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MONDO

La strage

Fort Hood: nel 2009 un militare sparò e uccise 13 soldati

Uno psichiatra musulmano, in partenza per l'Afghanistan, aprì il fuoco contro i soldati impegnati nei controlli medici prima di partire per la guerra. Al processo confessò: "Volevo proteggere i civili afghani"

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Houston
Il 5 novembre 2009 la base militare di Fort Hood, in Texas, divenne teatro di una strage che sconvolse l'opinione pubblica americana. Un militare di 39 anni, psichiatra di origine Giordana in partenza per l'Afghanistan, aprì il fuoco contro i soldati impegnati nei controlli medici prima di partire per la guerra. Il bilancio fu davvero grave: 13 morti e 32 feriti. L'incidente avvenne al Soldier Readiness Center, un edificio amministrativo e medico del grande complesso militare dove ogni giorno c'è un intenso traffico di soldati in arrivo e in partenza. 

Voleva "proteggere i civili afghani"
L’autore della strage, il maggiore Nidal Malik Hasan, era un medico specializzato in malattie mentali con vent'anni di servizio nell'esercito americano. Ha sempre detto di aver agito da solo usando un'arma semi-automatica ed alcune pistole. Dopo l'arresto confessò di averlo fatto "per proteggere i civili afghani, prima che fossero inviati in missione".

Condannato alla pena di morte
Nell'agosto del 2013 Hasan è stato condannato alla pena capitale. Il militare musulmano ha scelto di difendersi da solo, ma è rimasto sempre zitto, salvo per il tentativo di dirsi colpevole. Ammissione respinta perché l’ammissione di colpa non è prevista nei casi che hanno in ballo la pena capitale, visto che come conseguenze comporterebbe una riduzione della pena.

Obama: "Sconvolgente"
Il presidente Obama informato immediatamente della sparatoria, definì l'incidente "un'orribile esplosione di violenza". "È sconvolgente sapere che uomini e donne in uniforme muoiono in territori di guerra - disse il capo della Casa Bianca - ma è ancora più sconvolgente quando questo avviene in territorio americano".