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SCIENZA

Anche il capitone entra nelle specie a rischio d'estinzione

Il mistero delle anguille

Correnti marine, venti variabili e cambiamento climatico: anche la popolazione delle anguille risente dello stravolgimento della biosfera

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Roma
Il capitone, la femmina dell'anguilla, è un piatto tipico delle feste di fine anno: si consuma a Natale e a San Silvestro, si dice che porti addirittura fortuna mangiarne un pezzetto prima di salutare l'anno nuovo. Il sottoproletariato inglese (la cui consistenza numerica è aumentata in misura significativa negli ultimi anni) ne è tradizionalmente ghiotto, soprattutto per il suo basso costo.

Comunque sia, forse è anche per ragioni alimentari che l'anguilla - oggetto indiscriminato di pesca - è diventata una specie a rischio di estinzione: sempre meno esemplari popolano le acque dell'Atlantico e del Mediterraneo, tanto che è finita nella Lista Rossa dello IUCN, l'International Union for Conservation of Nature and Natural Resources.

In soccorso dei buongustai e degli affamati giunge ora una nuova analisi (pubblicata da "Current Biology") delle correnti atlantiche collegate all'andamento dei venti che potrebbe aiutare gli scienziati a risolvere il misterioso calo nella popolazione delle anguille.

Vita da anguilla
Tutte le anguille del mondo nascono nel Mar dei Sargassi, la porzione tropicale e subtropicale dell'Oceano Atlantico settentrionale, compresa tra gli arcipelaghi delle Grandi Antille (a Ovest) e le isole Azzorre (a Est). Le giovani anguille non rimangono lì, ma - con un viaggio che dura un paio d'anni - migrano verso oriente, fino all'Europa e al Mediterraneo, dove trascorrono la maggior parte della loro vita in acque dolci o salmastre. Ritornano nelle acque d'origine solo dopo vent'anni, per riprodursi.

Il complesso e misterioso percorso delle piccole anguille è stato ricostruito da un team di biologi e oceanografi della Queen Mary University di Londra e del GEOMAR (Helmholtz Centre for Ocean Research di Kiel) che hanno immesso 8 milioni di larve (digitali) d'anguilla in un sistema di calcolo che simula l'andamento delle correnti oceaniche effettivamente misurate in un lunghissimo periodo di tempo: dal 1960 al 2005.

I quarantacinque anni virtuali hanno permesso agli scienziati di capire dove siano finite le piccole anguille, il rapporto tra la densità della loro popolazione e le variazioni climatiche, la complessa rete che le lega al mare delle origini, il Mar dei Sargassi, appunto.

"Solo se riusciremo a capire con precisione il rapporto tra l'immane viaggio delle anguille e il loro stile di vita riusciremo ad avere abbastanza informazioni per calibrare le politiche di pesca senza mettere a rischio la specie" è stata la conclusione, per la verità molto aperta, del Dottor Miguel Baltazar-Soares, l'autore principale della ricerca.