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MONDO

Fermato un sesto sospetto

Kenya: migliaia studenti in piazza dopo la strage, slogan contro polizia

Studenti keniani sono scesi oggi in piazza per chiedere maggiore sicurezza, dopo che le milizie jihadiste somale al-Shabaab la scorsa settimana hanno massacrato 148 persone nell'università di Garissa.

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Almeno 2.500 persone hanno marciato oggi a Garissa in Kenya, dove è avvenuta la 'strage del giovedì santo'. Lo scorso due aprile il campus universitario della città keniana è stato attaccato dai fondamentalisti islamici al-Shabaab con un bilancio di almeno 148 studenti uccisi, in maggioranza cristiani. Oggi al corteo che ha invaso le strade di Garissa hanno partecipato musulmani e cristiani, uniti e solidali contro la minaccia rappresentata dai jihadisti somali legati ad al Qaida.   

Un altro corteo, che ha radunato centinaia di studenti, si è svolto invece a Nairobi in ricordo delle vittime della strage del college. Nella capitale i manifestanti hanno urlato slogan contro i jihadisti del tipo "siamo stanchi degli al-Shabaab", e poi si sono fermati davanti al palazzo presidenziale chiedendo risarcimenti per le famiglie degli studenti massacrati, la costruzione di un memoriale per le vittime e maggiore sicurezza nelle Università e in tutto il Paese contro la minaccia terrorista.    

Il corteo di studenti ha anche attraversato una strada dove stazionano solitamente soldati e rivolgendosi ai militari i giovani hanno urlato: "dove eravate voi?", riferendosi ai ritardi della polizia - sette ore - nel rispondere all'assalto al campus. Simili slogan sono stati indirizzati anche contro un presidio della polizia.

Il governo del presidente Uhruru Kenyatta è stato aspramente criticato da alcuni media per i ritardi nella reazione contro i jihadisti. Ieri però l'esecutivo ha negato tali accuse. 

Intanto la polizia ha arrestato un sesto sospetto in connessione con il massacro di Garissa. Lo si apprende da un documento prodotto dalla polizia davanti ad un tribunale. La polizia ha chiesto inoltre a un tribunale di Nairobi di prolungare di 30 giorni il fermo dei sei sospetti, cinque kenyani e una persona originaria della Tanzania "per terminare l'inchiesta e definire i capi di imputazione di cui saranno accusati".