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SCIENZA

Omne ignotum pro magnifico

La fantascienza è in latino. Intervista allo scrittore Donato Altomare, 2 volte premio Urania

È in libreria l'unica antologia al mondo in una lingua tutt'altro che morta. L'idea di scriverla? Uno strano incontro con Don Tonino, vescovo di Molfetta 

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di Laura Squillaci
Omne ignotum pro magnifico. Tutto ciò che è sconosciuto è sublime, diceva Tacito.

Donato Altomare, uno dei più noti scrittori di fantascienza italiani, vincitore per due volte del premio Urania (Mater maxima  e il dono di Svet), stavolta voleva di più. Voleva creare un’opera che fosse universale, che tanti, se non tutti, potessero capire. E così decide di scrivere Omne ignotum pro magnifico, l’unica antologia di fantascienza al mondo in latino. “È una lingua tutt’altro che morta, conosciuta e parlata dal Perù alla Finlandia, dagli Stati Uniti all’Australia”.
 
Come nasce Omne ignotum pro magnifico
L’idea nasce da un incontro curioso. "Anni fa la scrittrice e italianista ceca Ludmila Freiova, traduttrice delle mie opere per l'ex Cecoslovacchia, mi disse che suo fratello e la sua famiglia avrebbe fatto tappa a Molfetta per incontrare l'allora vescovo don Tonino Bello. Fui sbalordito dal fatto che tra padre, madre e tre figli, parlavano almeno cinque lingue, oltre alla loro ovviamente. Quando ne chiesi la ragione, mi risposero che nella loro patria, allora sotto regime, non era possibile trovare i grandi romanzi tradotti in quanto soggetti a censura politica, per cui li compravano nella lingua originale e, a turno, in base alle singole conoscenze, uno leggeva il libro traducendolo e gli altri ascoltavano. Rimasi sbalordito".

"Volevo un'idioma che tutti potessero capire"
Da quell'incontro nacque un progetto. "Pensai, 'ci vorrebbe una lingua universale, una lingua che permetta a tutti di parlare con tutti, di leggere tutti'. Ci avevano provato con l'Esperanto, senza successo. Fu don Tonino a darmi la risposta, mi disse: prova con il latino. E così scoprii che è una lingua tutt’altro che morta. Che è di fatto, una lingua universale. Da allora il mio chiodo fisso è stato quello di pubblicare un libro di fantascienza in latino. Ho consultato decine di docenti, ma tutti mi hanno detto che era impossibile. Alla fine l'ho spuntata (grazie anche alla fiducia dell'editore, Luigi Petruzzelli di Edizioni Della Vigna)”.
 
"Vorrei il latino come lingua ufficiale dell'Unione europea"
Nascono così Cuore di ghiaccio, Saturno e Resta con me Signore perchè si fa sera. Scritti in italiano e poi tradotti in latino da un professore universitario, Roberto Bianchi. L'antologia si completa con un racconto dell'americano Michael Diamond Resnick, conosciuto come Mike Resnick. “Ho scoperto che esistono riviste scritte in latino, fumetti, persino canzoni. Fosse per me la introdurrei come unica lingua ufficiale in Unione europea. Un miliardo e 200 milioni di persone parlano idiomi romanzi che derivano dal latino. Anche in Nord Europa, Finlandia e Belgio è molto diffuso”.

Il glossario latino-italiano
L'autore racconta anche del divertimento nel concepire un glossario latino-italiano che si trova in fondo al libro. La difficoltà infatti era quella di tradurre termini scientifici specifici. Legati allo spazio e non solo. E così una parola come telecamera diventa apparatur-us impressioni televisificae aptus. Razzo si traduce con radius-ii pyrius
 
Pronti altri cinque racconti
Si aspettava un successo per questo libro? “Inizialmente no, poi quando ho presentato il libro a Londra e a Chicago mi sono reso conto che è apprezzatissimo, segno che non era poi una follia concepire un’opera simile. Ha avuto un buonissimo riscontro anche nei Paesi dell’Est”. Per questo Altomare anticipa che ne ha già pronti altri cinque che verranno pubblicati a stretto giro.
 
"Sono un narratore"
Scrivere è la sua passione ma non ama essere definito uno scrittore, narratore piuttosto. “Perché di scrittori ce ne sono tanti, di narratori pochi". È difficile essere accettati se la propria passione è la fantascienza. "È considerata letteratura di serie B ed è spesso confusa con il fantasy. A me piace il lato hard, quello che racconta della scoperta di nuovi pianeti, di nuovi luoghi di civiltà”.
 
"Esistono altre forme di vita"
Lei crede negli alieni? “Gli alieni sono un’umanizzazione dell’umanità stessa, un po’ come Dio. Secondo me sicuramente esistono altre forme di vita nell’universo. Sarebbe un atto di presunzione pensare che non ci siano. Tra Marte e Giove c’è un vuoto. Segno che prima c’era un pianeta intermedio che poi è andato distrutto. Quella vecchia umanità è finita solo in parte sulla terra”.
 
"Il rischio è che le mie idee vengano superate dalla scienza"
È difficile scrivere fantascienza? “Sì perché quando scrivo un libro prima che venga pubblicato passano anni. E allora c’è il rischio che le mie idee vengano bruciate perché superate dai progressi della scienza. Dico sempre che noi autori di fantascienza sentiamo il fiato sul collo della scienza”.
 
La confusione tra fantascienza e fantasy
Fantascienza, fantasy, dunque molto spesso si tende a confonderli? “Ecco perché preferisco parlare solo di fantastico, li comprende entrambi e non si rischiano confusioni. Prendiamo Alien, quello è un film di fantascienza pura ma è stato confuso per un film horror. Lo stesso vale per Frankestein. I romanzi di fantascienza hanno preso il posto di libri come quelli di Emilio Salgari o di Jules Verne”.  

Galeotto fu l'incontro con Urania
Classe 1951, nato a Molfetta, come nasce la passione? "Dalle mie letture giovanili. Mio padre aveva una libreria immensa. E mi diceva: Donato leggine qualcuno. Io andavo sempre a pescare quelli che si trovavano più in alto. Un giorno presi un libro della collona editoriale Urania, ne rimasi folgorato. E da allora la fantascienza è diventata la mia vita”.