Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/Cosa-e-fiscal-compact-e-come-funziona-c11daf5e-b539-4c2d-9bdf-2fac6d546481.html | rainews/live/ | true
ECONOMIA

Patto di bilancio

Cos'è il Fiscal Compact

L'accordo fu approvato dalla Ue nel 2012. In Italia lo votarono quasi tutti i partiti

Condividi
C'è una cosa su cui praticamente tutti i politici in Italia sono d'accordo: abolire il patto di bilancio europeo. L'ultimo a tornarci e' stato il segretario del Pd, Matteo Renzi. Ma e' chiaro come il fiscal compact sia il nemico pubblico numero uno per tutto l'arco costituzionale del nostro Paese.    

Gli Stati Ue che lo firmarono nel 2012 
Firmato da 26 dei 28 stati membri dell'Ue il 30 gennaio del 2012 ad eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca, e' entrato in vigore il primo gennaio del 2013 dopo essere stato ratificato dai Parlamenti dei vari stati. Il Fiscal Compact e' stato firmato da tutti i 17 paesi dell'Eurozona (dal primo gennaio 2014 si e' aggiunta la Lettonia, che lo aveva gia' sottoscritto), quelli che usano l'euro come moneta: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna.  

Il ruolo della crisi del 2010
Dopo la ratifica del trattato, ogni paese ha avuto tempo fino al primo gennaio 2014 per introdurre i nuovi vincoli, tra cui, quello che impone il pareggio di bilancio nella legislazione nazionale. In pratica, la regola che prevede che le spese di ogni Stato devono essere uguali alle entrate. La stretta sui bilanci pubblici fu presa, Germania in testa, dopo la crisi dei debiti sovrani europei del 2010.

In Italia lo votarono quasi tutti i partiti
In Italia e' stato votato dal Senato della Repubblica il 12 luglio 2012, dalla Camera il 19 luglio dello stesso anno e promulgato dal presidente della Repubblica il 23 luglio 2012. Il presidente del Consiglio allora era Mario Monti che era alla guida del governo tecnico subentrato a quello Berlusconi costretto a dimettersi proprio a seguito delle "tempesta sullo spread" del novembre del 2011. Anche se oggi tutti si dicono contrari al Fiscal Compact il Parlamento di allora lo voto' compatto ad eccezione di Lega Nord e Italia dei valori e di qualche astenuto sia alla Camera che al Senato.  

Cosa prevede
L'accordo prevede per i paesi contraenti diversi vincoli tra cui: l'obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio (in Italia e' stato inserito nella Costituzione con una modifica costituzionale nell'aprile del 2012 entrata in vigore l'8 maggio 2012, ma le sue disposizioni hanno avuto effetto a partire dal 2014); l'obbligo di non superare la soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del Pil (e superiore all'1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del Pil); drastica riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil; impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell'Unione e con la Commissione europea. La regola sul deficit e' quella contestata in particolare da Renzi che chiede di tornare a un rapporto deficit/Pil del 3%.

Una manovra da 50 miliardi ogni anno
Applicazione pratica dei principi di austerita', il Fiscal Compact e' figlio, come detto, del periodo post grande crisi e ha le sue fondamenta nel principio che per riacquistare la fiducia dei mercati bisogna avere i conti in ordine. Ovviamente non tutti la pensano cosi' e c'e' il filone di pensiero economico keynesiano che ritiene, al contrario, che la stretta sui bilanci contribuisca a deprimere le economie dei singoli Stati. In Italia molto contestato, oltre al pareggio di bilancio in Costituzione, anche l'altra 'gamba' del patto di bilancio quella riguardante la riduzione del debito. Secondo alcuni economisti infatti per ridurre il rapporto tra debito e Pil di almeno 1/20esimo all'anno, l'Italia sarebbe costretta a fare una manovra da 40-50 miliardi all'anno per svariati anni. Per altri studiosi invece ridurre il rapporto debito/Pil significa non necessariamente agire sul numeratore. Si puo' percorrere anche l'altra strada, alzare il denominatore che tradotto significa far crescere il Pil. Va detto infine che nel conto del rapporto fra debito e Pil il riferimento non e' il Pil reale, bensi' quello nominale ovvero il Pil reale piu' l'inflazione.