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SCIENZA

Ricerca israeliana

Studiare la rabbia per curare l'Alzheimer

Promettente scoperta presso l'Università di Tel Aviv, dove un gruppo di ricercatori ha osservato il meccanismo d'attacco del virus della rabbia al sistema nervoso centrale    

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di Stefano Lamorgese
Licaone oltraggia il re dell'Olimpo, Giove, ammannendogli un banchetto di carne umana. Ma il dio supremo se ne accorge e lo maledice, uccidendone i figli. Per questo l'antico re dell'Arcadia fugge e, da allora, si aggira per i campi ululando e cambiando l'aspetto umano in quello di un lupo. Così racconta la storia Ovidio, nelle Metamorfosi.

È un mito antichissimo, quello del licantropo, che cerca di spiegare i sintomi di una malattia molto nota e temuta, trasmessa agli umani dai morsi di cani e volpi: la rabbia. Il virus che la provoca appartiene al genere "Lyssavirus", si propaga nel sistema nervoso causando danni irreparabili. La malattia provoca un'infiammazione acutissima del cervello, induce idrofobia, psicosi gravi e porta alla ben nota abnorme aggressività, che precede la paralisi fatale.

Diffusa soprattutto in Asia e Africa, provoca la morte, ogni anno, di molte migliaia di persone, il 40% delle quali ha meno di 15 anni, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Non tutti i mali...
Ora giunge da Israele la notizia di un gruppo di ricercatori capaci di scoprire con esattezza il meccanismo grazie al quale il virus si propaga nel sistema nervoso umano. Lo studio ("Rabies Virus Hijacks and Accelerates the p75NTR Retrograde Axonal Transport Machiner"), pubblicato da PLOS Pathogens, è stato condotto dal dottor Eran Perlson e dalla dottoranda Shani Gluska, della facoltà di medicina dell'Università di Tel Aviv, in collaborazione con il Friedrich Loeffler Institut, in Germania.

"La rabbia altera in profondità il funzionamento del sistema nervoso e costringe tutti i meccanismi di trasporto dei nutrienti cellulari a muoversi con maggiore velocità" spiega il dottor Perlson. "Abbiamo dimostrato che la rabbia entra in un neurone del sistema nervoso periferico legandosi al "p75", un recettore del fattore di crescita nervoso, responsabile della salute dei neuroni stessi.

Osservazione diretta
I ricercatori hanno coltivato in laboratorio cellule neuronali di topo infettate; hanno così potuto osservare al microscopio il "dirottamento" dei componenti nutritivi destinati alla cellula fino al midollo spinale. Da lì, con velocità fulminea, il virus ha raggiunto il cervello, cominciando la sua opera distruttiva.

Si apre una nuova frontiera?
La conferma del fatto che il virus della rabbia utilizza i meccanismi biochimici del trasporto delle sostanze nutritive delle cellule per propagarsi nel sistema nervoso ha permesso all'équipe israeliana di ipotizzare il ricorso al medesimo meccanismo di "dirottamento" per intervenire con farmaci o addirittura con la terapia genica.

Infatti, se l'indirizzo di ricerca auspicato dal dottor Parlson darà i frutti sperati, si aprirà una nuova frontiera per la cura di patologie che fanno ancora più paura della rabbia: il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Secondo il ricercatore "una migliore comprensione di come funziona il sistema di trasporto neuronale potrebbe portare a nuovi trattamenti per questi disturbi".