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CULTURA

Attraverso diari, memorie e lettere

Premio Pieve Saverio Tutino: 8 storie finaliste, dalla Grande Guerra ai giorni nostri

È un viaggio attraverso il Novecento dal percorso sorprendente, quello nel quale ci conducono le otto storie finaliste della 30esima edizione del Premio Pieve Saverio Tutino (che si terrà dal 18 al 21 settembre), promosso dall'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (Arezzo)

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Le storie private della gente comune che finiscono sempre per incrociare la grande Storia, scritte attraverso lettere, diari, quaderni dalle grafie incerte. Una volta all'anno, l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano che custodisce tanto di questo materiale apre i suoi archivi e promuove il Premio Pieve Saverio Tutino (che si terrà dal 18 al 21 settembre) con otto storie finaliste della 30esima edizione del Premio.

La costante del Premio Pieve è che nessuna storia appare banale, nessun ricordo indegno di essere salvato, nessun racconto trascurabile, perché si tratta di storie di vita, raccontate spesso benissimo. Anche quest'anno la commissione di lettura del Premio, che dall'anno della scomparsa è intitolato al compianto Saverio Tutino, anima fondante dell'Archivio, ha scelto le otto storie finaliste dal 18 al 21 settembre 2014 si contenderanno la vittoria.

I temi affrontati
Le vicende narrate affrontano temi che risultano di estrema attualità. Ne risulta una panoramica sul secolo breve capace di inquadrare particolari momenti storici con l'ottica della gente comune, di quelli che fanno la storia e che la subiscono.

Nomi e storie
Il viaggio nel tempo e nella memoria inizia con Giuseppe Anice, biellese che racconta nella sua autobiografia una storia di povertà e di riscatto ambientata nel Piemonte di inizio Novecento. Pochi anni dopo l'Europa è sconvolta dallo scoppio della Grande Guerra. Nei diari e nelle lettere del senese Guido Chigi Saracini, volontario automobilista per la Croce Rossa, se ne riporta viva testimonianza. Negli anni Trenta, inizia la storia – e la missione – del religioso francescano Ruffino Barfucci, che parte dalla Verna (Arezzo) per Chayenkow (Cina) e lì resterà per due decenni.

Passano pochi anni e divampa un nuovo sanguinoso conflitto: episodi della Seconda Guerra Mondiale vengono raccontati nelle pagine del diario del ferrarese Giancarlo Chailly, che partito volontario si ritrova in Sicilia per far fronte allo sbarco alleato, e qui viene fatto prigioniero.

In un contesto storico e sociale totalmente diverso, quello degli anni Settanta, sboccia l’amore tra il marchigiano Andrea e la toscana Lorenza, sentimento espresso attraverso un intenso epistolario che andrà avanti per decenni.

Altro continente, altro drammatico contesto storico si incontrano nella memoria del fiorentino Gaddo Flego, medico che nel 1994 partecipa ad una missione di Medici Senza Frontiere in Rwanda, dove si sta consumando un vero e proprio genocidio.

In Bolivia invece trascorre un periodo intenso Gabriele Camelo, giovane romano che nella sua memoria racconta l'esperienza di volontariato a contatto con ragazzi che vivono in condizioni di particolare disagio.

Nelle lettere sembra trovare il modo di gettare un "ponte" con il resto del mondo Carmelo Guidotto, carcerato catanese che scrive a Carmela Cosentino, docente universitaria e volontaria all'interno del penitenziario siciliano.