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MONDO

Il Cairo

Egitto, condannati i tre giornalisti di al-Jazeera

L'australiano Peter Greste, l'egiziano-canadese Mohamed Fahmi e e il producer egiziano Baher Mohammed sono stati condannati in appello a 3 anni di carcere

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Il tribunale penale del Cairo ha condannato oggi a tre anni di carcere tre giornalisti di al-Jazeera, con l'accusa di diffondere notizie false, di essere legati ai Fratelli musulmani e di non avere permessi di lavoro per esecitare la professione in Egitto. Si tratta di Mohamed Fahmi, Baher Mohamed e dell'australiano Peter Greste.  Condannati a tre anni di reclusione anche tre tecnici. All'udienza era presente anche Amal Clooney, avvocatessa impegnata nella difesa dei diritti umani e moglie dell'attore George Clooney, che nel processo difende Fahmi.

Per i tre giornalisti si tratta di un nuovo giudizio, dopo che all'inizio di quest'anno la Corte d'appello del Cairo aveva annullato le condanne a sette e 10 anni di carcere che erano state imposte a loro e ad altri quattro imputati. Due degli imputati sono stati dichiarati innocenti dal tribunale.

Il caso è noto anche come 'cellula Marriot', perché è da questo hotel del Cairo che i giornalisti trasmettevano per il canale in inglese della tv qatariota al-Jazeera. Dopo la lettura delle sentenze, i condannati, che erano arrivati autonomamente in tribunale, sono stati arrestati dalle forze di sicurezza. Non però Peter Greste, che è stato rimpatriato in Australia dalle autorità egiziane in febbraio ed è stato condannato in contumacia.  

Contro la sentenza si può presentare ricorso presso il tribunale di Cassazione, cioè lo stesso che aveva anullato la precedente condanna a carico dei tre. Al-Jazeera ha definito il processo politicizzato, in un comunicato ha condannato la sentenza e ha assicurato che non c'è nessuna prova che i suoi giornalisti abbiano trasmesso notizie false.

I giornalisti furono arrestati il 29 dicembre 2013 e il processo iniziò il 20 febbraio del 2014. Il 23 giugno dello scorso anno la Corte d'assise condannò -  per aver diffuso "false informazioni" a favore dei Fratelli Musulmani e del deposto presidente Mohamed Morsi - Peter Grestie e Mohamed Fahmi a 7 anni di reclusione, mentre Mohamed Baher a 10 anni di prigione. Più dura la condanna a Baher venne perché trovato in possesso, secondo l'accusa, di un proiettile. La sentenza scatenò critiche e polemiche da parte di associazioni che difendono la libertà di stampa e attivisti per i diritti. Il 1 gennaio 2015 la Corte di Cassazione ha annullato il processo di giugno e ha disposto che venisse rifatto.