fico, noi fra un'oretta abbiamo la Capigruppo e li la Lega può dare subito parere favorevole a questa discussione. Vediamo".

M5S: opposizione attacca la prudenza del governo
"Da parte dell'opposizione è sotto attacco il supplemento di  prudenza che il governo italiano si vuole garantire" sulla vicenda del Venezuela. Lo dice nell'Aula della Camera Pino Cabras di M5S. "Noi vogliamo essere quelli del 'senno del prima', non vogliamo peggiorare le situazioni. In Venezuela c'è una situazione difficile che viene da lontano, ma non ci possiamo affidare a chi mesta nel torbido", conclude. "La democrazia va aiutata ma non con forzature istituzionali che si pagano".

Una posizione che si colloca nella linea scelta da Palazzo Chigi e in particolare dal Movimento Cinque Stelle che non riconosce ancora Guaidò come presidente ad interim del Paese. L'Italia 'parteciperà attivamente ai lavori del gruppo di Contatto internazionale', ha scritto il governo in una nota. "L'Italia appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti, attraverso un percorso pacifico e democratico, nel rispetto del principio di autodeterminazione".

Intanto sono 21 i Paesi Ue su 28 ad aver riconosciuto Guaidò. Anche la Bulgaria e Malta lo hanno fatto, unendosi così agli altri 19 Paesi che l'avevano già fatto. "Riteniamo che Juan Guaidò, presidente dell'Assemblea nazionale, in qualità di presidente a interim del Venezuela, organizzerà elezioni presidenziali libere, giuste e democratiche secondo la Costituzione", si legge in una dichiarazione del ministero degli Esteri bulgaro.

Malta "prende atto che Nicolas Maduro ha scelto di non mettere in moto il processo elettorale. Successivamente, e in conformità con le disposizioni della Costituzione venezuelana, la Repubblica di Malta si unisce agli Stati membri dell'Unione europea nel riconoscere e sostenere Juan Guaido'", ha dichiarato il governo di La Valletta in una nota.

Sulla vicenda è giunto l'appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ieri in mattinata aveva chiesto che l'Italia assumesse, con "senso di responsabilità e chiarezza", una "linea condivisa con tutti gli alleati e i partner europei". "Non ci può essere incertezza né esitazione nella scelta tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall'altro la violenza della forza", ha scandito il capo dello Stato.