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POLITICA

"Ci sarà un rimescolamento dei temi principali"

Diamanti: "L'epidemia ha cambiato la comunicazione politica, ora una nuova fase"

Passata la fase dell'emergenza "nell'opinione pubblica prevale ancora un linea di prudenza, anche se le preoccupazioni economiche stanno sensibilmente crescendo", sostiene Giovanni Diamanti, sociologo, socio cofondatore dell'agenzia Quorum e del portale YouTrend, autore del libro I segreti dell'urna, edito da Utet. "Probabile che il tema della sanità si rafforzi"

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Giovanni Diamanti, sociologo ed esperto di comunicazione politica
di Tullia Fabiani
"L'unico tema che può rimpiazzare il Covid-19 è l'economia". Passata l'emergenza anche la comunicazione politica deve essere ripensata. "Almeno per un po', saranno quantomeno limitati i comizi e le grandi manifestazioni di piazza. Ci sarà più digital, ci sarà sempre molta televisione e un rimescolamento dei temi principali". Giovanni Diamanti, sociologo, è socio cofondatore dell'agenzia Quorum e del portale YouTrend. Ha curato diverse campagne elettorali in Italia e da tempo si occupa di comunicazione e strategia politica. E a proposito dei contenuti dice:"Probabile che il tema della sanità si rafforzi" .

C'è la paura del contagio e c'è il rischio di una grave crisi economica. A quale aspetto verrà dato più peso nel dibattito pubblico? 
"Ciascuno porterà avanti la propria narrazione: certo, se davvero l'Europa farà la sua parte, le forze di governo avranno qualche cartuccia in più da giocare. Nell'opinione pubblica, prevale ancora un linea di prudenza, anche se le preoccupazioni economiche stanno sensibilmente crescendo".

La comunicazione politica è molto cambiata in questi mesi? 
"Il cambiamento è stato netto e obbligato: la politica vive di contatto personale, di relazione, in tempi di distanziamento fisico e sociale ciò non è possibile, quindi abbiamo scoperto nuovi format e nuovi modi di comunicare. Più distanziati, ma talvolta comunque interattivi".

Conferenze stampa notturne, vertici blitz. Dal premier Conte segnali di forza o debolezza?
"La forza di Conte in questo momento è indiscutibile, ma non dipende da questo, quanto dalla sua posizione privilegiata e istituzionale in un momento in cui l'opinione pubblica si è 'riunita' attorno alle istituzioni. Nel complesso, la comunicazione del premier non è sembrata però 'pulita' e 'ordinata': è emersa troppa confusione e una scarsa preparazione alla comunicazione di crisi".

I sondaggi: lei sostiene che spesso vengono definiti "seri" solo quelli che raccontano ciò che piace di più a chi li cita. Un cittadino quali strumenti ha per considerarli più o meno attendibili? 
"Il sondaggio è uno strumento scientifico, come tale va rispettato e va rispettato chi li fa. La cosa ridicola è che gli istituti che il leader o l'opinion maker di turno definisce 'seri' sono quelli che confermano le loro idee. Dobbiamo accettare che ci siano strumenti 'terzi' a monitorare l'opinione pubblica. Il mio consiglio per leggerli con distacco è quello di analizzarli nel loro insieme, di non focalizzarsi sul singolo dato ma di cercare trend comuni tra istituti diversi".

E oggi cosa raccontano?
"Raccontano un trend netto: la Lega scende, risentendo molto del calo di credibilità del proprio leader, mentre crescono Fratelli d'Italia e, in misura minore, i 5 Stelle. Il Pd rimane stabile tra il 21 e il 22%, mentre si vede una leggera ripresa di Forza Italia. Tra i partiti 'minori', Italia Viva prosegue la propria discesa. Il governo, invece, che ha raggiunto nei mesi scorsi un gradimento elevato, inizia a scendere, ma gli indici di fiducia dell'esecutivo e del premier Conte rimangono alti".

Intanto il centrodestra ha manifestato contro il governo, il 2 giugno
"Il centrodestra vive di paradossi: è diviso, con Salvini e Meloni sempre più competitor E Forza Italia che si smarca, ma mantiene un consenso elevato, attorno al 48%. Tuttavia manifesta contro un governo che a sua volta ha un apprezzamento elevato. Le regionali saranno una tappa importante per il futuro della coalizione".

C'è l'ipotesi di un election day a settembre. Una campagna elettorale estiva, centrata su quali questioni? 
"L'unico tema che può rimpiazzare il Covid-19 è l'economia. Però attenzione: un election day il 6 settembre o il 27 non è la stessa cosa. il 6 settembre significherebbe fare campagna elettorale a Ferragosto, in piena estate, non avrebbe senso. Si toglierebbe ai cittadini la possibilità di un voto informato, e la cosa favorirebbe troppo i candidati più conosciuti".

