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POLITICA

Iniziativa elettorale a Catania

Gentiloni: Pd può vincere, ma dobbiamo crederci. Centrodestra peggiore che nel passato

Il premier in un'intervista alla Süddeutsche Zeitung: non possiamo allearci con la destra populista

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Senza la forza del Partito democratico c'è il rischio del nazionalismo, dell'odio, della violenza. Lo dice Paolo Gentiloni a un'iniziativa elettorale dem a Catania.  "L'Italia si è tirata fuori da una situazione molto difficile ma c'è il rischio che tutto questo sforzo venga vanificato. E non perché si afferma una linea di moderazione o popolari europei: ci viene raccontata questa storia ma non è così. Se non riusciamo ad affermare la forza del Pd, il rischio è che il Paese prenda la piega del nazionalismo, dell'odio, addirittura della violenza: sono cose che l'Italia civile non ha mai permesso in settanta anni. Non possiamo adesso".

"Il centrodestra è ancora peggio di quello che abbiamo combattuto in passato"
Il centrodestra è il contrario di quello che serve all'Italia, ha posizioni populiste e nazionaliste. La sfida è tra centrodestra e centrosinistra e il Sud e la Sicilia è uno dei posti in cui questa sfida è più difficile", dice il presidente del Consiglio.

"Pd unico pilastro di un governo di riforme"
"Il Pd è l'unico pilastro possibile di un governo che vada nella direzione" di una seconda stagione di riforme "nella prossima legislatura: il Pd con i suoi alleati", dice ancora Gentiloni. "Abbiamo cinque punti di svantaggio rispetto alla coalizione di centrodestra, li possiamo recuperare. La sfida è tra centrodestra e centrosinistra".

"Non saremo alleati con la destra populista
L'attacco del premier al centrodestra prosegue in un'intervista al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung: "Naturalmente non possiamo metterci assieme all'alleanza della destra, impregnata di populismo e in contraddizione con l'Europa", afferma rispondendo a una domanda su una possibile alleanza fra il Pd e Forza Italia di Silvio Berlusconi dopo le elezioni, nel caso in cui dal voto non emerga una maggioranza. "Dei numeri si parla in Parlamento. L'Italia è una Repubblica parlamentare. Ognuno fa il suo gioco prima delle elezioni e fa propaganda al suo programma", e poi si fanno i conti, aggiunge.