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MONDO

Siria

I profughi di Kobane vogliono tornare nella loro città strappata all'Isis

La violenza dell'offensiva jihadista nell'area di Kobane ha messo in fuga decine di migliaia di persone, molte delle quali sono arrivate in Turchia

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Le milizie jihadiste dello stato islamico (isis) sono state "cacciate" quasi del tutto da Kobane, città curda-siriana a ridosso della frontiera turca assediata dagli uomini del califfato nero dal settembre scorso. Kobane è stata liberata ma questi mesi di violenta offensiva dell'Isis hanno messo in fuga decine di migliaia di persone, molte delle quali sono arrivate in Turchia. 

I profughi
Nel campo di Mürşitpınar, sul lato turco del confine siriano, molti aspettano solo che la frontiera sia riaperta, per tornare a casa anche se la loro casa potrebbe non esserci più. Secondo le cifre ufficiali di Ankara, la Turchia ospita attualmente nei campi profughi quasi 200mila persone provenienti dall'area di Kobane. Nella zona turca di Suruc, ad una decina di chilometri dal confine, c'è la struttura più grande che ospita 35mila rifugiati. Comprende sette cliniche mediche, due ospedali e aule per almeno 10mila bambini, provenienti principalmente da Kobane.

Stanziati 3,9 milioni 
Lo scorso ottobre la Commissione europea ha stanziato 3,9 milioni di euro destinati alle organizzazioni umanitarie. Ma per ora le autorità turche non lasciano passare nessuno anche se sono in molti a chiedere di tornare a casa per cominciare la ricostruzione. La città di Kobane è liberata, ma i combattimenti proseguono in alcuni dei villaggi limitrofi.