I presidenti di Emilia Romagna e Veneto, Bonaccini e Zaia, lavorano su fronti diversi macinando consensi. Che ne pensa? 
"Sono entrambi favoriti da questo rally 'round the flag effect', sono istituzioni su cui si è riversata la fiducia e la solidarietà dei cittadini: questo li ha portati a mostrare singolari convergenze trasversali su alcune tematiche. Per il resto, entrambi sono grandi comunicatori, pacati e soprattutto post-ideologici: le loro posizioni non hanno mai la forma dell'ideologia, e questo al giorno d'oggi è un vantaggio importante".

Qualche giorno fa, invece, il leader delle Sardine, Mattia Santori, ha annunciato una "pausa di riflessione" dicendo di non voler "generare una massa di frustrati". Cosa non ha funzionato? 
"Anche loro sono vittime del Covid-19. Un movimento nato per riaggregare i cittadini e riportare la politica progressista nelle piazze non ha motivo di esistere in un'epoca di distanziamento fisico e sociale. Quando hanno cercato di caratterizzarsi con proposte innovative, non sono riusciti a incidere, anzi, più volte sono state controproducenti".

La finestra elettorale in Italia si chiude tra poco più di un anno, con il semestre bianco. Gli scenari possibili nel frattempo? 
"Scommetterei sulla tenuta di questo governo. La miglior assicurazione sulla vita dell'esecutivo di Conte è proprio l'elevato consenso che sta mantenendo: difficile farlo cadere per le forze che lo sostengono, più facile che qualcuno ne venga attratto".

E dopo, Conte rimarrà in campo o tornerà ai suoi impegni precedenti? 
"Penso che la politica lo tenterà, difficile non cercare di capitalizzare il consenso che ha creato attorno a sé. Anche se è un consenso molto tradizionale, difficilmente traducibile in voti. Rischierebbe un "effetto Mario Monti" se dovesse formare una sua lista. Se invece dovesse diventare il leader del Movimento 5 Stelle, guiderebbe un partito in uno stato di salute non eccezionale. Una sfida dura in ogni caso".

Tornando alle campagne elettorali: nel libro I segreti dell'Urna, uscito da poco per Utet, lei racconta strategie e passi falsi di alcune delle campagne più importanti degli ultimi anni. Buoni e cattivi esempi? 
"Sembra una banalità, ma i buoni esempi in politica vengono da chi vince e da chi realizza i propri obiettivi. Se devo scegliere le campagne più importanti in assoluto per me sono le due condotte da Obama, nel 2008 e nel 2012. Nel 2008, diede una speranza agli americani, mettendo poi in pratica, giorno dopo giorno, strategia e tattiche innovative, investendo a sorpresa anche in Stati tradizionalmente repubblicani spiazzando McCain, vincendo una partita più di Risiko che di scacchi. Nel 2012 mise in campo un'organizzazione straordinaria, potenziata da database all'avanguardia: ciò gli permise di arrivare direttamente nelle case degli elettori, portando un messaggio forte, riassunto da una sola parola: forward. Avanti. In quel caso, ovviamente, c'era la forza dei risultati a rafforzare ulteriormente il messaggio. Ma anche Trump nel 2016 si dimostrò un campaigner disciplinato: Make America Great Again fu ripetuto all'infinito, come un mantra. La reiterazione è fondamentale nei messaggi, serve a farli entrare nella testa degli elettori. Puoi avere grandi tecnologie e database all'avanguardia, ma senza un messaggio forte non vincerai".

Obama di recente ha detto : "La pandemia ha finalmente reso evidente il fatto che molte delle persone al comando non sanno quello che fanno. E molte di loro non fanno neanche finta di avere delle responsabilità". A novembre il voto, come procede la campagna elettorale? 
"Al momento è una campagna anomala, di distanziamento fisico e sociale, tutta incentrata sulle gravi tensioni sociali di questi giorni. La sfida per Trump è recuperare la base evangelica, ma anche recuperare quote di indipendenti, altrimenti dovrà sperare in un flop di Biden, che ha un elettorato potenziale più ampio. Dovrà rimobilitarlo, a tutti i costi".

Il caso Floyd sta riportando al centro dell'attenzione la questione del razzismo e quella dei diritti umani. Saranno importanti nel confronto tra i candidati?
"Sicuramente, lo sono già. Trump proverà a volgerli a suo favore impostando la campagna sul terreno law e order. Biden invece cercherà di porsi come il garante di una pacificazione nazionale, come uomo del dialogo".

Qualche giorno fa Twitter ha corretto il presidente Usa, invitando gli utenti alla verifica dei fatti citati in un post. C'è una svolta nel rapporto politica-social? 
"Si tratta di una prima risposta a un fenomeno preoccupante, quello delle fake news. Ma non basta: serve un impegno da parte dei leader politici, maggiore formazione della stampa, e magari i team di debunking devono diventare un elemento obbligatorio nella composizione delle squadre dei media, ma anche delle campagne elettorali"

Il fact checking può condizionare gradimento e voto? 
"Non penso. Ma definisce l'immagine del leader, alla lunga rischia di minare la sua credibilità - e Trump, in quanto a credibilità, oggi è debole. Ma non è certo questo che decide un'elezione".