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POLITICA

Lo spettro della scissione

Direzione Pd: Emiliano resta, i bersaniani non partecipano

Orlando: "Gli addii addolorano, ma andiamo avanti"

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Michele Emiliano ha deciso: resta nel Pd. A quanto si apprende, il governatore pugliese parteciperà oggi alla direzione sulle regole al Nazareno. E sfiderà Matteo Renzi al congresso.

Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e i parlamentari della loro area, invece, non cambiano idea: non parteciperanno alla direzione e al congresso del Pd, di cui non condividono le modalità. Di fatto, sempre a quanto si apprende, sono così fuori dal partito e dissentono dalla scelta di Michele Emiliano di sfidare Renzi alle primarie. È una scelta personale, sottolineano.

"Non ho deciso ma non mi baso sulle altre candidature". Così risponde il ministro della Giustizia Andrea Orlando, a margine della presentazione di un blog dal titolo "Lo stato presente", a chi gli domanda se si candiderà al congresso del Pd, anche alla luce della probabile candidatura di Michele Emiliano contro Matteo Renzi. Poi aggiunge: "Gli addii addolorano, però bisognerà andare avanti e parlare al Paese. Emiliano sta rientrando, mi auguro che anche altri seguano
il suo esempio".

La direzione del partito e gli appelli
Il Pd torna oggi a riunirsi in direzione. Alla riunione, che ha il compito di nominare la commissione congressuale e avrà quindi una funzione tecnico-procedurale, non parteciperanno nè Matteo Renzi, che ha formalizzato due giorni fa le sue dimissioni da segretario, nè diversi esponenti della minoranza. E se la spaccatura con la maggioranza renziana sembra oramai insanabile. Dalle pagine del 'Corriere della Sera' torna a farsi sentire l'ex premier Enrico Letta, che addossa a Renzi tutta la responsabilità della spaccatura. "Non è possibile distruggere tutto così, sfidare la minoranza e magari essere pure contento se vanno via", sostiene, e dunque "la responsabilità maggiore per la rottura ce l'ha il segretario". "Ricostruire da tutte queste macerie, per chi ci si metterà, sarà lavoro ai limiti dell'impossibile", osserva Letta, avvertendo che "si sta aprendo un'autostrada a Grillo, a Salvini e al ritorno di Berlusconi".

Ma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, intervenendo a 'Omnibus', taglia corto: "Nei partiti plurali a fronte di una sequela di sconfitte e alla fine della strategia deve essere la stessa maggioranza a farsi promotrice di una discussione e di una riflessione, mi riferisco a Franceschini e Delrio". Secondo Rossi, infatti, "Non bastano i fuorionda. Si sarebbe dovuto dire già a dicembre a Renzi, fermati, non ci stiamo a fare una conta".

Su 'La Repubblica', invece, interviene Romano Prodi che si dice "angosciato" e "di certo non indifferente" alla prospettiva di una scissione nel Pd e ammette di aver fatto "decine di telefonate" a esponenti del partito. "Nella patologia umana c'è anche il suicidio" e se c'è una crisi di sistema "va affrontata, combattuta, sconfitta, io non mi rassegno affatto", afferma.

Dello stesso parere l'ex sindaco di Torino Piero Fassino, che ad Agorà spiega: "io non mi rassegno. In queste ore i contatti sono intensissimi tra di noi. La domanda e' perche'? Le ragioni per cui andiamo verso una scissione non sono plausibili, non sono comprensibili".