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Coronavirus

L’imperfetto è bello

Il Covid-19 blocca in Italia la stilista israeliana Ilana Efrati: “Bisogna riscoprire l’essenziale. In Italia ogni dettaglio è bello, è una nazione senza limiti e gli italiani sono dei lavoratori raffinati. Peccato che credano poco in se stessi”. Da dove ripartire? “Dalle piccole città”

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di Antonella Gaetani

Ilana Efrati arriva in Italia nel febbraio scorso. Da diversi anni vive e lavora tra lo studio di Tel Aviv e quello di Todi, dove ha acquistato un casale immerso nei boschi. È una stilista e un’artista a tutto tondo: crea ceramiche e dipinti. I suoi colori sono il riflesso di ciò che la natura crea. Ogni sua creazione è particolare con grande cura dei dettagli e materie prime pregiate. Inizia nel 1983 e l’Italia è un luogo di approdo per il tessile di alta qualità: “E' un Paese con radici antiche e una tradizione che viene dal 1800. Alcune di queste aziende non ci sono più, perché comprate dagli stranieri”, ci racconta. Molto forte il suo contributo per lo scambio culturale tra Italia e Israele e, per questo, nel 2016 riceve il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Per lei, errante dal 2005, tre settimane in Israele e tre a Todi, il nostro Paese diventa sede stabile da febbraio scorso. Sul suo profilo Instagram un diario quotidiano e il blog, in inglese ed ebraico, sul suo sito www.ilanaefrati.com. “È successo tutto velocemente. Tornavo da Londra dove abita mia figlia e lì era tutto aperto. Già non mi sentivo sicura. E sono rientrata al volo in Italia.  Una pandemia del genere non se l'aspettava nessuno. È molto più pesante per chi vive in città. Il virus è un terremoto e nulla sarà più come prima quando si usciva la mattina e si rientrava la sera”.  

Cosa le raccontano da Israele?
È molto forte la crisi economica. Molti miei amici sono preoccupati. Anche il mio studio e il negozio sono chiusi. Tel Aviv, una città molto amata dai giovani, si sta svuotando. I ragazzi hanno paura per il loro futuro. Si guarda alla campagna come luogo da dove ricominciare.
I suoi familiari si sono contagiati?
Sì, alcuni in modo non grave, altri hanno avuto bisogno dell’ospedale. Ora molti amici si sono vaccinati. Chi rispetta le regole è molto arrabbiato per alcuni episodi come il funerale del rabbino con decine di migliaia di persone in violazione delle regole anti covid.
In Israele sono forti i cambiamenti?
Sì. Prima si viaggiava anche per 24 o 48 ore per andare a Londra o a Roma. Il tempo di un weekend, di corsa. Stessa cosa nelle abitudini: si tendeva a comprare solo per il gusto di farlo.
Un virus che ha fatto molti morti…
È una guerra. Questo grande dolore ci ha lasciato un seme da far crescere: l’essenziale. 
Cos’è per lei il lavoro?
Non è solo business, soldi: è cultura. Io ho avuto l'opportunità di potermi esprimere quando ho iniziato. Se guardo il mio settore, quella della moda, trovo che le multinazionali rubino opportunità con effetti gravi per l'artigianato. Oggi il mercato è selvaggio: negozi e abiti uguali. Abbiamo perso il gusto per i particolari. L'unico obiettivo è guadagnare molto e pagare poco i lavoratori.
Questo anno in Italia cosa ha cambiato in lei?
Il tempo. Questo silenzio è diventato un laboratorio per la mia anima, le mie idee. Sono più concentrata e ho terminato i lavori che non avevo finito. Cammino, vado nel bosco e trovo ciò di cui ho bisogno. Abbiamo violentato la natura senza pietà. È ora di cambiare anche nella politica e nell’economia.
Per lei è stato giusto il lockdown?
Sì. Trovo che il Governo italiano abbia fatto bene. La pandemia ha mostrato le tante carenze nella sanità, ma devo dire che gli italiani sono stati molto disciplinati.
Lei, un anno prima della pandemia, aveva scritto un libro, che quasi anticipa questi cambiamenti
Sì, nel 2019 esce “Orto”. È un viaggio che racconta un anno a casa: dalla primavera a quella successiva. Non volendo rispecchia quel che è successo con la pandemia. È un libro visuale, dove ci sono le mie foto: non sono scatti professionali. Ho voluto trasmettere un'emozione bloccando quel che la natura ci mostra: la luce, la nebbia, il primo fiore di marzo, la ragnatela con la rugiada. Importante è saper trovare il gusto del vivere, del tempo e scegliere cibi genuini prodotti dall’orto. Ho inserito anche delle ricette che uniscono quelle della mia famiglia israeliana con i sapori umbri. È un libro che vuole dare benessere al corpo e all’anima.
L’altra faccia del benessere è la bellezza?
Sicuramente. Alle donne dico di non comprare tante cose, ma ciò che vale. Cosa dà valore? Un’idea, un progetto fatto da mani piene di amore. È questo percorso a esaltare chi lo indossa. È forte la pressione della società sulla perfezione delle donne e questo crea ansia. L’imperfetto è bello. La moda deve uscire da questa esasperazione di ciò che non esiste. La bellezza è stare bene con quel che si ha.
Il Covid ha creato depressione. Come uscirne?
Non dobbiamo vivere in modo disperato, ma rispettare quello che accade. Ci sono cose che non possiamo cambiare. Inutile fargli la guerra. Saremo più forti del virus se riusciremo a guardare con occhi nuovi fuori e dentro di noi.
Riprenderà a viaggiare?
Non penso grandi distanze, almeno per quest’anno.
Cosa l’ha attirata dell’Italia?
Le bellezza. È una nazione senza limiti. È bella nei dettagli. Trovo che gli italiani siano molto responsabili nel loro lavoro. Lo fanno con attenzione. Il problema è che non credono in se stessi.
Le manca la sua famiglia?
Mia figlia vive a Londra e in estate, quando le misure erano meno restrittive, è venuta in Italia. Con lo smart working siamo riuscite a stare insieme. Anche con il resto della famiglia grazie al digitale siamo in contatto.
Dove vede il futuro dell’Italia?
Nelle piccole città. È da lì che bisogna ripartire.