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MONDO

Il personaggio

Arafat dieci anni dopo. Per i palestinesi è un'icona, la sua morte ancora avvolta nel mistero

L'11 novembre 2004 moriva in un ospedale francese il leader dell'Olp Yasser Arafat. Dietro la sua morte tanti misteri: le tracce di polonio, le congiure. Dieci anni dopo un'eredità difficile

 

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di Carlotta Macerollo
La kefiah bianca e nera era il suo tratto distintivo, sotto quella sciarpa un uomo dalle sette vite. Dall'inizio della sua ascesa in politica, Yasser Arafat è stato l'incarnazione della lotta palestinese per l'indipendenza. Dieci anni dopo la morte, avvenuta in condizioni da molti ritenute misteriose, il Nobel per la Pace ed ex presidente dell'Olp (l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina) rimane un eroe nazionale per tanti palestinesi ancora senza uno Stato.

Un personaggio complesso
Personaggio complesso e controverso, uomo d'azione ma anche prudente diplomatico, Arafat è stato negli ultimi anni della sua vita spesso accusato, in particolare dopo il fallimento del Summit di Camp David del 2000 con l'allora premier israeliano Ehud Barak e soprattutto dopo lo scoppio della seconda intifada, di non volere la pace, di aver sostenuto gli atti di terrorismo contro i civili israeliani e di non aver fatto nulla per contrastarli. Da parte del mondo arabo, invece, è stato sempre considerato una figura indispensabile all'interno dell'intricato universo di movimenti politici palestinesi per portare a termine il processo di pace e concludere la crisi mediorientale.

I fatti
Aveva dato vita nel 1996 all'Autorità nazionale palestinese, istituzione che avrebbe dovuto rappresentare l'embrione di uno Stato indipendente (nata a seguito dello storico accordo del 1993 con l'allora premier israeliano Yitzhak Rabin e la mediazione di Bill Clinton). Ma questo non fu sufficiente. Quell'accordo, che valse a lui, a Rabin e all'ex presidente israeliano Shimon Peres, il premio Nobel per la pace, finì per non rappresentare mai quella svolta che tutti avevano creduto. Rabin fu ucciso nel 1994 da un colono ebreo estremista. Mentre Arafat, accusato di aver distratto ingenti fondi pubblici palestinesi per scopi personali (diverse inchieste internazionali furono condotte, con risultati opposti), negli ultimi anni della sua vita perse progressivamente consensi tra la popolazione.

Tutte le volte che sfuggì alla morte
Arafat rischiò più volte di morire ma mai per cause naturali. Nel 1970, in Giordania, sopravvisse a due attacchi terroristici. Nel 1973 scampò ad una bomba esplosa nel suo ufficio che invece uccise tre dei suoi principali collaboratori. Trasferitosi in Libano, riuscì a salvarsi nel 1976 anche dal massacro di Tell al-Za'tar. Nel 1985 il leader palestinese sopravvisse al bombardamento del proprio quartier generale a Tunisi, dove rimasero uccisi molti dei suoi antichi fratelli d'armi. Nel 1992 il suo jet precipitò nel Sahara libico e tre delle persone a bordo morirono nello schianto.

Il giallo
Negli ultimi anni della sua vita, ​Arafat fu confinato dagli israeliani a Ramallah. Non lasciò più la città fino a quando, il 29 ottobre 2004, non venne trasportato in gravi condizioni di salute a Parigi per essere ricoverato al reparto di ematologia dell'Hopital d'instruction des armées Percy, alla periferia della città. Lì morì pochi giorni dopo, l'11 novembre. Alcune voci diffuse da un suo rivale politico sostengono che fosse malato di Aids. La sua morte è stata per anni al centro di discussioni e ipotesi di complotti: nel 2013, al Jazeera, network del Qatar da sempre vicino alla causa palestinese, pubblicò il rapporto di un gruppo di scienziati svizzeri in cui si diceva che Arafat sarebbe morto "probabilmente" per avvelenamento da polonio. Il rapporto parlava addirittura di un "83 per cento di possibilità" che Arafat fosse stato avvelenato. Il polonio è l'isotopo radioattivo rilevato anche nel corpo di Alexandr Litvinenko, l'ex colonnello dei servizi segreti russi che aveva denunciato le trame cecene ed era morto avvelenato a Londra nel 2006.

Le analisi svizzere, francesi e israeliane
Le analisi furono seguite da altri esami di scienziati francesi che invece specificarono di avere trovato delle tracce di polonio nei campioni esaminati, ma di non averli ritenuti la causa della morte. La vedova di Arafar, Suha, si disse sconvolta dalle conclusioni contraddittorie raggiunte dagli scienziati svizzeri e francesi, anche perché basate sull'analisi degli stessi campioni prelevati dal corpo di Arafat. Secondo il governo israeliano, i risultati degli esperti francesi arrivarono "senza grosse sorprese, e le conclusioni raggiunte solo logiche". Israele è stato accusato da molti palestinesi di avere ucciso Arafat con il polonio.

Una complessa eredità 
A dieci anni dalla morte, la figura del leader storico dei palestinesi rimane controversa, anche nei Territori. Per i sostenitori di Hamas, il suo ricordo non unisce ma al contrario è fonte di fastidio perché Arafat privilegiava la questione nazionale rispetto all'impegno verso l'Islam, Hamas preferisce invece invertire i termini. Ma lo Stato indipendente per il quale ha dedicato la vita è ancora un progetto da realizzare e negli ultimi dieci anni ha subito una drammatica rottura, politica e geografica, fra Ramallah in Cisgiordania, controllata da al-Fatah, e Gaza, sotto il governo di Hamas.