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ECONOMIA

Un'economia da ricostruire

Grecia, macerie con o senza accordo

Le misure di austerità applicate in Grecia, secondo l'American Enterprise Institute's Desmond Lachman, hanno portato il Paese al “collasso economico dentro la camicia di forza dell'euro". 

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Comunque si concluda la vicenda greca, con un accordo o con un’uscita di Atene dall’Eurozona, sul campo di battaglia resteranno feriti e macerie. L’economia ellenica ha mostrato tutti i suoi limiti e un eventuale accordo (con l’erogazione di fondi da parte delle Istituzioni europee) non potrà certo essere la panacea per tutti i suoi mali. Durante il governo Tsipras, la Grecia è tornata in recessione. il Pil greco è sceso dello 0,4% negli ultimi tre mesi del 2014 ed è sceso ancora, dello 0,2%, nei primi mesi del 2015. La disoccupazione è la più alta d’Europa, al 25%, e la disoccupazione giovanile è al 50%. Il 29 giugno scorso l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha tagliato il rating della Grecia a CCC- e ha stimato nel 50% le possibilità che la Grecia esca dall’euro.

Austerità causa del collasso economico
Le misure di austerità applicate in Grecia, secondo l'American Enterprise Institute's Desmond Lachman, hanno portato il Paese al “collasso economico dentro la camicia di forza dell'euro. Quella camicia di forza ha impedito la svalutazione della moneta e l'applicazione di politiche monetarie indipendenti”. Insomma, la crisi del debito ha distrutto l'economia della Grecia, e di riflesso la sua capacità di rimborsare i creditori e creare occupazione. Atene si è quindi vista costretta a chiedere aiuto all'Eurozona e al Fondo monetario internazionale. E le misure di austerità imposte hanno peggiorato le condizioni di vita nel Paese.

Corsa ai beni rifugio
In controtendenza al crollo fatto registrare dai mercati finanziari, è corsa a beni rifugio che spinge ad un forte aumento dei prezzi di tutte le materie prime agricole con il prezzo del grano  che ha aperto in aumento di quasi il 15 per cento rispetto alle quotazioni dell'inizio della settimana scorsa al Chicago Bord of Trade (CBOT), il punto di riferimento mondiale delle commodities agricole. Anche se rimangono ben al di sotto di livelli remunerativi si sta verificando a livello internazionale una decisa scossa per le principali produzioni oggetto di contrattazione sui mercati a termine, dal grano tenero al mais.

Una insostenibile instabilità dei prezzi
Le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime agricole sono sempre più condizionate dalle situazioni economiche e sociali internazionali sulle quali si innestano facilmente le speculazioni che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi come l'oro fino a quelli di grano, mais e soia. Il risultato è una insostenibile instabilità dei prezzi dei prodotti agricoli che dipende sempre meno dall'andamento reale della domanda e dell'offerta e sempre più dai movimenti finanziari. Gli andamenti positivi non si trasferiscono mai agli agricoltori che invece sono costretti spesso a subire le riduzioni delle quotazioni con compensi del tutto inadeguati.