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MONDO

Alle 18 scade l'ultimatum dei contestatori

Hong Kong, manifestanti bloccano l'ufficio del capo dell'esecutivo. La polizia minaccia interventi

Centinaia di studenti impediscono gli accessi. La polizia avverte: "Ci saranno serie conseguenze se verranno presi di mira gli edifici governativi". Il ministro degli Esteri cinese atteso a Washington

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Manifestanti a Hong Kong (Ansa)
Hong Kong
Avevano annunciato azioni eclatanti, stanno mantenendo la promessa. Centinaia di manifestanti hanno bloccato l'accesso all'ufficio del capo dell'esecutivo di Hong Kong, Leung Chun-ying, dopo averne chiesto le dimissioni. Nel quinto giorno dall’inizio delle proteste, le autorità sembrano però aver cambiato strategia, scegliendo di far logorare lentamente i manifestanti. Una fonte vicina all'amministrazione ha rivelato che sarebbe pronta a far proseguire le proteste "per settimane" e farà intervenire le forze dell'ordine solo in caso di violenze o saccheggi. La polizia però avverte: "Ci saranno serie conseguenze se verranno presi di mira gli edifici governativi".
 
Uffici sotto assedio
I dimostranti hanno preso posizione intorno alle 2 del mattino. I leader degli studenti avevano lanciato un avvertimento a Leung, affermando che se non si fosse dimesso entro la mezzanotte di oggi (le 18 in Italia) avrebbero paralizzato il funzionamento della sede dell'esecutivo. Il blocco delle uscite degli uffici "è strategico perchè chiuderà l'accesso ai rinforzi della polizia", ha spiegato Alex Chow, leader della Federazione degli Studenti di Hong Kong, citato dal South Morning China Post.

Sfida a Pechino
La sfida a Pechino è la più dura dalle proteste di piazza Tienanmen del 1989. La polizia sta evitando lo scontro con i dimostranti, ma ha annunciato che non tollererà qualunque azione illegale nei confronti di edifici governativi. Secondo un portavoce, le conseguenze potrebbero essere serie.

Il leader della protesta: "Noi ragazzi siamo l'incubo del regime"
Intervistato da Repubblica, il 17enne fondatore del movimento democratico “Scholarism” Joshua Wong manifesta però determinazione nel portare avanti la protesta. "Migliaia di ragazzi di Hong Kong sono come me ed esprimono le loro idee. Questo è l'incubo del potere di Pechino, abituato alla dittatura individuale e al pensiero unico. Sono certo che è solo questione di tempo. Hong Kong avrà un vero voto a suffragio universale".

Il ministro degli Esteri cinese a Washington 
La tensione rischia di trasferirsi anche a Washington, dove è atteso il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che incontrerà il capo della diplomazia americana, John Kerry. Il tema delle proteste di Hong Kong non potrà essere ignorato, come anticipato martedì dalla portavoce del dipartimento di Stato. Wang Li, prima dei colloqui, ha già messo le mani avanti con gli Usa e ha fatto sapere che "non tollererà atti illegali" e che "la questione Hong Kong fa parte delle questioni interne cinesi".