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MONDO

Indiscrezione del Times

Brexit, spunta un documento segreto: "Il governo non ha un piano"

In Gran Bretagna regna la confusione, secondo un documento scritto da un consulente del governo, scovato dal Times e visionato anche dalla Cnn. L'esecutivo non ha né un piano né un accordo sulla exit strategy. I ministri di Theresa May restano divisi su due fronti, mentre il governo fa i conti con centinaia di progetti di fattibilità

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Londra non ha "un piano" sulla Brexit ne' un accordo sulla "exit strategy". Lo rivela un documento segreto ottenuto dal Times.

Secondo la nota, scritta il 7 novembre da un consulente del governo e chiamata 'Brexit Update',  a causa delle forti divisioni tra i ministri di Theresa May "ci vorranno altri sei mesi" prima di mettere a punto un piano, il che rende praticamente impossibile l'attivazione del famoso articolo 50 a marzo, come annunciato dalla May. Un portavoce di Downing Street ha smentito il documento, ma è ormai evidente come non sia chiaro cosa esattamente il governo voglia dalla Brexit, soprattutto quali siano le priorità. 

La nota non risparmia critiche al primo ministro. Theresa May si starebbe costruendo una fama di persona poco avvezza a condividere visioni e intenzioni, tesa a risolvere le questioni da sé.  Un approccio, sottolinea la nota, "difficile da sostenere".

Secondo quanto riporta il Times, il documento sottolinea le divisioni interne alla compagine di governo. Due gli schieramenti: da un parte il ministro degli Esteri Boris Johnson con il ministro per la Brexit David Davis e il ministro per il Commercio internazionale Liam Fox. Dall'altra il Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond con il ministro del Commercio Greg Clark. Ogni ministero, scrive il giornale, ha sviluppato un piano per fronteggiare le conseguenze della Brexit, anche nel caso "dello scenario peggiore". Ma quello che manca è un "piano del governo" e una "strategia complessiva per negoziare l'uscita" della Gran Bretagna dall'Unione europea.

C'è poi il problema legato al personale. Il governo non ha funzionari sufficienti per implementare la Brexit rapidamente, mentre dai settori deputati alle analisi di fattibilità stanno arrivando oltre 500 progetti. Si stima che servirebbero almeno 30.000 dipendenti pubblici in più per sostenere questo carico di lavoro. Una voce di spesa non indifferente.

Intanto, le grandi aziende cominciano a dare segni di insofferenza. Il documento dice addirittura che potrebbero a breve "puntare una pistola alla testa del governo" per assicurarsi ciò di cui hanno bisogno al fine di mantenere posti di lavoro e investimenti. Umori inquieti che si sono ulteriormente agitati dopo che la casa automobilistica giapponese Nissan ha detto di aver avuto dal governo  "sostegno e rassicurazioni" sulle condizioni di mercato una volta che la Gran Bretagna avrà lasciato l'Unione.