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SALUTE

​Giornata mondiale

Giornata internazionale dell'epilessia: in Italia ne soffrono 500mila persone

E’ una patologia molto più diffusa di quanto si pensi, il 5% della popolazione almeno una volta nella vita ha avuto quella scossa elettrica che attraversa la corteccia o il tronco cerebrale, provocando l’attacco epilettico

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Oggi, 8 febbraio,  è la giornata mondiale dedicata a questa patologia che interessa 65 milioni di persone nel mondo: curabile coi farmaci, ma non sempre. Il 40% è resistente, nel 15% dei casi si può intervenire con la chirurgia. L’AICE lancia un bando per la ricerca scientifica e un premio per il reparto che ha curato l’aspetto medico e sociale della malattia, risolvendo situazioni di discriminazione.

E’ una patologia molto più diffusa di quanto si pensi, il 5% della popolazione almeno una volta nella vita ha avuto quella scossa elettrica che attraversa la corteccia o il tronco cerebrale, provocando l’attacco epilettico. Nell'1% della popolazione questa condizione si ripete nel tempo, ed allora si parla di malattia epilettica. In Italia, mezzo milione di persone.

Le crisi sono favorite da fattori che aumentano l'eccitabilità elettrica delle cellule nervose e abbassano la naturale soglia alla loro scarica spontanea: per esempio l'uso o la sospensione improvvisa di certi farmaci,  ma anche di droghe o alcool. Certi tipi di febbre, la mancanza di sonno, l’alterazione degli elettroliti, oppure fattori genetici e metabolici. C’è quella primaria, quando non c’è un fattore scatenante, si manifesta in età infantile o adolescenziale, mentre la gran parte delle epilessie secondarie insorge dopo i 40 anni. Queste possono essere scatenate da tumori e traumi cerebrali, ischemie o emorragie cerebrali, la trombosi dei seni cerebrali venosi, malformazioni vascolari, e malattie infiammatorie del cervello come vasculiti, meningiti, encefaliti o la sclerosi multipla.

L'elettroencefalogramma, esame che rileva l'attività elettrica del cervello fondamentale nella diagnosi dell'epilessia, perché le alterazioni elettriche possono essere presenti anche in assenza dei sintomi. C’è poi la risonanza magnetica o TAC cerebrale ed esami di laboratorio,  per accertare o escludere cause specifiche.

Le crisi epilettiche possono essere generalizzate, quando le scariche anomale iniziano contemporaneamente nei due emisferi cerebrali, oppure parziali o focali, quando iniziano in parte del cervello.

Normalmente le crisi epilettiche si risolvono spontaneamente entro pochi minuti. 

Ma quando si prolungano, o diventano molto frequenti con crisi convulsive, si entra nella fase dell’emergenza medica, perché possono portare a grave insufficienza respiratoria.

Per curare le epilessie ci sono varie specialità farmacologiche che stabilizzano le proprietà elettriche della membrana delle cellule nervose, impedendo così le scariche elettriche spontanee. Ma circa il 20% non risponde alla terapia: c’è allora la soluzione chirurgica, che asporta il lobo temporale medio in cui originano le crisi epilettiche. Funziona nel 70-90% dei casi operati e spesso porta a una guarigione completa. 

Un’altra indicazione per i casi resistenti ai farmaci è la  stimolazione del nervo vago, con l'impianto di un elettrostimolatore. Il meccanismo per cui funziona ancora non è noto, ma  riesce a rendere il cervello meno suscettibile alla formazione di focolai epilettici.