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SALUTE

Parla Gian Ettore Gassani presidente Associazione Avvocati Matrimonialisti

"La legge per fermare la violenza c'è: bisogna denunciare"

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Gian Ettore Gassiani, presidente Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani
Quanto pesano gli episodi di violenza domestica su separazioni e divorzi?
Gli episodi di violenza intrafamiliare incidono in modo talvolta irrimediabile sulla disgregazione familiare. E questo in egual modo nelle famiglie legate in matrimonio come in quelle di fatto. Nel primo caso la separazione e il divorzio restano addirittura una soluzione provvidenziale per la vittima di violenza. La famiglia, la casa coniugale/familiare restano i luoghi della massima espressione della violenza: stando ai dati Istat, in Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni ne è stata vittima.
Si passa da forme di violenza psicologica, difficilmente refertabile, a quella più brutale della violenza fisica (dallo schiaffo alla coltellata).
Tuttavia sono gravi anche le violenze di natura sessuale in danno del partner o di congiunti o quella economica che si consuma controllando l'elargizione di danaro o di altre utilità a seconda del grado di necessità dei congiunti.

Cosa intendiamo per violenza domestica? È solo quella fisica o in tribunale si può far valere anche quella morale?
Tutte le violenze possono essere portate in tribunale nel caso di prove robuste (anche le registrazioni o investigazioni valgono nel processo).

Quando si incorre in reati con la violenza sui figli? Fino a che punto puó spingersi la correzione a fini educativi quando fa uso delle maniere forti?
Sono tante le fattispecie criminose in danno dei figli. In tal caso i protagonisti in negativo sono sia padri che madri. Le cronache anzi ci dicono che le madri sono talvolta ancora più violente dei padri in danno dei figli.
Varie sono le forme di violenza e tanti sono i reati previsti. Si passa dal reato di maltrattamenti che presume una sequenza continua di vessazioni di ogni tipo, agli abusi sessuali, agli abusi dei mezzo di correzione, alla sottrazione internazionale dei figli, al figlicidio.
I genitori non possono percuotere i figli. La legge non lo ammette. La violenza fisica ormai è punita a prescindere. Sono ammesse le punizioni a patto che esse siano proporzionate e realmente finalizzate alla proposta di indirizzi educativi adeguati.

Quali sono gli strumenti del coniuge per tutelarsi contro episodi di violenza domestica?
Esistono strumenti di tutela per il coniuge e per i familiari per prevenire la violenza e tutelarsi. Nel 2001 il legislatore varò la legge n. 154. Una legge storica che introdusse i cosiddetti ordini di protezione. Uno strumento utilizzato in sede penale e civile, finalizzato ad allontanare coattivamente dalla casa familiare il violento, prescrivendogli divieti precisi come frequentare la casa coniugale o il luogo di lavoro della vittima, e imponendo anche il pagamento di un assegno di mantenimento per la famiglia. Una legge poco attuata nella realtà, ma che è stata una rivoluzione giuridico - culturale per il nostro Paese.

Ci sono strutture adeguate sul territorio per accogliere donne minacciate e chi deve farsene carico?
Esistono centri antiviolenza e case famiglia a tutela delle donne e dei familiari vittime di reati intrafamiliari, gestiti dai comuni o da altre enti, ma spesso lasciati senza fondi, sopravvivono con il sostegno del volontariato.
Invece la violenza va prevenuta con risorse e non con riforme a costo zero. E va combattuta sul piano culturale fin dai banchi di scuola.
Il codice penale solo nel 1981 abrogò il delitto di onore. Ieri. Ma nella testa di molti uomini il delitto di onore non è stato abrogato.
Ecco perché molti femminicidi sono causati dalla vendetta dell'uomo che è stato lasciato dalla sua donna.

Anche dopo il divorzio puó esserci violenza, per esempio non pagando gli alimenti.
Anche col divorzio ci può essere una pianificata violenza economica: non versare l'assegno di mantenimento per moglie e figli. Tale condotta è sanzionata penalmente. I casi di questo genere sono frequenti. Un buon legale specializzato in materia è sempre attento a sequestrare i beni per tempo dell'obbligato per evitare la fame della famiglia che difende.