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ITALIA

Roma

Mafia Capitale, oggi a Roma la sentenza: 46 imputati, chiesti 5 secoli di carcere

Cuore dell'inchiesta la presunta associazione a delinquere di stampo mafioso, contestata ad oltre quindici persone. Secondo l'impianto accusatorio i vertici del gruppo potevano contare su una schiera di politici, sia di destra che di sinistra (Luca Gramazio, ex capogruppo PDL in Campidoglio unico politico ancora accusato di concorso in associazione mafiosa). Gli avvocati della difesa nel corso del processo hanno cercato di smontare questa ipotesi di reato

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E' il D Day di Mafia Capitale; i giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma sono entrati in camera di consiglio per la sentenza del processo. 

La sentenza è prevista per le 13. 






Oltre 500 anni di carcere per i 46 imputati
Dopo quasi due anni, centinaia di udienze e migliaia di carte va a sentenza il processo che ha segnato la vita politica della capitale dell'ultimo periodo. Sono 46 gli imputati che attendono la decisione dei giudici, presieduti da Rosanna Iannello. Per loro sono stati chiesti oltre 500 anni di carcere. 

Chi sono gli imputati principali
I vertici dell'organizzazione sono l'ex terrorista nero Massimo Carminati e il boss delle cooperative Salvatore Buzzi, detenuti rispettivamente del carcere di Parma (in regime di 41bis) e in quello di Tolmezzo, in provincia di Udine. I due si conoscono negli Anni Ottanta in carcere, dove Buzzi sconta una condanna per omicidio, ma iniziano a frequentarsi assiduamente solo dopo il 2011, quando Carminati, uscito anche lui dal carcere chiede e ottiene di diventare socio in affari con l'imprenditore delle coop 'rosse'. La 'joint venture' viene stretta attraverso l'amico comune Riccardo Mancini, un passato anche il suo nell'estrema destra prima del rilancio come amministratore delegato di Eur spa durante la giunta del sindaco Gianni Alemanno. A libro paga della loro organizzazione una serie di politici locali e di persone che gravitavano intorno al loro "clan". 

Mafia?
Cuore dell'inchiesta la presunta associazione a delinquere di stampo mafioso, contestata ad oltre quindici persone. Secondo l'impianto accusatorio i vertici del gruppo potevano contare su una schiera di politici, sia di destra che di sinistra (Luca Gramazio, ex capogruppo PDL in Campidoglio unico politico ancora accusato di concorso in associazione mafiosa). Gli avvocati della difesa nel corso del processo hanno cercato di smontare questa ipotesi di reato.