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POLITICA

Valeria Fedeli: il neo ministro all'Istruzione e il caso della laurea che non c'è

Stefania Giannini consegna le chiavi del dicastero della Scuola all'ex vicepresidente del Senato e subito si apre la polemica sul suo titolo di studio

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Avviene il passaggio di consegne tra il ministro Stefania Giannini e Valeria Fedeli, che raccoglie la responsabilità del dicastero dell’Istruzione, e in men che non si dica scoppia un giallo. E’ Mario Adinolfi, leader del partito Popolo della Famiglia (fondato nel 2016 ed è sotto questo simbolo che si è candidato a sindaco di Roma ottenendo lo 0.6% dei consensi) a lanciare la “bomba” in un post su Facebook: “Valeria Fedeli mente sul proprio titolo di studio, niente male per un neoministro all'Istruzione. Dichiara di essere "laureata in Scienze Sociali", in realtà ha solo ottenuto il diploma alla Scuola per Assistenti sociali Unsas di Milano”. 24 ore dopo la nascita del nuovo governo Gentiloni esplode così il caso sulla nomina dell’ex vicepresidente del Senato.

Sulla sua pagina web, la neo ministra Fedeli scrive di aver conseguito il diploma di laurea in Scienze Sociali. Dagospia getta il sasso: "Peccato che - denuncia il sito- il diploma di laurea di Scienze Sociali non è stato istituito prima del 1998 (ma in via sperimentale a Trieste e Roma) e del 2000 quando la nostra era già segretaria nazionale del sindacato dei tessili". Adinolfi raccoglie: "Complimenti ministro, bel passo d'inizio e complimenti a Gentiloni che a dirigere scuola e università mette non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per laurea in Scienze Sociali un semplice diploma della scuola per assistenti sociali". Lo staff di Fedeli non smentisce ma spiega che si tratta di un errore lessicale che ora qualcuno sta strumentalizzando, anche se nel curriculum poi diploma di laurea diventa diploma.



E’ la prima volta che alla guida del ministero dell’Istruzione va un non laureato. E il caso sul titolo di studio si somma alle accuse di incoerenza. In una intervista a L’aria che tira su La7, nell’ultimo scorcio di campagna referendaria, aveva dichiarato che, non essendo attaccata alla poltrona, in caso di vittoria del No avrebbe lasciato la politica. Due settimane dopo, viene nominata ministro.