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ITALIA

L'intervista

"Ho 31 anni, sono laureato in filosofia, lavoro in un call center e vorrei più certezze"

Parla Matteo Lupi, dipendente della società 3g a Sulmona: "Mi sono laureato in Filosofia nel 2005 e questo è stato il mio primo lavoro: siamo circa 400, molti laureati anche in materie economiche"

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Un operatore
di Carlotta Macerollo
"Sarò a Roma alla manifestazione: sono stato prima un lavoratore a progetto e facevo vendite telefoniche, quindi ero uno dei cosiddetti 'Outbound' e poi sono stato assunto con il decreto Damiano". A parlare è Matteo Lupi, 31 anni, dipendente della 3g Spa.

"Scendo in piazza perché, anche se sono assunto a tempo indeterminato, mi sento precario. Le commesse sono sempre di durata annuale o biennale e la nostra preoccupazione è che finita una commessa si resti senza lavoro: attualmente siamo in contratto di solidarietà".

"Sono di Genova e sono laureato in Filosofia"
"Sono di Genova ma lavoro a Sulmona - prosegue Matteo - Mi sono laureato in Filosofia nel 2005 e questo è stato il mio primo lavoro: siamo circa 400, molti laureati anche in materie economiche: il 70-80 per cento sono donne part time, alla prima occupazione. La maggior parte delle aziende di call center si trova al Centro-Sud".

"Anche mia moglie lavora in un call center"
"Ho iniziato questo lavoro vedendolo come un qualcosa di provvisorio, ho anche fatto esperienze altrove ma poi sono tornato perché qui era meglio che da altre parti: anche mia moglie lavora in un call center e questo lavoro ci ha permesso di costruirci una vita e una famiglia. Certo poi uno ha i propri sogni, le proprie ambizioni...".

"A Roma per dire stop alle delocalizzazioni"
"Sarò a Roma per dire stop alle delocalizzazioni, alle gare al massimo ribasso che generano un continuo passaggio di commesse da un'azienda all'altra. Per chiedere, insomma, che un lavoratore resti agganciato alla propria commessa e non rischi di perdere il lavoro. L'azienda che subentra ad un appalto deve mantenere gli stessi lavoratori che sono già presenti in quella commessa - conclude Matteo - se questo non avviene è anche un costo enorme per lo Stato che deve usare gli ammortazzatori sociali".