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MONDO

Tripoli accusa gli italiani, Roma nega. Mistero sull'identità

Libia, giallo su uccisione boss scafisti. Gentiloni: "Veleni nella fase decisiva del negoziato"

Nessun coinvolgimento di forze speciali italiane nella presunta uccisione in Libia del boss degli scafisti, assicurano fonti della nostra Difesa, dopo le accuse di Tripoli. 

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Un boss del traffico di esseri umani sarebbe stato ucciso all'alba di venerdì a Tripoli in un attacco compiuto da "professionisti": il presidente del Congresso, che governa 'de facto' la capitale libica, ha accusato le forze speciali italiane, provocando le smentite della Farnesina, del ministero della Difesa e dei servizi segreti. Ma il giallo riguarda anche l'identità del trafficante ammazzato, e qualcuno alla fine arriva a negare persino l'intera vicenda.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - all'indomani delle accuse di Tripoli all'Italia - ha commentato su Twitter: "Nei giorni decisivi per il negoziato falsi scoop, veleni e depistaggi. L'Italia spinge per un'intesa come unica base per la stabilità".     
Inizialmente l'uomo ucciso è stato indicato dai media libici con il nome di Salah Maskhout, considerato dalle fonti locali come uno dei più importanti capi degli scafisti di Zuwara, la città costiera da cui partono migliaia di migranti. La presunta uccisione del boss, che guidava una milizia locale non affiliata alla coalizione filo-islamica dell'Operazione Alba (Fajr), e di 8 uomini della sua scorta, era stata lanciata dai media libici, fino ad arrivare sui maggiori siti di informazione mondiali, come quello del Guardian.    

Poi è emerso che ci sarebbe stato un errore di trascrizione, e l'uomo non si chiamerebbe Salah Maskhout. Un signore con lo stesso cognome, 47 anni, ha fatto sapere di essere vivo e vegeto e soprattutto di non avere nulla a che fare con il traffico di esseri umani. "Posso assicurarvi che sono vivo", ha detto al telefono a Migrant Report.    

Dopo aver telefonato a Maskhout, Migrant Report ha riferito comunque di aver contattato una "fonte qualificata della sicurezza" a Tripoli che ha insistito: "L'attacco si è verificato", ha assicurato la fonte, "sorvolando su chi siano gli autori". L'uomo ucciso "era coinvolto nel traffico di esseri umani, ed è per questo che è stato eliminato".  "E' sicuramente uno scambio di identità", ha sottolineato uno dei responsabili di Migrant Report, "ma questo non vuol dire che l'attacco non ci sia stato".    

Una conferma della vicenda era arrivata dal presidente del Congresso libico (Gnc), Nuri Abu Sahmain, che ha accusato le "forze speciali italiane" di aver ucciso il capo della milizia di Zuwara. La Farnesina e fonti della Difesa hanno smentito "categoricamente" qualsiasi coinvolgimento di forze italiane. L'intelligence italiana, smentendo anch'essa con forza qualsiasi ruolo nella vicenda, ha precisato che in Libia "non è in corso alcun tipo di attività di questo tipo da parte dei servizi" perché "non rientra nel perimetro operativo degli 007".    

I media libici hanno per la verità tirato in ballo "forze straniere" senza tuttavia mai citare l'Italia. I proiettili utilizzati per uccidere l'uomo e la sua scorta "sono di calibro 9mm, quelli in dotazione alle forze di sicurezza americane e alle guardie della sede diplomatica americana", hanno spiegato fonti del dipartimento investigativo di Tripoli e i medici legali che sostengono di aver esaminato i cadaveri.

La sparatoria, secondo i media, "si è svolta non lontano dal Medical Center di Tripoli". L'uomo ucciso era andato a visitare alcuni parenti nella zona, ma il convoglio è stato fermato da uomini armati, "almeno quattro". Quindi la "violenta" sparatoria, i 4 "armati solo di pistole" mentre le guardie del corpo avevano AK47: la conferma, secondo le fonti libiche, che il team che li ha uccisi era composto "da professionisti".

Quel che sembra certo è che il boss ammazzato aveva a disposizione uno stock di 35 barconi, perlopiù navi da pesca, con i quali smistava il flusso di disperati che dalla Libia tentano di arrivare in Italia.