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ITALIA

Marco Cappato

Dj Fabo, attesa la decisione della Consulta sull'aiuto al suicidio

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E' attesa nelle prossime ore la decisione della Corte costituzionale sulla questione che riguarda l'aiuto al suicidio legata al caso di Marco Cappato e dj Fabo. Ieri l'udienza per l'esame di tutte le cinque cause che erano a ruolo aveva occupato la mattina e si era protratta anche nel pomeriggio. I giudici hanno quindi deciso di aggiornare a oggi la camera di consiglio per decidere sull'aiuto al suicidio e la legittimità dell'art. 580 del codice penale. 

Il processo a Cappato
L'udienza riguarda il caso di Marco Cappato, leader dell'associazione 'Luca Coscioni' che accompagnò in Svizzera dj Fabo. Tetraplegico, e non più autosufficiente dopo un incidente, Fabo aveva manifestato la volontà di ricorrere a un suicidio assistito. A seguito della vicenda, Cappato è finito sotto processo di fronte alla corte d'Assise di Milano, che ha inviato gli atti alla Consulta perché valuti la legittimità dell'art.580 del codice penale su istigazione e aiuto al suicidio.

Difensori Cappato: dignità del morire vale come dignità del vivere
L'articolo 580 del Codice penale sull'istigazione e l'aiuto al suicidio "è una norma del 1930 asfittica e obsoleta, che si è 'disancorata' dal suo aspetto criminogeno e riguarda un corpo diventato oramai 'prigione' dell'anima: è davvero suicidio la decisione di separare il corpo dal proprio spirito, un corpo che fornisce soltanto sofferenza alla persona?". E' la domanda che ha posto ai giudici costituzionali riuniti al palazzo della Consulta l'avvocato Vittorio Manes, difensore di Marco Cappato nel caso Dj Fabo rimesso dalla Corte d'Assise di Milano alla Corte Costituzionale. 

"La dignità del morire non è diversa e non è meno importante della dignità del vivere - ha premesso il legale - Qui non si discute di un lugubre diritto di morte, ma del diritto a essere aiutati a morire di mano propria e in modo dignitoso, senza difformità rispetto a chi può disporre della propria vita liberamente e può agire provvedendo da sé alla propria morte". 

Alla Consulta, Manes ha chiesto di "non abbassare gli occhi, non trincerarsi dietro un freddo ostacolo procedurale" e di "rinunciare a un paternalismo irragionevole e cieco, per accogliere un diritto al rispetto di chi accetta la vita a ogni costo come di chi consapevolmente decide per dignità di vivere come di morire e sceglie la morte come alternativa pietosa a una vita non più umanamente sopportabile".